Giovedì, 01 Settembre 2011 22:24

Gheddafi incita alla resistenza: "I ribelli dipendono dai mass media e dai mercenari"

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TRIPOLI - Nel giorno della Conferenza di Parigi sulla Libia, a 42 anni dalla sua salita al potere, Muammar Gheddafi torna a esortare i suoi fedelissimi alla battaglia. Intanto lo abbandona anche il premier Baghdadi al-Mahmoudi, che annuncia il suo «sostegno ai ribelli». «Rimarrò in Libia - ha detto - Sono in contatto con il Consiglio nazionale di transizione- Ho tentato di fermare i combattimenti e di avviare un dialogo nazionale, ma ho fallito».



Intanto Gheddafi è tornato a rilanciare. «Se vogliono una guerra lunga sarà una guerra lunga, combattete in ogni strada, in ogni oasi in ogni città, non abbiate paura», ha detto in un messaggio audio, il quarto dall'ingresso dei ribelli a Tripoli. «I colonizzatori non hanno un popolo di combattenti - ha affermato - perché arruolano solo agenti e mercenari e i colonialisti abbandoneranno il nostro Paese, non resteranno per difendere i loro agenti», ovvero i ribelli. «Non c'è popolo al mondo che possa rimanere sotto occupazione. L'Occidente e i colonizzatori falliranno - ha rincarato - Il popolo libico governa se stesso, non è un animale che può essere sottomesso». «Nessuna resa dopo i sacrifici dei martiri - ha tuonato Gheddafi - I colonizzatori hanno cercato attraverso mezzi tecnici di offuscare la mia voce e le comunicazioni tra le tribù perchè la nostra voce è una minaccia per i colonizzatori. Lasciate che parlino le pallottole da una valle all'altra e da una montagna all'altra». Il colonnello ha quindi incitato i libici che lo sostengono e i suoi fedelissimi a «proseguire la resistenza per porre fine alla colonizzazione» della Libia.

«Non siamo donne deboli. Non siamo schiavi. Non possiamo arrenderci - aggiunge Gheddafi - Lasciate che sia una lunga battaglia, che la Libia sia divorata dalle fiamme. Alla fine saremo ripagati con la vittoria», ha concluso. Sirte è la città natale del colonnello. Bani Walid, 150 chilometri a sudest di Tripoli, è una delle zone in cui si ritiene che Gheddafi possa essersi nascosto dopo l'ingresso dei ribelli nella capitale. Tra le varie ipotesi, secondo «fonti libiche» vicine al colonnello citate dal quotidiano panarabo Asharq al-Awsat, anche l'oasi centrosettentrionale di Jufrah. Alle parole del colonnello è arrivata subito la risposta del Cnt. In un'intervista alla tv al-Arabiya, Mohammad Allaghi, responsabile della Giustizia del Consiglio, ha assicurato che «non ci sono divisioni all'interno del Cnt». E ha aggiunto: «Quando mai Gheddafi è stato credibile?». Allaghi, a Parigi per la Conferenza sulla Libia, ha quindi ricordato che «al momento si sta parlando del dopo-Gheddafi» e che l'organismo esecutivo del Cnt «sta lavorando da Tripoli con le funzioni di un governo transitorio». Intanto l'Ue ha deciso di scongelare gli asset di 28 entità libiche finora sottoposte a sanzioni. La decisione riguarda in particolare «porti, banche e il settore energetico», ha annunciato l'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune, Catherine Ashton.

Da Parigi Berlusconi ha annunciato di aver «chiesto all'Onu di scongelare 2,5 miliardi di dollari», ricordando che l'Italia ha «già scongelato 500 milioni di euro. Dobbiamo continuare l'attività di supporto a difesa della popolazione civile finché il territorio non sarà liberato e l'Italia continuerà a mettere a disposizione le sue sette basi aeree».

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