BOLOGNA - Legambiente è pronta a tornare in trincea contro il Passante nord, anche chiamando in causa la Ue. «Con questo accordo strappato alla titubante società Autostrade- si legge in una nota dell'associazione ambientalista - vince nuovamente la vecchia e fallace logica delle colate di asfalto e delle mastodontiche infrastrutture viarie come volano dell'economia locale.

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Domenica, 15 Dicembre 2013 21:02

Kiev, ancora in piazza per l’UE

KIEV - Non si fermano le manifestazioni in Ucraina contro il governo, che ormai si susseguono da quasi un mese. Anche oggi infatti nella piazza Indipendenza nel centro della capitale, Kiev, si sono radunate circa 200 mila cittadini.

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E' questo quello che emerge dal rapporto Eurostat sui rifiuti urbani nel Vecchio Continente pubblicato in questo e relativo ai dati raccolti nell'anno 2011. Secondo il Rapporto ogni anno i cittadini europei producono ben 253 milioni di tonnellate con una media di 503kg di rifiuti pro capite, di cui il 37% è finito in discarica, il 23% incenerito, il 25% riciclato e il 15% compostato. Rispetto al 2001 Eurostat sottolinea un certo miglioramento delle percentuali medie europee (che si attestavano su un 56% di rifiuti in discarica, 17% inceneriti, 17% riciclati e solo il 10% compostati).

Questi dati significano che: 

90 milioni di tonnellate di cibo viene sprecato ogni anno in Europa, quando 80 milioni di cittadini europei vivono sotto la soglia di povertà,

Cresce la disoccupazione europea, quando 400.000 posti di lavoro potrebbero essere creati solo con l’attuazione della normativa sui rifiuti. 

Siamo sempre  più dipendenti dall'importazione delle materie prime, ma continuiamo a non riciclare la maggior parte dei rifiuti mandando in discarica o incenerendo il 60% dei rifiuti dell’UE.

La cosa è veramente priva di senso quando, entrando nello specifico delle singole situazioni, ci si rende conto come, prendendo esempio da esperienze virtuose europee e anche italiane, esistono margini di miglioramento esponenziali .

Il paese europeo che produce più rifiuti pro-capite è la Danimarca: 718kg di rifiuti a cittadino prodotti nel 2011, seguita a ruota da Lussemburgo, Cipro ed Irlanda, con valori tra i 600 e i 700kg pro-capite. Sul terzo gradino del podio, nel range 500-600kg pro-capite, si trovano Italia, Germania, Austria, Paesi Bassi, Spagna e Malta; un'ottima compagnia per l'Italia, che nel 2011 ha prodotto 535kg pro-capite di rifiuti (solo 32kg sopra la media europea), che tuttavia si trova ben al di sotto delle medie continentali relative allo smaltimento. 

Se i cittadini danesi vedono smaltire in discarica il 3% dei loro rifiuti (quasi 200kg pro-capite in più), gli italiani vedono crescere drammaticamente la percentuale, fino al 49% di rifiuti smaltiti in discarica: non a caso l'Italia ha le discariche più grandi d'Europa (Malagrotta, Bussi, Chiaiano) uno dei sistemi di smaltimento meno efficiente e meno sostenibile dei 27 Paesi Ue. Dei 535kg pro-capite di rifiuti italiani prodotti, 505kg vengono trattati ma solo il 34% di questi viene compostato o riciclato: il 17% del totale viene incenerito.

Se osserviamo invece come i danesi smaltiscono i loro rifiuti, notiamo che il 53% del totale viene incenerito: la Danimarca è il paese che più spesso ricorre a questo sistema davanti a Svezia (51%) e Belgio (42%). Sul compostaggio dei rifiuti l'Austria primeggia su tutti gli altri: il 34% dei rifiuti prodotti dal paese di lingua tedesca viene correttamente compostato, una percentuale di gran lunga superiore alla media europea e che denota una visione d'insieme del problema smaltimento decisamente più virtuosa che altrove. Al secondo posto per la percentuale di compostaggio ci sono i Paesi Bassi (28%); medaglia di bronzo per Belgio e Lussemburgo (20%). 

Dati veramente impressionanti sono quelli relativi alle percentuali di smaltimento in discarica: se da un lato c'è quasi un eccesso di virtuosismo, come in Belgio, Germania, Olanda, Svezia che smaltiscono in discarica l'1% dei rifiuti prodotti, dall'altro notiamo come certi sforzi vengano vanificati da percentuali terribili: 99% di rifiuti in discarica in Romania, 94% in Bulgaria, 80% in Grecia, persino la Spagna smaltisce in discarica il 58% dei rifiuti che produce. 

Uscendo dall'Unione europea, ma non andando troppo lontano, il caso svizzero è clamoroso: 0% di rifiuti smaltiti in discarica (689kg pro-capite l'anno), il 50% viene incenerito, il 35% viene riciclato e il 15% compostato.

A fronte di questi dati viene spontaneo domandare ai nostri governanti ed strateghi di economia, a cui evidentemente sfugge (?) lo spreco enorme di ricchezza che quotidianamente viene buttato letteralmente nella spazzatura: non è giunto finalmente il momento di fare i conti anche con questi numeri?

 

 

 

 

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Il vertice presidenziale tra l'Unione Europea e la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) si è concluso con una dichiarazione che ha come obiettivo la realizzazione di una alleanza strategica tra i due blocchi.

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Giovedì, 27 Dicembre 2012 17:12

Regole più semplici nel mercato UE

L'Europarlamento prima della pausa festiva ha approvato nuove norme riguardanti i brevetti al fine di semplificare l'intreccio di diverse regole nazionali

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Mercoledì, 07 Novembre 2012 17:42

Ue. In Italia è allarme disoccupazione

BRUXELLES -  La disoccupazione aumenterà in Italia anche nei prossimi anni: secondo la Commissione Ue, che oggi pubblica le sue previsioni economiche di autunno, dal 10,6% di quest'anno, per la prima volta a due cifre, si passerà all'11,5% nel 2013 e all'11,8% nel 2014.

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Il Parlamento Europeo chiede una maggiore protezione degli investitori e una regolamentazione più efficace dei meccanismi finanziari

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Legambiente: “Serve una legge per tassare di più lo smaltimento in discarica”

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L'azione esterna della Unione Europea fatica nel raggiungere i suoi obiettivi in maniera coerente, efficace e al passo con i problemi globali

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BRUXELLES - Il Gruppo EveryOne ha sottoposto più volte, nel corso degli anni passati, una richiesta all'Unione europea: affrontare le sfide civili dell'immigrazione e soprattutto del flusso di profughi in modo corale, evitando che l'intolleranza di alcuni singoli stati potesse diffondersi nell'intera Unione, favorendo l'affermarsi di fenomeni xenofobici gravi.

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