Domenica, 17 Giugno 2012 10:46

Monti. Ancora più profondo il solco con i sindacati

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ROMA - Se non fosse per il rispetto che portiamo alla carica di presidente del Consiglio dovremmo dire che le parole pronunciate da Monti nel corso della intervista a Bologna, alla festa di “Repubblica”, sono un ricatto. Ha detto il premier:” Io devo arrivare al Consiglio europeo del 28-29 giugno con la legge della riforma del mercato del lavoro, se no l’Italia perde punti”.

Si tratta . comunque , di affermazioni gravissime in primo luogo perché  cìè un tentativo palese di esautorare il Parlamento. La legge è stata approvata dal Senato, ora è incardinata alla Camera. Monti chiede che i deputati si limitino a mettere una firma sotto il testo,punto e basta.  “ Da più di un organismo internazionale- dice- mi sono sentito dire che abbiamo fatto bene, ma che non abbiamo la riforma del lavoro. Non è stata ancora approvata dal Parlamento. E’vero”.

Subito la riforma del mercato del lavoro “ se no perdo punti”

 E lui ci resta male, quando glielo dicono, perde punti.  Davvero incredibile queste affermazioni. Non risulta che il Consiglio europeo abbia all’ordine del giorno la riforma del mercato del lavoro italiano. Non dipendono dall’articolo 18, tanto per essere chiari, l’adozione degli eurobond, la tassa sulle transazioni finanziarie, l’allentamento dei vincoli del fiscal sistem in collegamento con concrete misure per la crescita . Non dipende dall’articolo 18 se la Grecia rimarrà nella zona dell’euro o se sarà cacciata dopo le devastazioni provocate su quel Paese dalle scelte  sciagurate che sono state imposte dalla Ue, in primo luogo da quella Merkel che Monti dice di comprendere.  Il premier si mostra sempre più uomo  delle contraddizioni. Parla con Hollande e dice che con la Francia ora siamo pappa e ciccia,ma non  si deve disturbare la Merkel, altrimenti si irrigidisce. Il problema non è  di criminalizzare ll cancelliere tedesco, ma di operare per  una svolta nella politica della Ue. Insomma la riforma del mercato del lavoro non ha niente a che vedere  con il Consiglio europeo.

L’Europa diventa un alibi

 Susanna Camusso quando parlando alla immensa folla di lavoratori, di giovani, di donne, di pensionati  ha detto che l’Europa diventa un alibi per non fare scelte in casa nostra  nel segno dell’equità, della crescita, per non operare una svolta nella politica economica e sociale, aveva ragione. Lo stesso Monti lo conferma e, facendo schermo con questo alibi preme perché la Camera, senza discussione, approvi una legge  ” brutta e sbagliata”, dice il segretario generale della Cgil,. Afferma Serena Sorrentino,segretaria confederale della Cgil, responsabile del mercato del lavoro: “ Una riforma che non dà le risposte necessarie al lavoro non sarebbe un punto di forza rispetto alla comunità internazionale". "Al contrario- prosegue-  l'effetto della mancata riduzione delle disparità, della dualità e delle diseguaglianze nel mercato del lavoro va nel segno di un maggiore conflitto sociale e di un'incertezza della condizione delle persone che non è ciò di cui hanno bisogno i lavoratori, le imprese e gli investitori". "Ci saremmo aspettati - prosegue - dal presidente del Consiglio un appello alle Camere a fare una 'buona legge e non di approvare, a prescindere, un provvedimento che ha sempre meno consensi". Ma il premier si è mostrato del tutto sordo a quanto i sindacati propongono. Ha fatto una difesa d’ufficio dell’operato del governo.Un giorno dice che tutto va male, il giorno dopo quanto siamo bravi,  L’intervista è avvenuta nel giorno del quanto siamo bravi. Poche ore prima dalla manifestazione di Cgil, Cisl, Uil. erano venuti giudizi durissimi sulla politica del governo. Per Monti è come se non fosse accaduto niente. Un segno palese, se non di disprezzo, di indifferenza per ciò che il mondo del lavoro rivendica, le proposte che avanza proprio nel solco delle tre parole pronunciate da Monti al momento del suo insediamento, rigore, equità, crescita. Indifferenza per le sofferenze che provoca per milioni di famiglie che non arrivano alla fine del mese, per i pensionati che devono vivere con meno di 500 euro al mese, per i giovani che sempre più non trovano lavoro. Addirittura  il premier nell’intervista durata ben novanta minuti con Scalfari e Mauro a fare le domande ,  Tito a condurre, ha palesemente provocato i sindacati. Nel decantare le lodi del ministro Fornero, “se avesse presentato le dimissioni, le avrei respinte”, ha definito la riforma delle pensioni “ un modello che tutti ci invidiano”. E già che c’era ha respinto unas delle richieste di fondo dei sindacati. La diminuzione del carico fiscale per i lavoratori. “ Ora non si può”, ha detto.

Un’intervista all’acqua di rose

 Davvero troppo anche per un’intervista all’acqua di rose, latte e miele, non ce ne vogliono big del giornalismo come il fondatore e il direttore di Repubblica. Nel corso dei novanta minuti, quanto una partita di calcio, ha solo detto che per gli esodati bisogna accertare i numeri ma non tutti potranno essere soddisfatti. Ancora i numeri? Camusso, Bonanni, Angeletti hanno annunciato che “ non si rassegnano”, chiedono un immediato cambio dell’agenda politica,vogliono un confronto con il governo, un confronto concreto, quello che una volta si chiamava concertazione, dove ognuno mette sul tavolo le carte che ha,dice le proprie ragioni. Poi il governo decide,ma  lo farà con cognizione di causa. Se così fosse avvenuto non ci sarebbe stata una riforma delle pensioni al buio, senza sapere che centinaia di migliaia di lavoratori  sarebbero rimasti senza stipendio e senza pensione. Da Piazza del Popolo  Cgil, Cisl, Uil intendono far risuonare in tutto il Paese il “ valore del lavoro”, rafforzando la mobilitazione, con manifestazioni, iniziative nei territori e nei luoghi di lavoro. Puà un presidente del Conislgio ignorare tutto questo? Con l’intervista spot Monti ha reso ancor più profondo il solco fra il governo e i sindacati, aggrava il conflitto sociale, si pone su un terreno scivoloso, pericoloso. Non ce ne è proprio bisogno.

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