Venerdì, 04 Marzo 2016 09:17

Venti di guerra in Libia. L'occidente scalda i muscoli

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ROMA - Dopo l'uccisione dei due italiani, Fausto Piano e Salvatore Failla  in Libia, l'occidente sembra puntare alla linea dell'interventismo per avviare un processo di stabilizzazione nel Paese.

Le stesse parole del ministro dell'Interno, Angelino Alfano, lasciano ampio spazio a queste conclusioni: "Non credo si possa dire che c'è un nesso tra un nostro intervento in Libia e la minaccia terroristica. Quello che è certo è che noi lavoriamo intensamente perché l'Italia sia il paese leader nel processo di stabilizzazione di quel paese". Alfano parla anche dell'emergenza immigrazione che parte proprio dalle coste libiche: "L'Europa deve difendere la sua frontiera esterna con un presidio forte e accordi robusti con Turchia che deve poter arginare il flusso dei profughi dalla Siria e dall'Afghanistan verso la rotta balcanica. Ciascun paese deve fare la sua parte altrimenti tutto collasserà. Non il flusso migratorio ma l'Europa intera. Questo è il rischio che abbiamo davanti. E che deve essere scongiurato il 7 marzo a Bruxelles", precisa il ministro, alla vigilia del vertice dei Capi di stato e di governo nella capitale belga.

Oggi il candidato alla nomination repubblicana John Kasich, durante un dibattito televisivo,  ha affermato che gli Usa dovrebbero inviare truppe di terra in Libia perche' e' "terreno fertile" per l'Isis. Lo ha detto durante il dibattito tv. Della stessa opinione anche  il rivale democratico Marco Rubio il quale si e' espresso invece a favore di raid aerei e l'invio di "un numero significativo di forze speciali".

E' invece l'ambasciatore degli Stati Uniti a Roma John R. Phillips a mettere le mani avanti e parlare addirittura di 5mila unità che l'Italia dovrebbe inviare in territorio libico per ripristinare un minimo di normalità.  "Questo tipo di tragedie, - afferma Phillips - con criminali e terroristi che rapiscono persone per riscatti e le usano come scudi umani, sottolineano l'esigenza di indurre i libici a concordare un governo di unità nazionale per ristabilire la sicurezza e avere uno stato di diritto". 

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