Domenica, 29 Maggio 2016 19:00

Dilagano mafia e corruzione: la speranza e la voglia di lottare ci renderanno liberi

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ROMA - In quest'ultimo ventennio della nostra storia, la lotta alle mafie langue e occorre assolutamente stare attenti e vigili a non abbassare mai la guardia. Non dobbiamo mai dimenticare che le mafie e la corruzione dilagante continuano a rappresentare un pericolo micidiale per il nostro Paese.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non si stancavano mai di ricordare quotidianamente (spesso anche allo Stato) che nella lotta alle mafie non bisogna mai indietreggiare. Ritenevano che per dare un senso alla morte dei tantissimi servitori dello Stato, che per lottare la criminalità organizzata avevano perso la vita, fosse assolutamente necessario continuare la loro opera accettando in pieno la gravosa e bellissima eredità che avevano lasciato. Sostenevano - e io condivido in toto - che fosse illusorio delegare totalmente agli organi di repressione e alla magistratura di occuparsi da soli del problema delle mafie in Italia. Come loro, sono convintissimo che unire tutte le forze della società civile sia una strategia vincente. Dico oggi, dopo tante delusioni, che occorre “fare rete” tra le associazioni antimafia “serie” emarginando quelle inattendibili. A dover interagire fondendosi in un unico corpo, per divenire il braccio non istituzionale della giustizia, devono essere tutte quelle associazioni e quei cittadini che vogliono e possono far fronte comune, per perseguire la battaglia in difesa della legalità e dell'etica pubblica contro tutte le mafie. 

Le associazioni antimafia che intendo io sono quelle che non fanno della loro azione un “business”, che vivono non utilizzando contributi pubblici o privati e che ritengono la lotta alle mafie sia un dovere civico e costituzionale. Personalmente vorrei tante associazioni di giovanissimi, per il loro entusiasmo e la loro voglia di lottare, convinto dell'importanza della diffusione tra le nuove generazioni del seme della giustizia e della legalità. Parlare di questi valori, specialmente all'interno delle scuole è - e deve essere -  una missione, una “militanza morale”, cercando di dare il messaggio che ha caratterizzato la vita di tantissimi uomini che per questi ideali hanno sacrificato la loro esistenza. Dobbiamo, tutti uniti, dare una vera svolta alla lotta contro il crimine organizzato cambiando radicalmente mentalità, rifiutando la cultura della raccomandazione, della corruzione e dell'illegalità, mantenendo fermo il valore più importante che abbiamo: la nostra libertà. Dobbiamo riuscire a creare una simbiosi tra educazione dei cittadini e impegno forte da parte delle Istituzioni.  

Occorre una nuova etica pubblica e tutti noi come cittadini dobbiamo avere la forza, il coraggio e la volontà di pretenderla. Dobbiamo fare questa lotta, associazioni e cittadini in blocco, uniti contro le tante illegalità che attanagliano e soffocano il nostro Paese. Verso i giovani che frequento da circa venticinque anni, abbiamo l'obbligo morale di dare, giorno dopo giorno, esempi di legalità, non aspettiamo che muoiano altri Falcone e Borsellino per cambiare qualcosa, agiamo subito e uniti perché solo così la battaglia si può ancora vincere. La mafia è un sistema complesso di poteri, che ha dentro di sé tutte le parti della nostra società, Chiesa, economia, politica, informazione e per provare a batterla dobbiamo essere fedeli ai nostri ideali finché avremo l'ultimo respiro. Dobbiamo avere la forza di ribellarci a tutte le mafie e a tutte le corruzioni, perché la lotta contro questi mali non è solo degli eroi ma anche delle persone comuni, che ogni giorno si svegliano e fanno il proprio dovere in maniera onesta e coraggiosa. La paura e il silenzio ci rendono prigionieri, la speranza e la voglia di lottare ci renderanno liberi: crediamo in noi stessi e liberiamoci di queste metastasi che stanno distruggendo la nostra Italia! 

Vincenzo Musacchio

Giurista e docente di diritto penale, Direttore della Scuola di Legalità “Don Peppe Diana” di Roma e del Molise

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