Venerdì, 08 Marzo 2013 16:22

L’Italia ha la febbre alta

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ROMA - La difficilissima situazione politica e istituzionale in cui ci siamo venuti a trovare dopo il risultato elettorale della scorsa settimana richiede al Pd - e al suo leader - grande senso di responsabilità e altrettanto coraggio.

L’impossibilità di costituire una maggioranza stabile e organica al Senato e il successo del Movimento 5 Stelle rendono difficilmente attuabile l’Agenda proposta da Bersani che pure, a mio parere, sarebbe stata decisiva al fine di portare l’Italia fuori dalle secche e avviare una nuova fase di sviluppo. Non va però distolta l’attenzione da quelle che continuano a essere le vere emergenze del paese. Ad esse dobbiamo dare con urgenza una risposta.
Il primo passo, in questa situazione il più difficile, è quello di cercare di dar vita a un governo di responsabilità, anche a termine (altre opzioni non paiono possibili), che possa reggersi su una maggioranza parlamentare.


 Esclusa ogni intesa con il centrodestra

Esclusa ogni possibilità di intesa con Berlusconi e il centrodestra, incompatibili con la nostra proposta politica, l’interlocutore non può che essere il movimento di Beppe Grillo. La volontà di cambiamento espressa dalle urne con il voto al centrosinistra e al M5S è evidente. Gli ostacoli da superare saranno però notevoli. Le posizioni pregiudiziali ribadite a più riprese da Grillo, a volte al limite dell’insulto, mal si conciliano con la necessità – peraltro  da lui stesso sostenuta - di porre attenzione ai contenuti. Ma non vedo altre strade.


E’ perciò necessario individuare alcune priorità condivise. Tra queste ci sono certamente una nuova legge elettorale, una legge anticorruzione degna del nome, una normativa che regoli (finalmente) il conflitto di interessi e, sul terreno più strettamente istituzionale, la riforma del parlamento con la riduzione del numero dei parlamentari e l’equiparazione dei loro stipendi a quelli previsti per i sindaci.


I problemi che toccano la vita delle persone


Tali temi, per quanto di grande rilevanza, non possono però distogliere l’attenzione dagli altri problemi, quelli reali che toccano direttamente la vita delle persone. E’ qui la priorità delle priorità ed è anche su questo punto che il governo che si dovrà costituire si giocherà la credibilità. La situazione economica e sociale sta entrando in una nuova fase di grande instabilità che va governata e che richiede – da subito – risposte e proposte concrete.  
L’Italia ha la febbre alta. Il crollo del Pil sceso, nel 2012, del 2,4 per cento, il debito record al 127 per cento del Pil e, soprattutto, la disoccupazione all’11,8 per cento, con tre milioni di senza lavoro ufficiali e una disoccupazione giovanile cha ha superato il 38 per cento, unita al boom di contratti precari, parlano ormai di un’emergenza assoluta. Il governo Monti ci ha salvati dal baratro del default e ci ha impedito di sprofondare come è accaduto ad altri paesi, ma siamo andati oltre il rigore necessario e abbiamo sottovalutato l’esigenza di agire per lo sviluppo. Oggi questi sono i risultati.

Per l’economia un’inversione di rotta


Accanto all’attenzione per i grandi temi politici e istituzionali cui ho accennato sopra, vanno dunque finalmente elaborate proposte in grado di misurarsi sui bisogni e sulle emergenze che siano capaci di imprimere alla nostra economia un’inversione di rotta. Indico alcuni punti prioritari. La disoccupazione giovanile. Il 38 per cento di giovani senza lavoro è un’aberrazione che non può essere più tollerata. Serve un piano straordinario per dare occupazione a queste persone e serve un intervento volto ad abbassare il costo del lavoro per favorire nuove assunzioni, da parte delle imprese, di giovani, di over 45 e di lavoratori in mobilità.


Occorre trovare una maggioranza in Parlamento
Un secondo tema è quello che riguarda le centinaia di migliaia di persone rimaste senza reddito. Non si tratta soltanto di coloro che sono stati penalizzati dalla riforma delle pensioni voluta da Monti, ma anche di quei lavoratori che nei prossimi mesi non avranno più tutele sociali, con la scadenza della cassa integrazione e della mobilità, e di quei piccoli commercianti, artigiani e imprenditori costretti a chiudere le loro attività. Tutelare queste persone deve essere un imperativo per tutti. Mentre un primissimo impegno a favore delle imprese può essere assunto prevedendo il versamento dell’Iva solo in seguito all’effettivo pagamento delle fatture.   
Per dare un governo al paese si deve partire da qui. Siamo in una situazione di emergenza sociale, una politica responsabile ha il dovere di dare risposte senza tentennamenti. E di trovare una maggioranza in parlamento.

Cesare Damiano

Presidente Commissione Lavoro Camera dei Deputati


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