Giovedì, 10 Dicembre 2015 16:38

Pensioni. L’Istat pubblica numeri che sembrano negare tutto

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ROMA - Si va in pensione più tardi e si vive più a lungo, e col passare del tempo si andrà in pensione sempre più tardi e si vivrà sempre più a lungo. Ce lo hanno ripetuto talmente tante volte che diamo questi due dati per scontati, per evidenti.

Sono delle verità lampanti e secondo molti connazionali esistono delle ‘verità’ talmente lampanti che nessuno sano di mente si prenderebbe, o si dovrebbe prendere, la briga di andarle a verificare. Secondo chi vi scrive non esistono verità che non vadano verificate e talvolta arrivano cifre che incrinano certezze monolitiche in cui ci rifugiamo con una certa soddisfazione. Stavolta siamo andati a verificare questi due dati su cui molti basano ragionamenti talvolta complessi e che potrebbero avere un grosso impatto sul futuro di noi tutti.

Davvero si va in pensione più tardi e si vive più a lungo?

La risposta potrebbe essere un doppio no e a dirlo sono i numeri dell’Istat.

Il 3 dicembre è stato infatti stati pubblicato dall’Istat il rapporto su ‘Trattamenti pensionistici e beneficiari’ relativo all’anno 2014. Il rapporto è basato sui dati del Casellario centrale dei pensionati, gestito dall’INPS.

Dal rapporto emergono, tra l’altro, i due dati che ci interessano, il primo è il dato relativo all’età media di quelli che l’Istat definisce i nuovi pensionati, ovvero coloro che percepiscono una pensione nell’anno di riferimento del rapporto, in questo caso il 2014, ma non la percepivano l’anno precedente, in questo caso il 2013: il secondo dato è quello relativo all’età media dei pensionati cessati, ovvero di coloro che percepivano una pensione l’anno precedente ma hanno smesso di percepirla l’anno successivo, ovvero l’età media di decesso dei pensionati INPS.

In pensione più tardi? No, ma forse c’è una spiegazione

L’età media dei nuovi pensionati nel 2014 è stata di 55,3 anni. L’età media dei nuovi pensionati nel 2013 era invece pari a 55,5 anni. Ancora superiore il dato relativo al 2012 quando l’età media era stata pari, addirittura, a 56,1 anni.

Nel triennio quindi l’età media di accesso a pensione, ben lungi dall’aumentare, è diminuita e anche in misura sensibile scendendo di quasi un anno.

In realtà va tenuto presente che si potrebbe trattare di un mero effetto statistico, la Riforma Fornero ha infatti ritardato, e di molto, l’accesso a pensione dei lavoratori nei settori cui è stata applicata ma non ha, ovviamente, cambiato una virgola per i lavoratori dei settori cui non è stata applicata. Il risultato è stato una forte riduzione dei pensionamenti, erano stati 626mila nel 2012, 559mila nel 2013 e sono calati ancora a 541mila nel 2014. Ciò potrebbe aver avuto l’effetto collaterale che il ‘peso’ statistico dei pensionati precoci sia diventato maggiore, abbassando l’età media dell’accesso a pensione. Questo effetto sarebbe però temporaneo e il dato tornerebbe ad alzarsi una volta che la ‘generazione Fornero’ arrivi, di nuovo, alle soglie della pensione.

Si vive di più? No e, purtroppo, non trovo spiegazioni

Più preoccupante il dato relativo all’età media dei pensionati cessati, ovvero di quei pensionati che smettono di percepire la rendita vitalizia, ovvero vita natural durante, costituita dall’assegno Inps.

L’età media dei pensionati cessati nel 2014 era infatti 75,5 anni, faceva segnare di più sia nel 2012, quando era 75,6 anni, che nel 2013, quando era 75,8 anni.

All’abbassamento dell’età media di decesso dei pensionati italiani non riesco a trovare alcuna spiegazione che regga. Il campione statistico sembrerebbe abbastanza esteso da potersi ritenere valido, i pensionati italiani sono oltre 16 milioni, in particolare erano 16,593 milioni nel 2012, 16,393 milioni e sono scesi ancora a 16,259 milioni nel 2014.

Il numero degli eventi che costruiscono la media sembrerebbe anch’esso abbastanza grande da costituire un campione significativo. I cessati nel 2012 erano 701mila, nel 2013 760mila e nel 2014 675mila. La cessazione ha quindi riguardato una percentuale compresa tra il 4,1 ed il 4,6 per cento dei pensionati. E fino ad oltre l’1,2 per cento della popolazione complessiva del nostro Paese.

Il dato relativo al 2014 non solo è molto più basso del dato 2013, 75,5 contro 75,8 anni di età, ma è anche più basso, seppur di poco, del 75,6 fatto segnare nel 2012. Occorrerà certamente verificare già dal prossimo anno se è un trend discendente che comincia ad affermarsi o se si tratta solo di un dato fuori trend dovuto a circostanze particolari verificatesi nel corso del 2014 fatto sta che il numero suscita di per se parecchi interrogativi che avranno una risposta credibile solo nei prossimi anni.

Conclusioni

Oggi è molto più facile verificare le ‘notizie’, grazie alla rete tutti possiamo verificare molte delle ‘verità’ che ci vengono date in pasto, ma visto che lo può fare chiunque ciascun di noi pensa che qualcun altro lo avrà pur fatto, solo che talvolta quel qualcun altro, semplicemente, non esiste.

Siate voi quel qualcun altro.

Le fonti di questo articolo sono costituite dai rapporti Istat dal titolo ‘Trattamenti pensionistici e beneficiari’ anni 2012,2013 e 2014. Sono reperibili sul sito dell’Istat e le conclusioni tratte riguardano sia qualcun altro che voi.

 

Amerigo Rivieccio

Laureato in Economia Aziendale ed abilitato all'esercizio della professione di Promotore finanziario; dal 2001 sono contabile alla Camera dei deputati. Prima di approdare a Montecitorio sono stato ragioniere:
alla Presidenza del Consiglio; al Comune di Napoli; in una cava di inerti.
Ma sono stato anche Funzionario dell'Unione europea e arbitro nazionale di pallacanestro.

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