Domenica, 23 Aprile 2017 11:48

Alitalia. I sindacati richiamano al buon senso. Quale?

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ROMA - Tra sindacati “sì” e sindacati “no” i lavoratori hanno iniziato il referendum che segnerà il loro destino.

Chissà quale sarebbe stata la sorte dei lavoratori Alitalia, se avessero avuto dei sindacati “diversi”, magari più agguerriti  nel rappresentare i diritti dei loro iscritti. Di certo, e questo dal fatidico 2008, non è dato a sapere. L’unica cosa di cui non vi sono dubbi è l’insanabile situazione pietosa in cui è precipitata Alitalia e il disastroso destino a cui migliaia di lavoratori sono stati condannati per colpe che non avevano attraverso piani industrali inesistenti.

Strano che alcuni sindacalisti,  senza fare nomi,  specie quelli delle alte sfere che nel cuore della notte firmano gli accordi, adesso richiamino i lavoratori al buon senso e addirittura dimostrino perplessità nel vedere persone che, “nonostante tutte le informazioni che hanno ricevuto e la criticità in cui versa l’azienda, manifestano apertamente la loro contrarietà all’accordo”. 

Forse i diritti sono rimasti una chimera per sognatori idealisti di altri tempi? D’altra parte il liberismo del trasporto aereo ha le sue regole di mercato. Regole che devono rimanere incontrastate purché il nuovo schiavismo del XXI secolo avanzi verso i modelli di una concorrenza low cost, spesso sleale, a cui la politica non ha mai voluto mettere ordine.

Lo abbiamo visto in tutti i settori: lavoratori svenduti al miglior offerente con salari da fame sotto il ricatto di un’occupazione, miraggio per i più fortunati. E così va a finire che anche l’usurpazione dei diritti più basilari diventi l’unica occasione da prendere al volo. Ha ragione, Giorgio Cremaschi, a domandarsi a che serve ancora il sindacato se “è capace solo di dire ai lavoratori o ti pieghi ai diktat di chi comanda o sarà la fine. Un tipo di sindacato incapace di lottare e che si beve tutte le bugie delle controparti imprenditoriali e di governo: questo sindacato non solo è inutile, ma dannoso”.

D’altra parte e - nell’assordante silenzio - la classe dirigente non è lautamente pagata a discapito di salari trasformati in elemosine?

I diritti per vivere una vita dignitosa hanno probabilmente, per chi non vuol vedere, due pesi e due misure. Di questo passo non si andrà da nessuna parte.

Alessandro Ambrosin

direttore responsabile

www.dazebaonews.it

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