Giovedì, 07 Novembre 2013 15:15

Bill de Blasio, il coraggio della sinistra

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ROMA - Stiamo attenti a non commettere il solito errore, dettato in parte dalla nostra atavica esterofilia e in parte dalla comprensibile delusione per il desolante panorama politico italiano.

Bill de Blasio, il simpatico neo-sindaco di New York, di origini italiane, ha stravinto contro il rivale repubblicano Joseph Lotha ma non ha ancora realizzato nulla; pertanto, prima di osannarlo, aspettiamo di vedere come si comporterà una volta insediato, se manterrà le numerose e impegnative promesse che ha avanzato in campagna elettorale e se davvero riuscirà a imprimere quella svolta a sinistra di cui avrebbe un gran bisogno non solo la Grande Mela ma l’intera umanità.

Di sicuro, è positivo che voglia “avviare un movimento progressista che diventi un modello nel mondo”, soprattutto se questi suoi buoni propositi agevolassero la nascita di un nuovo “vento atlantico” di sinistra in grado di opporsi al liberismo imperante con quella fermezza, quell’intensità e quella determinazione che le sinistre europee sembrano aver smarrito da tempo.

 

Le fantasie di qualche irriducibile liberista di sinistra

Basti pensare alla pochezza delle proposte di Steinbrück o al repentino tramonto della grande speranza costituita da Hollande; basti pensare alla Terza via giddensiana che, pur avendo fallito ovunque da almeno un decennio, ancora anima le fantasie di qualche irriducibile “liberista di sinistra”; basti pensare, tornando negli Stati Uniti, alle ultime catastrofiche figuracce di Obama, e poi mettere tutto questo a confronto con le idee di de Blasio per comprendere le ragioni di questo nuovo, planetario innamoramento.

In un’intervista rilasciata a “La Stampa” dello scorso 25 ottobre, ad esempio, l’allora candidato de Blasio, rispondendo a una domanda di Paolo Mastrolilli sull’accusa mossagli dagli avversari di voler dividere la gente, ponendo al centro della sua campagna elettorale la dicotomia dell’ormai ex sindaco Bloomberg tra la New York dei ricchi e quella dei poveri, è arrivato a dire: “È il contrario: la uniamo, se risolviamo questi problemi di diseguaglianza. Ad esempio io dico: volete costruire edifici nuovi? Bene, prima però realizzate anche le abitazioni economiche, che consentono alla gente di continuare a vivere nel proprio quartiere. La sicurezza è davvero in contraddizione con la giustizia? Non credo: penso che sia possibile eliminare le pratiche di polizia più discriminatorie, tipo la “stop and frisk” che prende di mira le minoranze, e ricostruire un rapporto di fiducia tra la cittadinanza e gli agenti. Perché chiudere gli ospedali di quartiere, privando molte persone dell’accesso alla sanità? Chi guadagna oltre mezzo milione di dollari all’anno, non potrebbe contribuire qualcosa in più, per garantire fin dall’asilo una buona istruzione a tutti i bambini?”.

A pensarci bene, in un mondo squassato dalle disuguaglianze, con società occidentali oramai chiuse in se stesse, prive di dialogo, confronto e condivisione di ideali e valori comuni, un candidato di sinistra non dovrebbe dire nient’altro che questo; peccato che in quasi tutta Europa, negli ultimi vent’anni, ciò non sia accaduto.

Un messaggio di speranza ai più deboli, agli ultimi

Perché de Blasio non ha vinto in virtù della sua famiglia da kolossal sul “sogno americano” né grazie alla sorprendente capigliatura del figlio Dante e nemmeno per merito della figlia Chiara e delle battaglie del passato della moglie Chirlaine in difesa dei diritti civili; ha vinto perché ha saputo unire tutto questo, perché non si è limitato a qualche spot da Mulino Bianco sulla bella famigliola che vive in armonia ma ha saputo infondere un messaggio di speranza ai più deboli, agli ultimi, alle minoranze, convincendoli che insieme fosse possibile cambiare lo stato delle cose, che la disperazione dei poveri non fosse una condizione ineluttabile ma una piaga sociale da abbattere, che il salario minimo sia un diritto di tutti i lavoratori e che scuola e cultura debbano tornare ad avere un ruolo cruciale in una società da troppo tempo fondata sull’avidità, sull’arrivismo, sullo strapotere del denaro e sull’accantonamento del principio della conoscenza come ascensore sociale, motore dell’uguaglianza, unico mezzo a disposizione per consentire a tutti di avere una possibilità ed esprimere il meglio di sé.

 

Un modello di società alternativo a quello liberista

In poche parole: de Blasio ha avuto il coraggio di indicare ai newyorchesi un modello di società radicalmente alternativo a quello liberista, facendo capire loro che un singolo uomo da solo non può farcela, che una società può avere un futuro solo se si tiene per mano, che se non si recupera il valore della collettività, dell’accoglienza e del rispetto per il prossimo nessuno potrà più sentirsi davvero al sicuro perché ci si troverà a dover fare i conti con una sorta di cannibalismo sociale dettato dalla disperazione dilagante.

E ha avuto, soprattutto, l’intelligenza di citare spesso Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia e simbolo della lotta per un mondo meno ingiusto, di ricostruire un legame con il mondo della cultura, di mettere in discussione i dogmi di chi ha sostituito l’economia reale con la finanza e continua a presentare quel modello deleterio come l’unico in grado di condurci fuori dalla crisi; e di spiegare con parole semplici che ciò non è possibile, perché è proprio quel modello ad averci condotto sull’orlo del baratro. 

 

 Né eccezionale,né rivoluzionario, semplicemente  di sinistra

Insomma, non è stato né eccezionale né particolarmente rivoluzionario: è stato semplicemente di sinistra, mettendo a nudo la mancanza di argomenti validi dei suoi detrattori.

“Mi chiedono come penso di finanziare un progetto così dispendioso di scuola materna e doposcuola per tutti. La risposta è semplice: togliere ai ricchi per dare ai poveri”: questo ha detto Bill de Blasio. E a noi europei, immersi nella cappa dell’immobilismo più assoluto, non resta che riflettere sulle nostre occasioni perdute, sulle nostre ricette sbagliate e sulle innumerevoli volte che abbiamo creduto che la soluzione migliore fosse non dire nulla, decidere di non decidere, consentendo a un sistema socio-economico basato sull’annientamento degli esseri umani di prosperare indisturbato, fino a convincere la maggior parte della popolazione che non esistessero alternative a un paradigma culturale così stupido.

 

 

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