Mercoledì, 17 Luglio 2013 19:44

Il capitalismo in carcere e nei tribunali

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ROMA - Si racconta che i costi della passione per l'equitazione delle figlie venivano scaricati da Salvatore Ligresti ex patron del gruppo Fonsai, noto come “ lo sceriffo delle assicurazioni”,su aziende di cui cui non aveva la maggioranza. Sempre sul piano del “ folklore finanziario” si narra che abbia chiesto 45 milioni di buonuscita e un posto fisso in un resort per lasciare Mediobanca.

Pettegolezzi, dicerie, favole? Sia come sia già il fatto che si raccontino ci dice, forse ancor più dell’arresto di una famiglia, in carcere o domiciliari non fa differenza, ci dice cosa bolle da anni nel pentolone della“ Ligresti story “ che va avanti da tanti anni,risale perlomeno a sei anni prima di “ mani pulite”. A poche ore di distanza un altro “grande” dell’economia, economia finanziaria, Marco Tronchetti Provera, altro stile , altro lignaggio, erede di Leopoldo< Pirelli, ex presidente Telecom, una brutta storia dfi file illeciti. finisce \condannato da tribunale di Milano per ricettazione Due storie diverse, due profili diversi, uniti da un comun denominatore, i giochi di prstigio con le azioni, l’industria che si trasforma in finanza. Il capitale finanziario detta la legge al Paese, non è più l’economia che detta legge alla politica, grandi gruppo, le grandi famiglie, i capitano di industria, i Gianni Agnelli per intendersi che tracciano le strade dell’economia . Sono gli intrecci finanze, banche, un mercato azionario spesso fragile, numeri inconsistenti, deboto che si accumulano. E ancora più pericolosi i parvenu, quelli che vengono fuori dal nulla, Lçigredsti come Berlusconi, amici e amici degli amici, di Craxi in primo luogo I loro inizi sono simili. L’uno ingegnere siciliano Milano e in pochi anni diventa, siamo agli anni ottanta l’immobiliare più potente della capitale lombarda. Anche il cavaliere, parte come cantante sulla navi da crociera e costruisce un impero immobiliare. Addirittura c’è una “ conoscenza “ comune, si chiama, quello che diventerà lo “ stalliere “ di Arcore. Un collaboratore di giustizia, Gaspare Mutolo, che nel 1996 riferisce una confidenza ricevuta da Vittorio Mangano. Ligresti, secondo questa dichiarazione, riciclava i soldi della famiglia Carollo (quella della Duomo connection), insediata nell’hinterland milanese. Ligresti incorre in condanne, indagini, su presunti rapporti mafiosi.

L’aiutino di Mediobanca, a don Salvatore


Racconta, Nerio Nesi, allora presidente della Bnl,di aver ricevuto nel 1987 da Bettino Craxi l’ordine di concedere un grosso
finanziamento a Ligresti. Dopo aver incassato il rifiuto di Nesi, Craxi s’infuria: «Devi ancora imparare come si fa il banchiere!». Ma poi è Enrico Cuccia, Mediobanca, ad aiutare “ don Salvatore”, per gli amici, inventando una manovra di salvataggio da brivido. Il presidente di Mediobanca nel 1989 decide di imporre la quotazione in Borsa della Premafin, chiedendo al mercato, come al solito in Italia, di sborsare i soldi necessari. Cuccia impone per la Premafin una valutazione di Mediopbanca appunto, di oltre 1000 miliardi, 14 volte gli utili (eccezionali: 72 miliardi) di un anno che non si ripeterà mai più. La famiglia Ligresti entra nel 2\salotto buono” , Mediobanca appunto, Ha in cassaforte non solo il pacchetto di azioni che gli permette di controllare la Sai, ma anche una serie di piccole quote di società importanti, dalla Pirelli (5,4 per cento) alla Cir di Carlo De Benedetti (5,2), dalla Italmobiliare di Giampiero Pesenti (5,8) all’Agricola Finanziaria di Raul Gardini (3,7). Negli ambienti finanziari milanesi lo chiamano Mister 5 per cento. Resta, per la finanza italiana, un oggetto misterioso, dalle origini sconosciute e con un impero dai confini incerti. Ma ricco e pronto a investire i suoi soldi. O meglio i soldi dcegbli italiani. Arriva ad un indebitamento finanziario netto di: più di 1150 miliardi. Poi il crollo. Poi rinasce sempre all’0mbra di Cuccia. Accusato e condannato per corruzione frequenta anche le patrie galere. La sua è una storia che si muove in parallelo con il crescere della corruzioni, delle tangenti, delle aziende che vivono sul credito, nessun controllo. Morto Cuccia ecco Cesare Geronzi. Poi il crollo di Fonsai,la vendita, il<salvataggio da parte di Unipol. Questa è storia di oggi. Tronchetti Provera, altri stile appassionato velista. possiede un Wally da 107,8 piedi, il Kauris III, con il quale partecipa anche a regate.

La “scheda” del presidente Pirelli, di tutto, di più
Lui nasce nel “ salotto buono”, è un suo diritto, grande manovratore, ,non si fa mancare niente. Nel 2009 porta a casa, lo stipendio, a chiamarlo così viene da ridere,5..664 milioni di euro in un anno. Nel 2011 fatti tutti i conti ha guadagnato 61.000 euro al giorno. Presidente di Pirelli, con l’aiuto di Benetton scala Telecom ,passando per Olivetti,diventandone presidente, poi lascia per controversie con il governo dell’epoca, siamo nel 2006. La sua “scheda” è il ritratto del capitalismo italiano, una specie di girotondo fra i soliti noti, ogni tanto uno finisce male per fare un nome che ha tenuto le cronache, Tanzi, leggi Parmalat,, le aziende falliscono, l’llva ,famiglia Riva,inquina, avvelena, lo Stato, il cittadino italiano, paga il prezzo. Ci dovrebbero essere organismo di controllo, anzi ci sono. Ma leggiamo, la “ scheda” di Tronchetti Provera: Vice Presidente di Mediobanca, è membro dell’Esecutivo di Confindustria e Consigliere di Amministrazion nell’economia di RCS Quotidiani S.p.A., dell'Università Commerciale Luigi Bocconi, di F.C. Internazionale Milano S.p.A., di Alitalia - Compagnia Aerea Italiana S.p.A., della Fondazione Cerba e di Eurostazioni S.p.A. È nel Consiglio Direttivo di Assonime e di Assolombarda, e nell'International Advisory Board di Allianz. E’Co-Presidente Onorario per la parte italiana del Consiglio per le Relazioni fra Italia e Stati Uniti, di cui è stato Co-Presidente Italiano per 15 anni, e fa parte del Gruppo Italiano della Commissione Trilaterale.Nelle Elezioni politiche italiane del 2013 ha appoggiato e finanziato la campagna elettorale di Mario Monti insieme alla famiglia Agnelli, a Luca Cordero di Montezemolo e a Diego Della Valle tra gli altri. Buon sangue non mente. Ma a volte si scivola sulla classica buccia di banana e si finisce condannati nel primo grado del processo.

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