Mercoledì, 14 Maggio 2014 15:55

L’ecologia della politica per cambiare l’Europa

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ROMA - Non si può certo dire che la campagna elettorale per eleggere il Parlamento europeo stia aiutando i cittadini a fare le scelte necessarie per avere un’altra Europa.

C’è più confusione che disattenzione e ciò alimenta come sempre il distacco e l’astensionismo: la sfiducia. La sfiducia sparsa a piene mani dai populismi che propongono l’uscita dall’euro. Molti di questi sono sempre gli stessi che per anni hanno sostenuto irresponsabilmente le politiche rigoriste delle destre europee. Altro che golpe ai danni del “pregiudicato” semmai gli USA se ne sono lavati le mani e le destre europee avevano capito che quell’uomo non corrispondeva più i loro interessi. Ma tutti fermi. Infatti la crisi del governo Berlusconi è stata tutta italiana: democratica, sociale e parlamentare.

 Grillo, invece, con le sue rivisitazioni dei temi reazionari, antisindacali e berlusconiani tenta di lucrare a destra e non rispondere alla semplice domanda: in Europa con chi stai, con le destre o con le forze socialiste democratiche? Non risponde, parla d’altro e si osanna: vincerò le elezioni e guiderò un nuovo governo. Pura demagogia avventurista.

È indispensabile per le forze di sinistra e democratiche vincere la dura battaglia contro la sfiducia: è possibile cambiare l’Europa. Chi pratica l’ecologia della politica, come valore e come comportamento politico, (stare al merito, credere nel valore della diversità e dell’onestà, nella costruzione paziente del cambiamento) sta dalla parte del cambiamento e della fiducia. Per questo, alcuni ecologisti, hanno invitato un appello i candidati del PD e del PSE per un cambiamento ecologista dell’Europa. 

Non è più il tempo dell’ecologismo di nicchia e né quello della sinistra impermeabile alla contraddizione ecologica: l’elevata disoccupazione, il debito pubblico, il peggioramento dello stato sociale e delle condizioni di vita, la disperazione del ceto medio, della piccola e media impresa, dei giovani e delle donne si sovrappongono, fondendosi, all’aumento della temperatura del pianeta, all’instabilità del clima, al degrado del patrimonio naturale in termini di materie e di biodiversità. Avere la consapevolezza di questa saldatura significa possedere la chiave strategica per superare nell’immediato la crisi. Qui si misura sia la funzione e l’utilità di un nuovo ecologismo, sia una fisionomia rinnovata del socialismo democratico europeo. La sfida per tutti è quella di superare la società liberista e rigorista proponendo una nuova idea di società: sostenibile e democratica. E lo sviluppo sostenibile (solidarietà e uguaglianza, socialità, responsabilità verso la natura e le future generazioni) si presenta come l’oggettiva alternativa al neoliberismo perché crea lavoro, innova e accresce l’economia reale, promuove la qualità delle produzioni, delle merci e dei servizi, richiede la responsabilità dell’impresa e della finanza, poggia sulla tutela della biosfera, sulla espansione della partecipazione e sulla riforma della istituzioni e dei soggetti politici e sociali.

L’idea guida che si chiede radicare nel nuovo Parlamento europeo è quella del rilancio dell’Europa come leader mondiale della “green economy”, dopo la caduta avuta con le destre. 

Il cambiamento s’incardina in almeno tre grandi campi programmatici: 

a) una nuova generazione di politiche industriali e delle infrastrutture: riforma del sistema energetico abbattendo le emissioni di carbonio del 50% in quindici anni e determinando un balzo in avanti sul risparmio energetico e le fonti rinnovabili; ecoinnovazione dei cicli produttivi e delle merci; riduzione dei rifiuti e riciclaggio dei materiali; bonifiche e reindustrializzazione ecologica (siderurgia, chimica, edilizia ecc); mobilità sostenibile e riesame delle reali priorità nei finanziamenti dei corridoi europei; acquisti verdi; sobrietà e qualità dei consumi.

b) Tutela della biodiversità e del territorio: dare attuazione alla Strategia europea sulla biodiversità con una rinnovata attenzione al Mediterraneo e in particolare all’Adriatico; finanziamenti per tutelare e promuovere il capitale naturale e i servizi ecosistemici; funzionamento della Rete Natura 2000; limitare il consumo di suolo e sviluppare le infrastrutture verdi; provvedimenti di tutela/mitigazione contro il dissesto idrogeologico; qualità ecologica e multifunzionalità dell’agricoltura, no OGM e valorizzazione della tipicità dell’agroalimentare, filiera corta e agriturismo; tutela della qualità e quantità delle acque marine, fluviali, dei laghi e delle falde acquifere; miglioramento della depurazione e della rete idraulica urbana e della campagna; promozione del risparmio idrico nelle coltivazioni, negli usi civili e industriali; riuso delle risorse idriche. 

c) Priorità alle città sostenibili, estendendo le esperienze delle Smart city e del Patto dei Sindaci; progetto europeo urbano per il risparmio energetico e la mobilità sostenibile dando centralità al pendolarismo; piano europeo d’investimenti per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico. 

Per una realistica riforma ecologista dell’Europea è indispensabile, però, una politica di espansione della domanda interna aumentando la liquidità disponibile per gli investimenti delle famiglie e delle imprese, innalzando i livelli salariali. Ed è necessario l’armonizzazione dei sistemi fiscali, incardinandoli ad una diminuzione del carico fiscale sul lavoro e le imprese, spalmandolo sull’inquinamento e il consumo di risorse. Va superata la stretta creditizia promuovendo l’aumento della liquidità, l’integrazione europea del credito e realizzando un ruolo sempre più dinamico della Banca Centrale Europea.

Vanno infine modificate le politiche verso i debiti pubblici dei paesi europei permettendo loro di rientrare potendo disporre di tassi d’interessi bassi e stabili, indispensabili anche per promuovere contestualmente forti investimenti produttivi. Al posto del Fiscal compact, che va superato urgentemente, occorrono nuovi strumenti finanziari come gli eurobond per finanziare l’ecoinnovazione e la ripresa economica di qualità.

L’ecologia della politica è organica alla visione democrazia del processo di costruzione degli Stati Uniti d’Europa e di una società sostenibile alternativa a quella neoliberista. E’ una cultura innovativa, rappresenta forze sociali giovani e dinamiche, è un programma di cambiamento necessario e possibile. Il processo di affermazione dello sviluppo sostenibile non esiste a prescindere dalla lotta sociale, culturale e politica. Quindi, una delle condizione per avanzare è quella che le forze socialiste europee prevalgano sui populismi e sulle destre, conquistando la testa, i cuori e le speranze delle persone e dei giovani. 

Sergio Gentili

Membro direzione nazionale Partito Democratico, coordinatore Forum Ambiente, esponente Laboratorio Politico per la Sinistra

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