Giovedì, 09 Maggio 2013 15:23

Un’onda estremista, contro gli immigrati, si aggira per l’Europa

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ROMA - Ciò che è accaduto di recente in Gran Bretagna, con il  successo alle Amministrative delle forze anti-europeiste, non può e non deve essere sottovalutato. Come non avremmo dovuto sottovalutare ciò che è accaduto negli anni scorsi in Spagna e in Grecia e  due mesi e mezzo fa in Italia, con l’affermazione di un movimento anti-sistema che ha di fatto reso ingovernabile il nostro Parlamento.

E guai a chi pensa che il solido asse franco-tedesco se la passi tanto meglio perché la Francia ha dovuto fare i conti con la  affermazione del Front Nazional di Marine Le Pen mentre l’esito delle imminenti elezioni tedesche pare che sarà condizionato in maniera determinante dai consensi che otterrà il neonato partito anti-euro Alternative für Deutschland, dichiaratamente a favore dell’uscita dalla Germania dalla moneta unica.
 Siamo oramai costretti a fare i conti con una sorta di global-democrazia, nella quale i problemi da affrontare non sono poi così dissimili da paese a paese e le soluzioni da indicare per risolverli, purtroppo, tardano ad arrivare.

Le carenze delle leadership europee
Allo stesso modo, non ci siamo mai stancati di sottolineare le profonde carenze e l’assoluta inadeguatezza della maggior parte delle leadership europee, talmente egoiste e prive di una visione per il futuro da non comprendere che un eventuale collasso del Vecchio Continente potrebbe scatenare conflitti sociali dalle dimensioni imponderabili, con l’aggravante, specie nelle nazioni più fragili ed esposte alla crisi, che si tratterebbe principalmente di atroci guerre fra poveri.
In Italia, ad esempio, assisteremmo senz’altro a un ferocissimo scontro tra esodati e cassintegrati, disoccupati e partite IVA, giovani senza lavoro, senza futuro e senza prospettive e pensionati che faticano sempre di più ad arrivare alla fine del mese, nell’avvitarsi di uno scontro dai risvolti drammatici che – come detto – potrebbe provocare un disastro al quale non vogliamo nemmeno pensare.
Tuttavia, l’aspetto più inquietante della vicenda, ancor più grave e sicuramente legato a questa devastante crisi, è l’incapacità delle forze progressiste non solo di costituire un’alternativa valida e credibile alle destre ma di riuscire a vincere davvero anche quando arrivano prime.
Hollande, ad esempio, governa solo grazie alla particolarità della legge elettorale francese: il celebre semi-presidenzialismo a doppio turno, con le Legislative per la composizione del Parlamento separate dalle Presidenziali per la scelta del Capo dello Stato, sistema che alcuni osservatori vorrebbero introdurre anche in Italia, senza rendersi conto che noi non abbiamo un bilanciamento di poteri tale da escludere a priori il rischio di una possibile svolta autoritaria.
Bersani, invece, è finito come tutti sappiamo, a dimostrazione che la legge elettorale è sì influente per quel che riguarda l’esito della competizione ma assai meno decisiva di quanto non si pensi e non si sia detto nel dibattito pubblico delle ultime settimane.

I troppi cedimenti della sinistra
Il problema, infatti, è più che mai politico e attiene ai troppi cedimenti che la sinistra ha compiuto nell’ultimo trentennio, primo fra tutti la demonizzazione del concetto stesso di ideologia, come se il neo-liberismo esibito con arroganza dalle destre non fosse un’ideologia dai risvolti devastanti.
A tal proposito, poi, la Gran Bretagna ha una sua peculiarità, se è vero come è vero che gli analisti più malevoli fanno notare che il grande capolavoro della Lady di ferro non sia stata la sua iniezione di riformismo radicale all’interno dei Tory quanto, soprattutto, la creazione del New Labour o, per meglio dire, la creazione dei presupposti che un decennio dopo hanno indotto Tony Blair a commettere il più imperdonabile degli errori.
Secondo questi commentatori, difatti, la Thatcher sarebbe stata talmente abile, machiavellica e lungimirante da creare le condizioni storiche e sociali affinché il thatcherismo sopravvivesse non solo alla sua persona ma, addirittura, al fisiologico cambio di governo in un Paese fautore della democrazia dell’alternanza.


Blair , una Thatcher in gonnella
Perché, in fondo, questo è stato Blair: una Thatcher al maschile, sedicente di sinistra, ma in realtà così a destra e così perfettamente integrato nel pensiero dominante da indurre numerosi partner internazionali a seguirlo lungo questa drammatica via che non poteva avere altra conseguenza che il ritorno al potere del fronte conservatore.
E questi sono gli errori che ci hanno ridotto così, con la peggiore destra di sempre al governo incontrastata (o quasi) nei principali paesi d’Europa e una sinistra fragile, timida, impaurita e per lo più incapace di contrapporre al pensiero unico e ai dogmi liberisti dei conservatori il pensiero collettivo e la vivacità di idee, proposte, progetti e “pensieri lunghi” un tempo propria dei progressisti.
In conclusione, non abbiamo saputo essere né dei conservatori in senso classico né dei progressisti autentici, allestendo, le poche volte che siamo riusciti a vincere le elezioni, dei governi così poco credibili da apparire in assoluta continuità con quelli dei nostri avversari.

Il prezzo pagato dalla Gran Bretagna
Da questo punto di vista, la Gran Bretagna e il Labour di Miliband pagano il prezzo più alto, essendo stati i primi a far propria la perfida teoria della Terza via e non avendo saputo formare una classe dirigente all’altezza, benché dall’altra parte i personaggi imbarazzanti abbondino.
È, pertanto, in quest’ottica che dobbiamo leggere la strepitosa affermazione dello UKIP (United Kingdoom Indipendence Party) di Nigel Farage e l’avanzata, apparentemente irrefrenabile, di tutte le formazioni estremiste, anti-europeiste e contrarie all’Euro e all’immigrazione.
Come asseriva Gustav Radbruch, ministro della Giustizia della Repubblica di Weimar: “Il pericolo per una democrazia può derivare non tanto dalla forza dei suoi oppositori quanto dalla debolezza dei suoi sostenitori”.
L’inquieta Gran Bretagna, in tal senso, non ha costituito eccezione: stretta nella morsa della crisi, devastata dai barbari effetti delle dottrine liberiste e sempre più impaurita per i flussi migratori in costante espansione, ha pensato bene di rifugiarsi tra le braccia di chi le ha promesso un’insostenibile ma comunque rassicurante conservazione dello status quo.
 Addolora, doverlo ammettere ma la colpa di quanto è accaduto è più che mai nostra, dei nostri timori, delle nostre indecisioni, della nostra debolezza ideologica o, peggio ancora, del nostro rifiuto di portare avanti un’ideologia, fino ad apparire agli occhi degli elettori un nulla senz’anima, completamente inadatto a fornire risposte adeguate a popoli in cerca di speranza.

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