Giovedì, 10 Agosto 2017 19:35

F 35: acquisto errato per la Corte dei Conti

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Che la decisione di acquistare degli aerei da caccia come gli Joint Strike Fighter F-35 Lightning II prodotti dalla Lockheed fosse un errore lo ripetono in molti e da anni. La spesa miliardaria, decisa addirittura nel 1999 da D’Alema con l’appoggio, però, dell’opposizione, e poi riconfermata da tutti i governi, da quello Monti al governo Renzi fino al governo attuale, da sempre è stata definita spropositata.

E per diversi motivi. Non solo per il costo multimiliardario dei velivoli e nemmeno per il fatto che in Europa esisteva già un velivolo analogo coprodotto da aziende controllate dal governo italiano. Ma soprattutto per i numerosi difetti che hanno ritardato la produzione in modo non indifferente. Difetti che avevano portato molti dei paesi acquirenti a disdire gli ordinativi già sottoscritti con l’azienda americana anche a costo di pagare pesanti sanzioni. 

Diversa, invece, la decisione dei governi italiani che si sono succeduti in questi anni: nessuno ha voluto tirarsi indietro. Anche dopo che, nei giorni scorsi a dire che potrebbe trattarsi di un fallimento, invece che di un affare, è stata l’autorevole Corte dei Conti che ha esaminato il dossier F35.

Il programma F35, come ha fatto notare la Corte dei Conti, è in ritardo di almeno 5 anni a causa di problematiche tecniche che hanno fatto anche lievitare i scosti che sono praticamente raddoppiati. Allo stesso tempo, le prospettive occupazionali per l’Italia (che avrebbe dovuto produrre almeno in parte alcuni dei velivoli da vendere a paesi terzi e che avrebbe dovuto compensare al spesa multimiliardaria) non si sono ancora viste.

Per questo la Corte dei Conti ha ritenuto necessario richiamare il governo e far presente che “la valutazione complessiva del progetto deve tener conto, proprio in termini squisitamente economici, della circostanza che l'esposizione fin qui realizzata in termini di risorse finanziarie (3,5 miliardi di euro fino a fine 2016 e più di 600 milioni ulteriori previsti nel 2017), strumentali ed umane è fondamentalmente legata alla continuazione del progetto”.

Un futuro, quello legato alla produzione nel Bel Paese di F35, che appare sempre di più privo di certezze dato che gli Stati Uniti, come è riportato nel rapporto, “hanno ridotto di quasi il 50% il numero di velivoli ordinati nelle fasi iniziali. L'avvio della fase di full rate production, inizialmente previsto per il 2016, è stato progressivamente posticipato, ed è attualmente previsto a partire dal lotto di produzione 15 (2021-2022), con un ritardo di almeno 5 anni”.

“Nel 2001 il costo medio di acquisizione era stimato a 69 milioni di dollari; oggi è di 130,6 milioni” si legge nella relazione. In altre parole come confermato dalla Corte dei Conti “i costi unitari sono praticamente raddoppiati, e solo negli ultimi anni si sono manifestati segnali di miglioramento, in termini di maggiore efficienza produttiva e della catena di approvvigionamento da parte dei sub-fornitori”. Un aumento spropositato dei costi unitari al quale però potrebbe non aver fatto seguito un miglioramento dell’efficienza di questi costosissimi giocattoli. Secondo l'Ufficio indipendente americano Gao “alcuni rischi tecnici, pur essendosi significativamente ridotti nel corso del 2016, rimangono aperti”.

Ma non basta. L’ostinazione di tutti gli ultimi governi che si sono succeduti nel voler portare avanti questo progetto potrebbe aver condotto il paese oltre il punto di non ritorno, quando cioè rescindere  i contratti potrebbe aver un costo eccessivo in penali: “L'opzione di ridimensionare la partecipazione nazionale al programma, pur non soggetta di per sé a penali contrattuali, determina potenzialmente una serie di effetti negativi” in termini economici ed occupazionali. Con perdite contrattuali, stimate dalla Corte dei Conti, in circa 3,1 miliardi. 

Grazie all’ostinazione dei governi, ora gli italiani saranno costretti a pagarne le conseguenze. E senza poter nemmeno scaricare troppo la colpa di tutto ciò sul Parlamento: spesso, quando si parlava di F35, i governi hanno fatto di testa propria. Come nel 2014 durante il governo Renzi che prima promise: “Il ministro Pinotti ha ragione a dire che risparmieremo molti soldi dalla Difesa: 3 miliardi di euro, non tutti dagli F35, ma dal recupero delle caserme e dalla riorganizzazione delle strutture militari. Sugli F35 continuiamo con i programmi internazionali e una forte aeronautica ma quel programma sarà rivisto”. Salvo poi, pochi mesi dopo, decidere di ordinare altri due F35. Una decisione contestata ma che venne posta subito al di fuori della discussione sui tagli di bilancio imposti dalla legge di stabilità. 

Una “ridefinizione” del programma basata sulle esigenze indicate dal Libro Bianco della Difesa disse il ministro della Difesa, Roberta Pinotti: “La continuazione del programma  richiede che entro la fine dell’anno sia dato mandato di procedere almeno alla firma dell’impegno relativo all’anno in corso per la produzione di un lotto di due velivoli, e che siano effettuati i relativi pagamenti”.

Scelta e decisioni che oggi la Corte dei Conti definisce senza mezzi termini sbagliate. Ma delle quali nessuno dei precedenti governi verrà chiamato a rispondere. 

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