Venerdì, 06 Febbraio 2015 14:57

Più assenteisti i dipendenti pubblici o quelli privati? Francamente lo ignoro

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ROMA - Se siete alla ricerca di una soluzione all’annoso quesito basato su dati veri, certi e univoci resterete delusi.

La risposta alla domanda se i dipendenti pubblici siano più assenteisti dei dipendenti del settore privato sembrerebbe non avere una risposta precisa, o meglio sembrerebbe avere una risposta diversa a seconda dell’interpretazione che viene effettuata dei dati, quasi come se i numeri fungessero solo da spunto per certificare convinzioni personali.

Ai lati opposti dello schieramento metteremo da una parte i dati resi noti dal Centro Studi di Confindustria che accredita assenze annuali medie pari a 19 giorni per i dipendenti pubblici e a 13 giorni per i dipendenti privati; al capo opposto si piazzano i dati pubblicati dalla CGIA di Mestre che vede i dipendenti pubblici assentarsi mediamente per 17,1 giorni all’anno contro i 18,3 dei dipendenti del settore privato.

Una domanda. Chi è assente?
Chiunque non è presente al lavoro è assente?
Può sembrare assurdo ma anche una domanda così semplice ha risposte che possono essere filtrate dalle sensibilità individuali dei commentatori, andando ben oltre la risposta più semplice e più semplicistica.
Come traccia di riflessione potremmo elencare alcuni casi in cui il fatto che il lavoratore non sia in servizio potrebbe non costituire un’assenza.
Il primo caso è costituito dai cosiddetti riposi compensativi, in molti contratti è previsto che la prestazione eccedente l’orario ordinario, o parte di essa, non vada retribuita con un salario maggiorato, lo straordinario, ma possa essere recuperato successivamente. Ma il lavoratore che è assente per recupero compensativo ha in realtà già svolto la sua prestazione lavorativa di quel giorno nei giorni precedenti. Ad esempio un lavoratore che abbia un orario di servizio di 40 ore settimanali su 5 giorni che abbia lavorato 10 ore al giorno dal lunedì al giovedì ed il venerdì sia in riposo compensativo va considerato o meno assente? Dalla parte del lavoratore c’è da ricordare che lui ha effettivamente prestato 40 ore di servizio settimanale ma resta comunque il fatto che venerdì è, effettivamente, assente.
Un secondo caso è costituito dalla astensione obbligatoria dal lavoro per maternità, in questo caso la lavoratrice che non è in servizio sta adempiendo un obbligo di legge teso a creare le condizioni più favorevoli possibili per la puerpera e per il nascituro. Ma la lavoratrice che non è in servizio per maternità, e a cui è di fatto proibito lavorare, è assente?
E altri casi da ricordare sono i permessi per donazione di sangue, i permessi derivanti dall’assistenza a familiari disabili (noti come Legge 104), il recupero delle giornate festive lavorate. Tutti casi in cui risulta discutibile sia l’inserimento nella generica categoria delle assenze sia la loro esclusione.

CGIA contro Confindustria
Nelle scorse settimane sono stati pubblicati due studi che analizzano la questione, studi che portano risultati diametralmente opposti.
La CGIA di Mestre ha pubblicato le statistiche relative alla malattia dei dipendenti italiani nel 2013. Le conclusioni cui giunge è che i dipendenti pubblici italiani sono stati assenti per malattia per 17,1 giorni contro i 18,3 dei dipendenti privati. La CGIA specifica che da tale numero sono escluse le assenze riferite a gravidanza, donazioni sangue e Legge 104.
Del tutto divergenti i dati pubblicati negli stessi giorni dal Centro Studi di Confindustria, che fanno riferimento non alle assenze per malattie ma a tutte le assenze retribuite. Per Confindustria i dipendenti privati sono stati assenti nel 2013 per 13 giorni contro i 19 dei dipendenti pubblici. Ed in questi dati sono incluse tutte le assenze retribuite, incluse quelle per congedi parentali e matrimoniali, per permessi sindacali, visite mediche e Legge 104. Un dato che potrebbe essere coerente per quanto riguarda i dipendenti pubblici visto che la Cgia vedeva 17,1 giorni per malattia da cui si arriverebbe a 19 giorni inclusi gli altri permessi ma che cozza fragorosamente per quanto riguarda i dipendenti privati per cui si passerebbe da 18,3 giorni di sole assenze per malattia a 13 giorni inclusi gli altri permessi.

E quindi?
E la domanda più ovvia a questo punto è chi ha ragione? Qual è la verità che emerge dai dati, dalle cifre e dai comunicati stampa di Cgia e Confindustria? Chi è più assenteista il dipendente pubblico o quello privato?
La risposta giusta, al di là di ricche aneddotiche personali di chi ha avuto problemi con Enti pubblici o con società private, di chi ha passato ore in una sala d’attesa di un ospedale o al telefono con il call center di una grande azienda italiana, la risposta che emerge dai numeri e dai dati è che, francamente, lo ignoro.

 

Amerigo Rivieccio

Laureato in Economia Aziendale ed abilitato all'esercizio della professione di Promotore finanziario; dal 2001 sono contabile alla Camera dei deputati. Prima di approdare a Montecitorio sono stato ragioniere:
alla Presidenza del Consiglio; al Comune di Napoli; in una cava di inerti.
Ma sono stato anche Funzionario dell'Unione europea e arbitro nazionale di pallacanestro.

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