Venerdì, 23 Marzo 2012 12:03

La guerra economica tra Usa e Cina ha un nuovo nome in codice: Rare Earth Elements

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I Rare Earht Elements, sono 17 elementi chimici della tavola periodica, che si trovano, nonostante il nome, in concentrazioni elevate nella crosta terrestre. La particolarità e il valore di questi elementi va ricondotta al loro utilizzo, infatti dipendono dai così detti RE la produzione di tutti i tipi di iDevice aprrezzati universalmente, i componenti di veicoli ibridi, le fibre ottiche, nonché una parte importante dell’industria bellica quali ad esempio i meccanismi di puntamento di armi teleguidate.

 

Attualmente il 95% della produzione e vendita dei “Terre Rare” sono in mano alla Cina, non perché sia l’unico paese ad avere giacimenti, ma perché la politica commerciale cinese anche in questo campo, non risparmia le sue risorse, produce senza regole e vende a basso costo.

 

La prima volta che ho sentito parlare di Rare Elements, è stato leggendo un romanzo d’azione della saga Jason Bourne, la seconda volta, nel giro di pochi mesi allo zoo di San Diego, dove per proteggere i gorilla di montagna africani (che vivono in una zona di estrazione di RE) riciclano molti tipi di dispositivi tecnologici, in particolare telefoni cellulari, per recuperarne i preziosi elementi chimici. Incuriosita ho cercato su internet e capito quanto la nostra vita tecnologica quotidiana dipenda da Scandio, Ittrio, Lantanio, Cerio, Lutezio, Promezio, Disprosio etc. . Per essere chiari, senza questi materali i nostri Ipad sarebbero grandi come una TV con il tubo catodico e gli smart phone sarebbero come mattoni.

 

Così come il petrolio anche i RE sono una risorsa limitata, detenuta da pochi paesi tra i quali, Cina(che ne detiene la più vasta riserva naturale, circa il 24%), USA, Canada, Brasile, Sud Africa e Vietnam. L’estrazione di questi metalli è complicata e di conseguenza costosa, perché spesso vanno separati da elementi radioattivi.

 

In Cina solo da poco sono state adottate quote di esportazione, fino a poco tempo fa l’estrazione era fuori controllo e ha causato danni ambientali irreversibili, in conseguenza della contaminazione di falde acquifere dai rifiuti tossici prodotti dalle miniere. Ma per Stati Uniti e Europa, le risoluzioni adottate dal Governo Cinese non sono sufficienti.

 

I prezzi stracciati dei Rare Metals del monopolio cinese, non solo non incentivano i produttori di tecnologia a strategie di mercato che preservino le risorse primarie, ma fanno concorrenza sleale e danneggiano il mercato, tagliando completamente fuori chi tenta la strada delle “green solutions”.

 

Si stima che al ritmo corrente il paese del Sol Levante finirà le proprie riserve entro 30 anni.

 

USA, Europa, e Giappone hanno formalizzato le loro lamentele con il World Trade Organization (WTO), chiedendo la revisione delle quote di esportazione cinese e per intervenire sui prezzi troppo bassi.

 

Ma qual’è l’intento dei “querelanti”? Con prezzi più alti e meno risorse a disposizione come farà l’industria bellica dell’indebitata economia occidentale a potersi permettere di continuare a produrre a ritmo serrato le armi che alimentano le guerre di tutto il mondo? In che modo la Foxconn ltd (la multinazionale più grande al mondo di componenti elettrci) - che produce per Apple, Nokia, Sony, Nintendo, Microsoft, Motorola, Dell e Hewlett-Packard - potrà continuare a sfornare nuovi dispositivi a ritmo serrato che nutrono la fame del consumismo tecnologico?

 

Il gioco non è chiaro, ma di sicuro se la Cina decidesse di piantarla con l’estrazione dei componenti chimici, forse senza armi la pace avrebbe qualche chance e i consumatori indebitati dai finanziamenti per comprare sempre nuovi giocattoli tecnologici, potrebbero tirare il fiato.

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