Lunedì, 24 Ottobre 2016 12:28

Calais, lo sgombero della disperazione

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CALAIS – Questa mattina intorno alle 9 è iniziato lo sgombero del grande campo profughi di Calais. 

Calais è la città francese più vicina al Canale della Manica, la più vicina quindi al confine con il Regno Unito. Nel corso degli anni persone in fuga da Siria, Iraq, Afghanistan, Sudan, Eritrea, Kurdistan e molti altri paesi in guerra, si sono ritrovate qui in attesa di transito e della possibilità di arrivare in Inghilterra con la speranza di attraversare il confine senza essere scoperti. The Jungle, questo il nomignolo del campo, conta una cifra variabile compresa tra  i 6.000 e gli 8.000 profughi, e che esiste fin gia dagli anni ’90. La Giungla è un enorme distesa di tende con bocchette di acqua potabile, lampioni e filo spinato che ne delimita i confini, diviso tra diverse comunità etnico – nazionali, in cui gli unici investimenti di Francia e Inghilterra sono state le palizzate e i controlli per impedire fughe non controllate, tanto che negli anni Calais  è diventato il simbolo della chiusura dei confini britannici ai migranti extra europei. 

L’obiettivo dello sgombero, secondo Le Monde,  è quello di far partire da Calais 2.400 persone. Per fa questo è stato allestito un grande capannone di transito da dove gli immigrati vengono censiti e fatti salire sui pullman. Funzionari dell’Ufficio francese per l’immigrazione e l’integrazione  divideranno in quattro gruppi i rifugiati: minorenni non accompagnati, adulti soli, famiglie e persone vulnerabili. I quali verranno smistati per destinazioni diverse: Parigi, Lione, Marsiglia e la Borgogna, sono alcuni dei nuovi luoghi di accoglienza, chi vorrà potrà anche inoltrare richiesta di  asilo alla Francia. Nel frattempo le Forze dell’Ordine hanno iniziato le demolizioni. Nel campo oltre ai 2.100 poliziotti presenti sono stati mobilitati altri 1.250 poliziotti. 

La preoccupazione più grande di osservatori e associazioni non governative durante lo sgombero è quella legata al traffico dei minori. Si teme infatti per l’incolumità di migliaia di bambini e ragazzi non accompagnati e senza documenti che in una situazione di totale caos e senza controllo mirato possano diventare facile preda di trafficanti. 

Il Guardian riporta le dichiarazioni di una rappresentate del partito laburista inglese, che richiama ai precedenti tentativi di smembramento del campo effettuati in precedenza (febbraio e marzo 2016), in cui molti minori sparirono senza lasciare traccia a causa di una totale mancanza di un piano di prevenzione per la loro tutela.  Sempre il Guardian riferisce le dichiarazioni del Ministro degli Esteri Inglese che dichiara che il Regno Unito ha già accolto 200 dei più di mille minori segnalati. 

Discordanti e diverse sono gli animi delle migliaia di persone che stanno subendo l’evacuazione, non mancano le proteste e la disperazione, ma in molti festeggiano e sperano in una sistemazione migliore che dia loro maggiori possibilità di trovare un lavoro, di costruirsi una nuova vita che invece nel campo era sospesa. 

Non è la prima volta che si tenta lo smantellamento del campo, ma finchè non cambieranno le politiche sull’immigrazione è molto probabile che molte altri immigrati finiranno per ritrovarsi in quella zona nella speranza di rubare un passaggio verso un futuro migliore.  

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