Venerdì, 17 Giugno 2011 23:36

Donne al volante nella primavera saudita

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ROMA - Era il 1991 quando, sotto il regno di Fahd bin Abd al-Aziz Al Saud, le donne saudite scesero in piazza per protestare. Fu una prova di delegittimazione della dinastia al potere e di reazione alla grave crisi economica che investiva il Paese; vent’anni dopo le donne tornano in prima linea e questa volta non lo faranno in piazza ma, alla guida delle loro auto.


I divieti imposti dal governo di Riad alle donne sono molti e spesso hanno il sapore di vetusto, scaduto; disobbedire diventa quindi l’unico atto dimostrativo possibile per segnare una netta linea d’opposizione contro l’ortodossia wahabita, secondo cui le donne non sono autorizzate a far nulla, tanto meno guidare una macchina.
In Arabia Saudita è tradizione che le famiglie abbiano almeno un autista, chi non può permetterselo è costretto ad accompagnare mogli, sorelle o figlie, pur di non dare le chiavi dell’auto in mano ad una donna.
È scritto in una fatwa (precetto religioso) risalente al 1991: “Permettere ad una donna di guidare significherebbe provocare un miscuglio di generi che metterebbe la donna in serio pericolo, e porterebbe al caos sociale”, da qui il divieto per le donne, impossibile discutere!

Ma nel mattino del 22 maggio, la 26enne Manal Sharif, è stata arrestata per aver caricato su YouTube un filmato che la ritraeva alla guida, contravvenendo alle leggi del precetto, e, fatto più importante, rea di aver lanciato una campagna per insegnare alle compatriote a guidare.
La donna al volante, è stata filmata dal fratello, il quale è finito per qualche ora in carcere mentre la sorella, trascorsi nove giorni in cella, è stata rilasciata, grazie ad una ritrattazione, estorta, con ogni probabilità, con la forza.
Questione non secondaria, nella società saudita una donna che è stata in galera viene di fatto disonorata dal resto della comunità e diventa, per lei e la sua famiglia, impossibile trovare marito.
La Sharif, che da tempo collabora con un gruppo di attiviste per una campagna contro il divieto della guida per  le donne, pone in essere una questione non secondaria: “se le donne saudite possono guidare all’estero, perché non possano farlo in patria”?  

Maha Taher, un’attivista che affianca la Sharif nella battaglia, spiega: «Quando la polizia l’ha fermata le ha detto che stava violando le ‘disposizioni’, ma, di fatto, non vi è nessuna legge che dice che le donne non possono guidare in Arabia Saudita, e questo arresto è ingiusto. Lei è un modello per molte persone e l’arresto provocherà indignazione tra i suoi sostenitori. Ora più donne vogliono guidare».
Nasce in questo modo la campagna “Io guiderò” - si tratta di una sfida estremamente seria e con delicate implicazione politiche perchè, nel Regno, la patente di guida come il voto o la possibilità di un lavoro indipendente o di scegliere il proprio marito è preclusa alla popolazione femminile, anche se molte donne guidano già nelle zone desertiche, fuori città, a rischio di venire arrestate -, l’appuntamento è fissato per oggi, 17 giugno, le promotrici di contano su una partecipazione massiccia e scrivono sul web: «Siamo nel 2011 e stiamo ancora discutendo su questo insignificante diritto. Ora vedremo cosa succederà il 17 giugno, ma una cosa è certa: se il governo deciderà la strada della repressione, apparirà a tutto il mondo eccessivamente irragionevole e duro. Se invece permetterà alle signore di guidare, cadrà la barriera della paura di fronte a questo e ad altri divieti».
Il decalogo della «rivolta» lanciato su Facebook spiega quanto si richiede al Governo saudita: «Vogliamo guidare per accompagnare i nostri figli a scuola. Vogliamo che il regno saudita rilasci la patente anche alle donne, come in tutti gli altri paesi al mondo. Vogliamo vivere come qualsiasi altro cittadino senza essere umiliate ogni giorno dalla dipendenza di un autista per i nostri spostamenti».
Sul caso è intervenuta Amnesty International, l’organizzazione si rivolge con un comunicato direttamente alle autorità saudite affinché “smettano di trattare le donne come cittadini di serie B, e concludono il comunicato con un appello: “si aprano le strade del regno alle donne al volante”.
Intervistato da Arab News, l’attivista Mohammed al Qahtani, commenta l’episodio: “Le donne mediamente sono molto più coraggiose degli uomini e da tempo stanno dimostrando questo coraggio sfidando i divieti imposti dai vertici sauditi”. A margine dell’intervista dirà: “Non mi sorprenderebbe che le donne avessero un ruolo determinante nella nostra battaglia per le riforme”, lasciando intendere quanto similari siano i casi con le rivolte in Nord Africa.

E come nel Nord Africa, ruolo fondamentale, cruciale e determinante hanno rivestito i vari social network, i quali hanno permesso di veicolare notizie superando veti e imposizioni dei regimi.
Sfidando il divieto di guida stamane diverse donne si sono messe al volante in quella che è stata battezzata come la prima giornata di disobbedienza civile organizzata dal movimento per i diritti femminili “Women2drive”.
“Guidate, guidate a lungo contro i pazzi misogini”, così apriva, questa mattina, la pagina facebook di“Women2drive”; le rivoltose non si sono fatte attendere, la prima a infrangere la legge è stata una cittadina di Riad, capitale del regno, che con il nickname 2Nassaf ha pubblicato su youtube un video che la ritrae mentre a notte fonda, in una città semivuota, guida verso un supermercato.
Altre donne stanno raccontando la loro protesta sui social network (Twitter e Facebook), mentre la promotrice prima della protesta, Manal al Sharif, ha salutato la mobilitazione affermando: “Le donne dell’Arabia saudita stanno ispirando tutto il mondo e ispirano anche me”.
Le organizzatrici della protesta, hanno invitato le donne a non dimenticare il velo, a farsi accompagnare da un uomo e, soprattutto, ad esporre in macchina una foto del sovrano.
Per il resto, tutto è lasciato all’iniziativa dei singoli: non vi è, infatti, un luogo preciso dove radunarsi poiché ogni donna potrà mettersi al volante dove vuole.
La giornata volge al termine, ma solo più tardi sapremo quanto dei risvolti della manifestazione.

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