Domenica, 28 Dicembre 2014 16:49

Parola d'ordine per il 2015. Abolire la miseria

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ROMA - Prendo a prestito il titolo di un famoso pamphlet di Ernesto Rossi per illustrarvi la vera sfida dei prossimi tempi (almeno, la nostra) e per commentare l’intervista di Enrico Giovannini al Fatto Quotidiano in edicola: «Ridurre la povertà? Costava come gli 80 euro». 

Giovannini, ministro del precedente esecutivo, dice cose che qui avete trovato molto spesso a proposito del reddito minimo garantito: Avevo istituito una commissione per disegnare uno strumento universale di lotta alla povertà, il Sia, come aveva chiesto l’Ue. Dal calcolo fatto uscì una cifra: 7,5 miliardi di euro per azzerare la povertà assoluta. Ma si potevano fare grandi cose anche con meno: ad esempio, portare tutti i più poveri al 50 per cento della soglia di povertà costava 1,5 miliardi. Noi stanziammo 150 milioni, ma il Parlamento ci assegnò solo 40 milioni.

Giovannini fa notare che «il sostegno» a cui aveva pensato «si poteva spendere con una carta di credito: tutti i fondi sarebbero andati in consumi» e che «l’erogazione era condizionata alla ricerca di un impiego e, in presenza di figli, alla frequenza a scuola, alle visite mediche, ecc., con un continuo controllo. Il bonus Irpef è invece un sostegno al reddito dei lavoratori, di chi un impiego ce l’ha».

Giovannini fa notare anche che il rapporto deficit Pil è aumentato di più di mezzo punto (una cifra paragonabile proprio a quella stanziata per gli 80 euro) e che, insomma, se avessero utilizzato le risorse che poi ha speso l’attuale governo, avremmo avuto un primo stadio di qualcosa di simile al reddito minimo che c’è in tutti i paesi europei (o quasi).

Ecco, non è il caso di polemizzare da un governo all’altro, però fa abbastanza impressione leggere queste stime e queste cifre. Se l’operazione Sia fosse stata fatta con maggiore convinzione e fosse proseguita con il governo che ha scalzato Letta, saremmo molto più avanti nella lotta alla povertà, nella riduzione delle disuguaglianze, nell’adozione di uno strumento più europeo (ce lo chiede l’Europa) e avremmo dato maggiore impulso ai consumi. E se tutto questo fosse avvenuto con una riforma delle aliquote, in senso più progressivo, avremmo potuto offrire benefici analoghi agli 80 euro, senza far saltare la progressività e senza discriminare chi a parità di reddito non li percepisce. Nell’iniziativa natalizia del governo ci sono solo 300 milioni (Giovannini si chiede se siano aggiuntivi o no) che andranno solo a chi ha perso il lavro e ha già potuto accedere all’indennità di disoccupazione (Asdi).

Ora, credo che l’obiettivo del 2015, se vogliamo darcene uno che non sia solo propagandistico e tuitteristico, sia proprio quello di abolire la miseria e, visto che c’è l’Expo, di contrastare la fame, garantendo a tutti i bambini di poter cenare, la sera: so che sembra assurdo, ma non avviene per tutti.

C’è chi pensa che sia un’utopia irrealizzabile, invece non solo è possibile, ma sarebbe anche funzionale alla benedetta crescita. E i soldi ci sarebbero, se solo volessimo fermarci a riflettere e a lanciare una corsa che non sia uno sprint continuo e incessante, ma che abbia il passo del maratoneta che vuole uscire dalla situazione di impasse (più ancora che di crisi) per arrivare a un traguardo che possano tagliare tutti insieme. Perché dai guai si esce solo così: le mosse sensazionalistiche, i trucchi retorici non servono a nulla. Anzi.

Giuseppe Civati

Deputato Partito Democratico

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