Lunedì, 17 Settembre 2012 19:10

Il "fantasma" del ’68 agita i sonni di Renzi

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ROMA - Mi suscita sempre curiosità leggere o ascoltare affermazioni del tipo “bisogna cancellare la cultura del ‘68”; curiosità su cosa possa intendere davvero chi si propone oggi un tale obiettivo programmatico.

Si tratta di un sentimento che si rinnova ancora in questi giorni leggendo il fiorire di commenti, in gran parte positivi, alle prime enunciazioni programmatiche (si fa per dire) di Matteo Renzi nel suo proporsi alle primarie del PD. Commentatori più o meno noti, sostenitori vari, traggono dalle sue dichiarazioni, o gli attribuiscono esplicitamente senza però esserne smentiti, questa specifica volontà.

 I valori dell’egualitarismo già messo a dura prova
Di cosa, dunque, si auspica la cancellazione? Dell’”egualitarismo”? Si potrebbe rispondere: non affannatevi, già fatto! Stiamo vivendo gli anni caratterizzati da diseguaglianze materiali e culturali enormi, quanto mai si è registrato da vari decenni, almeno dagli anni della ricostruzione post-bellica in poi. Per quanto riguarda la distribuzione del reddito lo conferma qualsiasi statistica; lo staff del candidato Renzi (magari il prof. Ichino, che lo sa) può certamente fornire documentazione esauriente.

L’umanesimo integrale nella lezione di vita di Don Milani

Mi riferisco ai redditi da lavoro: da qualche tempo e fra i primi il dott. Romiti ha denunciato lo scandalo di un rapporto medio tra salario operaio e top-manager di una impresa pari a 1/4-500, rammentando che “ai suoi tempi” il riferimento standard nell’industria manifatturiera era 1/40. Mi riferisco altresì alla più generale distribuzione della ricchezza: che dire dei proventi della speculazione, delle stock-option ignote perfino agli azionisti delle società quotate, che dire delle “nuove povertà” connesse alla precarietà sistematica di molti giovani, alla immigrazione e alle altre crescenti forme di marginalità sociale?
O si intende forse revocare quei valori di “umanesimo integrale” interpretati da esperienze radicali di vita e di impegno alla don Milani, che innegabilmente confluirono nei fermenti sociali e politici degli anni ’60? A vantaggio di quale idea di società e di convivenza?

I Consigli di fabbrica e le forme di rappresentanza diretta
Ovvero si intende cancellare, e negare in futuro, le molte forme di rappresentanza diretta, rivendicate da quei movimenti sociali e successivamente codificate anche in termini di legge: i consigli di fabbrica, ma anche il decentramento amministrativo e le altre forme di partecipazione ispirate all’idea della democratizzazione di tutti gli ambiti di vita e di lavoro dei cittadini?
 Al contrario, semmai, servirebbe suscitare un impegno diffuso per rinvigorire quelle esperienze ed affermare così il valore della cittadinanza attiva, obiettivo, questo sì, lodevole e ambizioso in tempi di così generale e diffusa crisi della democrazia rappresentativa, purtroppo non solo in Italia.
Ancora: con quella proposizione si intende mettere definitivamente al bando ogni e qualsiasi cedimento a pratiche violente di dialettica politica e sociale?

Alla stagione del terrorismo pone fine gente come Guido Rossa
Perché, è giusto e necessario riconoscerlo, ci furono intolleranza e teorie quanto meno allusive a pratiche violente, nel concreto manifestarsi  di quei movimenti. Rammento però, in proposito, che alla terrificante successiva stagione del terrorismo –peraltro alimentata da una pluralità di agenti e di fattori, come storicamente verificato- pose fine gente come Guido Rossa che pagò con la vita e di nuovo lo farebbe, se sciaguratamente fosse ancora necessario.


L’orgia ideologicaInsomma, ripropongo la domanda, non solo a me stesso: di cosa si sta parlando quando si afferma, con piglio altisonante, che si deve estirpare dal nostro vivere civile e dal nostro agire politico “la cultura sessantottina”? Rimane in campo, a me pare, solamente una interpretazione: l’intento di evitare per il futuro ogni eccesso di iper-ideologismo. Se così è, il consenso non può che essere unanime, e l’obiettivo perseguito a 360 gradi, anche verso l’orgia ideologica di iper-liberismo che sta devastando la società contemporanea. E lo si dica, a scanso di ogni ambiguità, appunto, “ideologica”.
Da ultimo: attenzione anche all’uso delle parole; la locuzione “cancellare o distruggere una cultura…” è in sé densa di ambiguità; fa immediatamente pensare a “Fahrenheit 451”, un grande film di formazione che tutti –anche il candidato Renzi- dovrebbero aver visto, magari sottraendo due ore alla partecipazione ai quiz televisivi.

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