Venerdì, 11 Dicembre 2015 11:46

Nomini giudici Corte Costituzionale: sintomo della crisi istituzionale

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ROMA - Se non fosse vero, direi che è incredibile in una democrazia evoluta come dovrebbe essere la nostra che dopo un anno e mezzo e ventinove tentativi, ancora non si riesca a nominare i giudici mancanti della Consulta.

Pur non volendo entrare nelle valutazioni del Parlamento, credo che questa sia una situazione anomala e non più tollerabile. In qualsiasi altro Paese, assimilabile al nostro per livelli di civiltà, si sarebbe provveduto in brevissimo tempo (Germania, Francia, Olanda). Auspico, pertanto, che presto il Parlamento riesca a risolvere questa grave discrasia istituzionale, poiché siamo di fronte ad un problema essenziale per gli equilibri della democrazia garantiti proprio dall'organo che è il custode della Costituzione e delle leggi e che di fatto non viene messo nelle condizioni di poter esercitare a pieno le sue prerogative. Dopo quasi un anno e mezzo di esiti negativi, il Parlamento, riunito in seduta comune, ad oggi non è ancora  riuscito a eleggere tre giudici. Persino il ventinovesimo tentativo è andato a vuoto. La mancanza di tre componenti incide di fatto sulla funzionalità della Corte Costituzionale e questa anomalia presenta non pochi rischi per cui non può più continuare. Obiettivamente, si deve ammettere che la Corte costituzionale - almeno per il terzo dei componenti di nomina parlamentare - è un organo politicizzato, esattamente come molte altre istituzioni poste al vertice della nostra Repubblica, e questo fa in modo che tutte le forze politiche vogliano collocare i propri uomini. In buona sostanza in questo momento si sta percorrendo la strada della lottizzazione politica e questo a mio giudizio non fa bene ad un organo così importante e vitale per la democrazia. Dopotutto se i Costituenti decisero che un terzo dei giudici li dovesse eleggere il Parlamento, è perché volevano che l'organo istituzionale fosse eletto anche dal Popolo. A tal proposito, a noi sovviene una idea che probabilmente farà sobbalzare il lettore: perché non far eleggere questi giudici direttamente dal Popolo con meccanismi referendari ad hoc?  Anni fa, quando si verificò un caso simile, il Presidente della Repubblica Cossiga minacciò lo scioglimento delle Camere. Circostanza che io non escluderei anche in questo contesto, anche se, per onestà intellettuale devo dire che le Camere andavano sciolte e senza esitazione alcuna, dopo la sentenza della Corte costituzionale che dichiarò l'illegittimità del porcellum.“Intelligenti pauca”!

Vincenzo Musacchio

Giurista e docente di diritto penale, Direttore della Scuola di Legalità “Don Peppe Diana” di Roma e del Molise

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