Sabato, 20 Ottobre 2012 12:27

La piazza della sofferenza e della lotta

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ROMA - Fa impressione Piazza San Giovanni. I numeri, drammatici della crisi italiana, i milioni , quasi un miliardo di ore di cassa integrazione sono qui, diventano persone in carne e ossa. 

Disoccupati,  precari, i giovani senza lavoro,  donne discriminate,  esodati,  pensionati che non superano i cinquecento euro al mese, parlano, raccontano le loro storie, nomi di aziende in crisi chiuse o che stanno chiudere, vertenze che vanno avanti, senza soluzione, per anni. Nomi di aziende, tante tantissime, sconosciute al mondo dell’informazione che guarda solo, quando va bene a vertenze che fanno notizia, che ti danno il titolo. Scopri cosa sia oggi il paese reale, l’economia reale e non solo quella segnata dallo spread, dal pareggio di bilancio ad ogni costo, dai dibattiti fasulli fra economisti che noi n guardano più in là degli interessi degli editori  dei giornali sui quali scrivono. In piazza c’è l’Italia di chi soffre , ma non si rassegna e lotta. Che risponde all’appello della Cgil, spesso, troppo spesso, da sola ad affrontare i disastri di una politica economica provocata dai governi di Berlusconi, troppo impegnato nelle cene eleganti  come ha detto ai giudici del tribunale di  Milano e preoccupato di non creare problemi con l’Egitto rappresentato da Ruby. Qui siamo lontano le mille miglia, c’è una distanza siderale dal paese berlusconiano senza Berlusconi che resiste ancora, dalla cultura berlusconiana che ha inquinato l’Italia che lavora e dalla quale c’è difficoltà a rompere qualsiasi ponte.


L’alterigia di Monti: faccio tutto bene


Anche per chi, come cronista, ne ha viste tante, ha raccontato tante, battaglie degli operai, dei lavoratori, dei pensionati, ha , sentire le storie di tante famiglie che non sanno non come arrivare a fine mese ma addirittura come iniziarlo è come un pugno nello stomaco. La parole sono davvero pietre. Parole che  il “ villaggio del lavoro” invia, messaggi drammatici , innanzi tutto a chi ha responsabilità di governo. A Monti ed ai suoi ministri. Dice il presidente del Consiglio, con l’alterigia che lo contraddistingue sempre più, che non ha niente da rimproverarsi, che meglio di lui nessun altro ha fatto.  Se è vero che ci siamo allontanati dal baratro  che fine hanno fatto l’equità e la crescita le due parole che lo spesso professore aveva accompagnato a rigore?  Questa piazza dice che hanno pagato loro, sempre i soliti, i lavoratori, le fasce più deboli della popolazione. C’è chi ti racconta di un nuovo  “fenomeno”. Ti dice, hai visto quante  “ botteghe” che vendono oro sono apparse quasi improvvisamente nelle nostre città?  Sai perché, Monti sa perché. Semplice per andare avanti vendiamo anelli, catenine, il “ patrimonio” che è passato dalla mani dei nostri nonni, dei nostri genitori.  E gli edili, fra la categorie più colpite, mezzo milione di posti di lavoro perduti, ti parla di appalti, subappalti, ribassi d’asta, infiltrazioni mafiose. Loro hanno i soldi, loro investono. Dice Susanna Camusso a proposito della legge anticorruzione che  è ancora poca cosa, il rigore solo contro i lavoratori. Il “ Villaggio” parla anche alle forze politiche, al centrosinistra in primo luogo, al Pd,  ora impegnati nella primarie di coalizione. Dice chiaramente che le politiche del governo dei tecnici non vanno, bisogna cambiare passo, ora, subito a partire dalla legge di stabilità.

Una lezione di economia reale e di etica della politica

Ma dice  anche che loro, il popolo delle aziende e dei settori in crisi, vorrebbero sentir parlare di lavoro, di politica industriale, di welfare, economia reale. Davvero, non è una facile demagogia, pensare che Matteo Renzi  si riunisce a porte chiuse, cena in un grande albergo romano, con esponenti del mondo della finanza e delle banche. Guida la cordata un tale che opera nelle isola Cayman, paradiso fiscale e che dice di avere passaporto italiano, ma paga le tasse in Gran Bretagna. E che i fondi che dettano legge sull’economia mondiale per fare soldi devono investire in Lussemburgo, Islanda e Cayman. E fa specie che anche giornalisti di fede “ democratica “ trivino normale che un candidato del centro sinistra vada a bussare alle porte di questi figuri per fare cassa. E chi lo critica viene considerato un residuo comunista magari da rottamare. E’ nuna vera e propria corruzione delle coscienze. Il “ villaggio”, sofferenze e lotte,  offre al Paese  non solo una “lezione” di economia reale, ma anche di etica della politica. Di cui si è perso il segno.

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