Sabato, 26 Novembre 2016 15:21

Lotta alle mafie: la grande sfida è recuperare la credibilità dello Stato

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Peppino Impastato con veemenza era solito dire che noi tutti ci dobbiamo ribellare alla mafia.

Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! Le sue previsioni per nostra sfortuna sono divenute realtà. Le mafie oggi appaiono come benefattori. Danno lavoro, prestano denaro, forniscono protezione. Nell’ultimo trentennio si è passati in maniera subdola dal rifiuto all'indifferenza, dall'accettazione al consenso sociale. Mentre lo Stato non dà lavoro le mafie lo offrono con estrema facilità ottenendo consenso e immettendo nei circuiti economici e finanziari soldi sporchi che in tal modo sono ripuliti. Per sconfiggere le mafie ed ottenere risultati concreti ormai non basta solo la repressione, serve un cambio di mentalità. Oggi molte persone vedono nelle organizzazioni criminali un’alternativa allo Stato oppressore soprattutto con la crisi economica degli ultimi anni. Sfortunatamente non è tutto. Le mafie sempre più spesso offrono ai giovani un modello di imitazione fondato sul guadagno facile ed immediato. Le auto costosissime, le ville faraoniche, le fortune economiche conseguite rapidamente e gli sfarzosi stili di vita dei boss, diventano, soprattutto per i più giovani, esempi da guardare con emulazione ed ammirazione. La criminalità organizzata rievoca ricchezza, visibilità e riconoscimento sociale. Cosa fare, allora? Prima di ogni cosa occorre informarsi, studiare, per non dover dire: “io non lo sapevo!”. Un ulteriore deterrente molto efficace è il sistema dei sequestri e delle confische dei beni dei mafiosi con una immediata destinazione sociale. La destinazione dei beni alla società civile è importantissima perché mostra la riconquista di un territorio e indebolisce notevolmente il potere mafioso. Le organizzazioni criminali nei loro territori hanno ormai compiuto una vera e propria conquista culturale, oltre che sociale ed economica. A questo punto è lecito domandarsi: “quale approccio abbiamo noi contro la mafia?”. Falcone affermava che la lotta alla mafia per essere davvero efficace deve riguardare principalmente gli addetti ai lavori (politica, magistratura e forze di polizia), e in contemporanea come sostegno a tali attività le comunità coinvolte. E’ necessario però avere dei valori da contrapporre a quelli pericolosi delle mafie per ottenere il consenso del territorio ma soprattutto è necessario opporre una nuova cultura tra il bene e il male, tra lo Stato e le mafie. La grande sfida che ci aspetta è ricostruire la credibilità della legge e dello Stato. La lotta alle mafie non può prescindere da questi presupposti. Lo Stato, in questo contesto, deve fare la sua parte dando risposte alla sicurezza dei cittadini messa ogni giorno che passa sempre più in pericolo. E’ necessario rendere palese che chi delinque sta dalla parte del “male” e va punito senza scusanti di sorta. In conclusione, a proposito di lotta alle mafie, non dimentichiamoci mai il monito di Paolo Borsellino: “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”. Allo stesso tempo non bisogna mai dimenticare il fatto che in cinquantotto giorni la mafia ha eliminato i suoi più irriducibili nemici, senza che nessuno si sia opposto, senza che nessuno abbia tentato di evitarlo. E da qui che lo Stato deve ripartire se vuole recuperare la sua credibilità. 

(Vincenzo Musacchio – Giurista e direttore scientifico 

della Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise).

Vincenzo Musacchio

Giurista e docente di diritto penale, Direttore della Scuola di Legalità “Don Peppe Diana” di Roma e del Molise

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