Giovedì, 12 Novembre 2015 12:37

Caso De Luca, per Renzi i nodi vengono al pettine

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ROMA - Matteo Renzi sta facendo ultimamente parecchi errori, ma ora rischia di farne uno più grosso degli altri: lasciare Vincenzo De Luca al suo posto. E questa volta l’errore rischia di costargli veramente caro. 

L’attuale governatore della Regione Campania, il ‘personaggetto’ come lo definisce Marco Travaglio, è uno dei più inquietanti che la politica italiana abbia conosciuto negli ultimi decenni. Mai il potere si era presentato all’opinione pubblica con tale boria, con una superbia così ostentata, così sfacciata, così strafottente. Un uomo, un programma. Con lui la legge Severino, una legge dello Stato, è diventata carta straccia, perché la legge può valere per i comuni mortali, ma non per superman De Luca, che di ‘bazzecole’ come queste se n’è infischiato candidandosi alla carica di presidente della Campania, pur sapendo di non poterlo fare. Era stato condannato per abuso d’ufficio, non poteva ricoprire incarichi pubblici. In quell’occasione, fu fatto un primo imperdonabile errore da parte di Renzi. Dando il lasciapassare a De Luca, in primis sul piano politico, lanciò un pessimo messaggio all’opinione pubblica e rivelò tutta la sua debolezza politica nella terra del Sud, che di fatto il premier-segretario conosce assai poco. Ma ciò che parte male, bene non può finire. Quell’errore si sta rivelando un boomerang e si sta portando dietro il peggio del peggio che potesse accadere. I nodi stanno venendo al pettine.

Renzi, allora, non volle mettere le mani nei meandri del suo partito in Campania, così come non lo ha fatto in altre regioni del meridione. Perché sapeva, e sa, che in quelle terre il suo potere è praticamente inesistente. I reucci locali contano di più. Così il reuccio De Luca ha potuto forzare le regole e fare un po’ come gli pareva, vittima del suo stesso delirio d’onnipotenza. Che non si è mai placato. E il Pd lo ha appoggiato. Quando la commissione Antimafia annoverò De Luca tra gli ‘impresentabili’ per aver imbarcato di tutto e di più nelle sue liste, fu massacrata mediaticamente e politicamente la Bindi, non De Luca. Il nulla osta ormai era stato dato. Così, di fronte ai ricorsi dell’ex sindaco di Salerno nei confronti del decreto del presidente del Consiglio, cioè lo stesso Renzi, che sospendeva la sua nomina, si è taciuto. E il silenzio in questi casi non parla, urla. E urla anche adesso che il governatore della Campania è travolto da un nuovo scandalo. Un ricatto - a cui non si è opposto - da parte del marito (avvocato) della giudice Anna Scognamiglio, che ha deciso sul suo ricorso lasciandolo al posto di presidente della Regione. Le indagini della magistratura (che peraltro ancora una volta si ritrova ad indagare anche su un suo membro) faranno il loro corso, ma il dato politico e morale è sotto gli occhi di tutti. 

Renzi, a questo punto, non solo deve dire qualcosa ma deve fare qualcosa. Cosa aspettiamo, che le istituzioni cadano ancora più in basso? Che la morale e il decoro se ne vadano definitivamente a farsi benedire? Che la gente continui a pensare che ‘i politici sono tutti uguali’? No, i politici non sono tutti uguali perché le persone non sono tutte uguali. C’è un volto sano, trasparente anche in Campania. Di uomini e donne al servizio delle istituzioni e dei cittadini, che lottano per una politica al servizio degli altri e non di se stessa. Si dia spazio a loro e chi sbaglia vada a casa. 

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