Venerdì, 19 Luglio 2013 18:18

Il voto al Senato. Non si rimargina così la ferita alla democrazia

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ROMA - Non ne esce bene il ministro  Angelino Alfano dal dibattito al  Senato. Certo la mozione di sfiducia nei suoi confronti è stata respinta. Ma quella domanda del capogruppo del Pd,Zanda, se non sia utile valutare se  nelle 24 ore della sua giornata ci sia abbastanza spazio per la segreteria del suo partito,per gli incarichi di ministro dell’Interno e della vicepresidenza del Consiglio,suona più di una sfiducia.

E’ il segno che per il maggior partito che sostiene il governo, il Pd, questo ministro non ha  più credibilità, un invito esplicito a lasciare l’incarico, a rimettere le< deleghe nelle mani del presidente del Consiglio.  Non solo. I senatori del Pd hanno votato in modo compatto( tre astenuti e tre assenti), ma il malumore è forte fra in gruppi parlamentari e nella base del partito. Del resto anche Enrico Letta non ha difeso più di tanto il ministro,-vicepresidente,- segretario. Se   l’è cavata con poche parole richiamando il rapporto redatto dal capo della polizia Alessandro Pansa dal quale risulta la “ estraneità” del ministro e la conferma che il governo non era stato informato su quanto stava avvenendo.    Passata la tempesta c’è il rischio che tutto finisca nel nulla. Tirano un sospiro di sollievo Letta, Il Pd, il Pdl e Berlusconi. Ma resta il fatto che il nostro Paese si è reso responsabile di un fatto indegno una violazione dei diritti umani e sociali. Mai avvenuto nella storia della Repubblica. I responsabili non possono essere solo dei funzionari e la politica così se ne cava le mani. Per il Pd in particolare il problema resta aperto, la ferita difficile da rimarginare. Il voto del Senato, ma resta lo sfregio alla democrazia

Letta ha chiesto  un voto di fiducia al governo

Letta ha puntato  tutto il suo intervento sulle cose da fare, sugli impegni del governo. Proprio ieri  la “cabina di regia” ha messo a punto un calendario delle iniziative da prendere per affrontare l’emergenza economica, non solo Imu e Iva. Ha parlato guardando al futuro, l’Europa , la gravità della situazione. Come ieri aveva fatto il Presidente della  Repubblica. Ed ha chiesto esplicitamente un voto di fiducia al governo,ignorando quasi la mozione di sfiducia. Ha parlato, insomma, alla sua maggioranza. Non è un caso che Guglielmo  Epifani abbia definito il discorso di Letta “ convincente e di alto profilo che ha ottenuto un apprezzamento forte al Senato. Ora il governo deve andare avanti- ha detto- impegnarsi per affrontare i problemi del Paese e, garantendo la massima trasparenza ridare credibilità  a tutta la catena dei servizi di sicurezza, anche per evitare che si possano ripetere fatti gravissimi come quelli accaduti”.   Parole che richiamano la responsabilità politica di Alfano nella sua direzione del ministero e che non risuonano certamente bene alle sue orecchie.  Anche ieri esponenti del Pd avevano tentato di convincere Alfano a rimettere le deleghi bdi ministro nella mani del premier, un gesto  che avrebbe evitato il voto sulla mozione di sfiducia. Niente da fare. E’ stato lo stesso Berlusconi a chiudere la partita. Alfano- ha detto non si tocca. Non solo dal Pdl sono venute anche critiche, qualcuno lo ha definito stalinista, nei confronti dell’intervento di Luigi Zanda che aveva  posto il problema in aula, tre incarichi sono troppi. Mentre lo stesso Berlusconi ha avuto parole di elogio per l’intervento del premier nel dibattito. Il dibattito, già. Qualche annotazione si può fare: La prima: che non si consideri chiusa la vicenda.

Il governo  esprime il non gradimento per l’ambasciatore kazako

 Lo stesso Letta  ha detto, ma non ha indicato alcuna iniziativa concreta che il governo intende prendere,  che la vicenda  verrà seguita in particolare in riferimento alle condizioni in cui si trovano Shalabyeva e sua figlia. Ha riferito che il viceambasciatore ad\Astana aveva accertato che stavano bene e ringraziavano l’Italia.  Troppo poco e troppa genericità. Intanto non basta smuovere un vice ambasciatore.  Occorre creare un “caso internazionale”. Del resto la stampa e le televisioni di tutto il mondo hanno raccontato  questa vicenda, guardano all’Italia in modo non certo benevolo. Ci sono organismi internazionali ,< l’Onu, la Corte europea dei diritti umani presso i quali occorre intervenire. Non ci risulta sia stato fatto. La seconda annotazione riguarda un atto molto semplice: esprimere da parte del governo italiano il  non gradimento nei confronti dell’ambasciatore che, come detto anche da Napolitano, si é di fatto sostituito alla nostra polizia,prendendone il comando.

Non basta la visita di un vice ambasciatore


Non basta la visita di un vice ambasciatore. Sarebbe un atto dovuto, un recupero di credibilità se si muovessero il premier Letta in prima persona, perché no una visita ad Astana, il ministro Alfano per incontrare il suo dirimpettaio kazako, Emma Bonino per chiarire i rapporti diplomatici. La terza annotazione riguarda il rapporto redatto dal capo della polizia. Non può essere preso come oro colato, anche se comprendiamo che  ha dato modo a Enrico Letta di parlare di “ estraneità” di Alfano. Questo rapporto è pieno  di buchi. Non è tutta la verità Forse neppure parziale.  Solo un fatto:è possibile che nessuno  abbia letto l’agenzie ansa che dava la notizia della espulsione quasin in tempo reale? Al ministero battenti chiusi è come se nel mondo cessasse la vita. E’ mai possibile che addetti stampa, portavoce e simili non controllino le agenzie, lo stesso ministro finita la giornata tira i remi in barca e si dedica al meritato riposo oppure è impegnato in vertici con Berlusconi in via di rifondazione di Forza Italia.

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