Sabato, 17 Dicembre 2016 11:32

Aleppo nuovo simbolo del razzismo e della indifferenza umana

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Sono passati ventuno anni dalla carneficina di Srebrenica. Era l’11 luglio 1995 e in televisione assistemmo solo ad alcune immagini di quello che è passato alla storia come il più feroce massacro in Europa dai tempi del nazismo di Hitler.

A rivelare quel genocidio furono delle macchie chiare rilevate dai satelliti spaziali sulla superficie della Bosnia. Erano le tracce delle fosse comuni scavate in profondità dagli escavatori poche ore prima delle esecuzioni di massa. A rivelare i massacri di Aleppo è invece un nuovo genere di comunicazione: il social network. Personale medico e infermieristico, giornalisti, volontari, semplici cittadini, confermano che non verranno risparmiati dalle truppe di Assad poiché il solo fatto di appartenere al personale medico, e quindi curare sia civili che combattenti,  è considerato un atto di terrorismo. C’è un'immagine che racconta meglio di tante parole l’orrore in atto in Siria: il bambino di cinque anni, seduto su un'ambulanza dopo essere stato estratto vivo dalle macerie di un palazzo colpito da un bombardamento ad Aleppo, che guarda davanti a sé con occhi terrorizzati, il volto sporco di sangue, ricoperto dalla testa ai piedi di polvere. Secondo l’Unicef, oltre un milione e mezzo di persone ad Aleppo e dintorni sono costrette a ricorrere a mezzi di fortuna per approvvigionarsi d’acqua.

In questi anni sono stati scavati molti pozzi di fortuna, ma l’acqua prelevata spesso è inquinata e in città aumentano costantemente i casi di malattie altamente infettive quali tifo e di salmonella. Ciò che mi colpisce oltre misura è la strage di bambini. Negli ultimi dieci giorni, nella parte ovest di Aleppo ne sono morti più di cento e oltre duecento sono feriti, alcuni dei quali molto gravi. Vittime di bombardamenti o di spietati cecchini, ma anche della fame, dalla sete e della mancanza dei medicinali. Molti di loro sono usati anche come kamikaze. Se solo gli aiuti umanitari potessero raggiungere la parte est della città, questi poveri innocenti potrebbero essere salvati. Non ho parole per descrivere le sofferenze di questi bambini: ma che umanità è questa? Siamo di fronte ad un genocidio di bambini! Questi sono crimini di guerra della peggior specie! Non ho timore nello scriverlo con gran forza! Mi vergogno quasi a scrivere questo articolo perché probabilmente non smuoverà gli animi totalmente ammantati da una indifferenza spaventosamente agghiacciante. Eppure le ragioni per indignarsi non mancano. Cosa possiamo fare noi comuni cittadini? In primis non essere indifferenti e provare a pressare i politici affinché scelgano la strada del buon senso e della pace. Se vogliamo uscire da questo incubo cominciamo col mettere al bando la nostra indifferenza perché tutti nel nostro piccolo siamo colpevoli e quando a Natale festeggeremo con le nostre famiglie perlomeno doniamo un pensiero per chi soffre ingiustamente. 

Vincenzo Musacchio

Giurista e docente di diritto penale, Direttore della Scuola di Legalità “Don Peppe Diana” di Roma e del Molise

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