Mercoledì, 11 Luglio 2012 16:50

Antispread. Il rischio che sia solo un effetto annuncio

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ROMA - Il meccanismo individuato dal vertice di Bruxelles di fine giugno per evitare balzi insopportabili degli spread sui titoli del debito pubblico è stato confermato. La Bce allarga il suo campo d’azione ed è confermato l’impegno europeo per evitare il fallimento delle banche spagnole.


Il tentativo di rimettere in discussione le conclusioni del recente vertice europeo non è andato in porto. Ma era proprio questo l’obiettivo di Finlandia e Olanda, che hanno agito sapendo di contare sulla simpatia tedesca ? In realtà difficilmente, a distanza di pochi giorni, i Governi potevano rimangiarsi gli impegni. Piuttosto è ragionevole immaginare che volessero evitare di allargare l’area degli impegni europei, ad esempio evitando la partecipazione diretta della Bce all’acquisto di titoli di debito pubblico dei paesi sotto tiro (Spagna e Italia in particolare) e inchiodare i paesi in sofferenza per gli attacchi speculativi a regole drastiche per ridurre ad ogni costo i debiti degli Stati.
La differenza di interessi sul debito pubblico tra i paesi sotto attacco speculativo e quelli che invece oggi ne traggono benefici - in quanto considerati dai capitali in movimento dei paesi rifugio, come la Germania - sta diventando insopportabile. I guai degli uni sono fonte di ricchezza di altri. Per i paesi sotto tiro il debito diventa sempre più pesante e oneroso, per la Germania ed altri questa situazione è un vantaggio netto, perché gli interessi sul loro debito sono in realtà negativi.
In questa situazione è difficile comprendere come mai tra gli interventi antispread non sia stata individuata una forma di solidarietà diretta tra gli Stati europei, in cui c’è chi perde (molto) e chi guadagna(molto).
Infatti se il fondo che viene definito SalvaStati interviene acquistando titoli pubblici che pagano interessi troppo alti accetta le regole dei mercati finanziari e brucia denaro nella caldaia della speculazione. Fino alla prossima fiammata.
In questo schema solo i paesi candidati a chiedere aiuto debbono assumere impegni sempre più stringenti. Certo non subirebbero l’onta della “troika” che ha tiranneggiato e tuttora tormenta la Grecia, ma i paesi in difficoltà dovrebbero pur sempre accettare, con un impegno solenne, di attuare le misure restrittive sulle entrate e sulle uscite. Al punto che gli impegni ricadrebbero su qualunque futuro Governo. Vale la pena di chiedersi perché la Grecia deve subire l’onta e altri no. Ad esempio perché la Grecia non ha le stesse condizioni della Spagna sulle banche e sui tempi del rientro del debito ?

Il caso Grecia è stato usato cinicamente

 In realtà in Europa non tutti hanno avuto lo stesso trattamento, confermando che il caso Grecia è stato usato cinicamente per colpirne uno per educarne cento.   
La questione delle condizioni imperative che dovrebbero accettare i paesi che chiedono l’intervento del fondo antispread è importante, perché i quattrini effettivamente disponibili del fondo di soccorso antispread sono limitati e perché prima di alcuni mesi non sarebbero neppure disponibili tutti e quindi di fronte ad un attacco speculativo ora non basterebbero. Quindi il rischio concreto è che tutto si fondi su un effetto annuncio: c’è il fondo antispread ! Se non dovesse bastare, come sembra di capire dal fatto che i livelli degli interessi sul debito spagnolo e italiano restano molto alti, la situazione potrebbe diventare insostenibile.
Il Sole ha riassunto bene l’incertezza delle decisioni europee: insufficenza dei quattrini disponibili, ruolo effettivo della Bce (unica ad avere le risorse necessarie) limitato a braccio operativo, l’incertezza sul credito privilegiato concesso dal fondo, che potrebbe avere un effetto boomerang.
Ora si capisce meglio perché Monti dopo avere chiesto con determinazione il fondo antispread non ne chiede l’intervento. Sa bene a quali condizioni interverrebbe e fintanto che è possibile cerca di tenerlo distante. Il premier spagnolo ha chiesto e ottenuto un intervento per le banche del suo paese, ma preme per averlo. L’Italia chiede uno strumento, lo ottiene, pur con tanti problemi e distinguo, però non ne chiede l’attivazione. E’ una stranezza solo apparente.

Il problema di fondo è la ripresa economica

Questo perché in realtà continua a non essere affrontato il problema di fondo. Affrontare i problemi dei debiti sovrani solo con aumenti fiscali e tagli delle spese non porta da nessuna parte. Il problema è la ripresa economica e occupazionale, i cui dati per di più stanno peggiorando con rapidità, in particolare sul versante dei giovani e le misure prese dal Governo Monti purtroppo sono destinate a peggiorare la situazione proprio sul versante dell’occupazione giovanile. Perché l’aumento dell’età pensionabile e il blocco delle assunzioni nel settore pubblico hanno effetti negativi proprio sull’entrata dei giovani al lavoro.
Quindi il problema di fondo resta quello delle misure per la ripresa economica e occupazionale, anche verso i mercati finanziari e proprio per questo le misure decise per la ripresa sono insufficienti e aleatorie. Mentre un fondo alimentato con l’eccesso dei risparmi sui titoli pubblici dei paesi che stanno beneficiando della situazione attuale degli spread avrebbe effetti concreti e immediati.
Altrimenti il risultato è che mentre alcuni paesi beneficiano delle difficoltà altrui senza impegnarsi più di tanto, i paesi in difficoltà dovrebbero arrangiarsi sia con misure sempre più restrittive che facendosi carico delle condizioni per interventi per contenere la speculazione, con costi sempre più pesanti.

Alfiero Grandi

Presidente dell'Associazione per il rinnovamento della Sinistra

www.dazebaonews.it

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