Mercoledì, 08 Ottobre 2014 19:09

Jobs act, primo atto. L'Italia dal pensiero unico è senza opposizione. Passerà

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ROMA -E' stato davvero bravo Matteo Renzi. Doppiamente bravo. Primo perché si trova a svolgere la quarta carica dello Stato senza essere stato eletto dai cittadini italiani, secondo perché si appresta a far votare al Senato una delega in bianco, anche a chi aveva giurato che non l'avrebbe mai fatto. Insomma un parlamento che, a parte qualche piccola eccezione, ha calato le brache come dei soldatini muti e rassegnati.

Eppure lo avevamo sentito ripetere all'infinito da una certa parte che, quello sulla riforma del lavoro, in primis articolo 18, era un pacchetto di riforme inaccettabile, addirittura pericoloso per la democrazia. Il testo allora è stato cambiato nella forma, ma la sostanza è rimasta esattamente com'era, con tanto di cancellazione di quei diritti che un tempo davano la stessa dignità ai lavoratori e che ora è diventata superflua.

Il liberista-comunista Renzi ha fatto credere, e tutti ci sono cascati, che le leggi devono essere cambiate, che la società non è più quella di 40 anni fa, che oggi la flessibilità e il mercato del lavoro sono cambiati e la testa delle persone che non si adatta alle circostanze va rottamata. Perfino qualcuno dell'ala oltranzista, i cosiddetti sani e puri della vecchia guardia, quelli della scuola di Frattocchie per intenderci,  a parole dicevano che non avrebbero mai ceduto sull'articolo 18, ma alla fine si sono allineati sull'attenti e senza battere ciglio.

Perfino 35 parlamentari della minoranza Dem hanno presentato un altro documento, dicendo però che la fiducia al Senato la daranno comunque. Insomma, le solite parole al vento. Intanto il ministro del welfare, Giuliano Poletti, che miracolosamente si è accorto di un certo dissenso interno alla maggioranza sull'articolo 18, ha preso atto delle diverse posizioni che - a sua detta- non metteranno in discussione la riforma e, promette, che nella stesura dei decreti terrà conto del lavoro fatto e delle posizioni espresse nella loro diversità. Meglio di così.

Per ora non intende rassegnarsi Gianni Cuperlo, che annuncia battaglia dentro e fuori il Parlamento. Non è dato a sapere quanto potrà cambiare l'esponente del PD, considerando che l'ex presidente della LegaCoop intende tirare dritto perché, come precisa,  in questo "terreno si misura la effettiva possibilità di questo Governo e di questa maggioranza di produrre quel cambiamento che i cittadini italiani si aspettano".

Di sicuro i lavoratori e le lavoratrici non staranno a guardare. Alcuni, come i sindacati, sono quasi sul piede di guerra e si preparano ad affrontare mobilitazioni in difesa dell'articolo 18, altri continueranno imperterriti a contrastare il piano d'austerity con i scellerati parametri di Mastricht e altri ancora, valuteranno meglio quali strategie adottare per fermare il crollo totale del Paese.

Renzi, però, bisogna ammettere, è davvero furbo e soprattutto abile a mettere in piedi il suo Truman Show. Non a caso nel suo viaggio alla scoperta dell'America si è recato perfino alla Silicon Valley, la punta di diamante della tecnologia mondiale,  a far vedere che lui è un "figo" - come lo ha definito oggi Maurizio Landini della Fiom - , che è l'unico ad andare in avanscoperta per carpire i segreti del successo. Insomma, un uomo che ne sa una più del diavolo, la cui unica certezza è quella di stare un passo avanti con i tempi e anni luci rispetto ai comuni mortali.

Renzi però non la racconta tutta. Non dice che alla Silicon Valley ci sono tantissimi cervelli italiani, fuggiti da una politica che a casa ha sempre guardato fuori dalla finestra.  

Il premier per ora incassa le congratulazioni del presidente della Commissione Ue, Manuel Barroso. Farebbe bene Renzi a farsi quattro chiacchiere con Philippe Legrain, che non è un economista qualsiasi, bensì l'ex consulente proprio di Barroso. Magari lui sarebbe capace di spiegargli bene, come ha scritto nel suo libro denuncia "European Spring", chi sono i veri colpevoli di questa crisi. E probabilmente quel 3% che ci rende sudditi a un mercato che non guarda più in faccia le persone, non sarebbe stato confermato. Intanto prepariamoci, dopo le 21 passerà il peggio, come al solito.

Alessandro Ambrosin

direttore responsabile

www.dazebaonews.it

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