Lunedì, 29 Maggio 2017 09:28

Il punto G del video: Gruber, Goracci, Gabanelli

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Oltre al varietà, i film e lo sport, in tv ci sono anche i telegiornali. E ci sono le giornaliste, che senza essere delle celebrità non sono professionalmente meno brave delle star della tv d’evasione.

Non c’è Paese in guerra, e non sono pochi, da cui non arrivi una corrispondenza di Lucia Goracci. L’inviato di guerra è una figura del giornalismo delle origini, dei Barzini, dei Montanelli, tanto per fare due nomi di spicco. Lucia Goracci, pur non avendo alle spalle tutta una vita da inviato, perché è relativamente giovane, ha rinverdito una figura professionale che sembrava destinata a scomparire, un po’ come il giornalismo d’inchiesta che fu di Oriana Fallaci ed è stato resuscitato in extremis da Report della Gabanelli. Tanto da poter dire che dietro un grande reportage c’è sempre una grande giornalista donna.

Eppure, anche se oggi è sulla cresta dell’onda, Lucia Goracci ha stentato a partire nella professione. Figlia di un dentista di Orbetello che l’avrebbe preferita nel suo studio, Lucia ha sempre avuto il pallino del giornalismo. Al punto di partecipare, decisissima, al concorso per trenta posti di giornalista praticante indetto alcuni anni fa dalla Rai. Su duemila concorrenti, poi ridotti a duecento, Lucia senza raccomandazioni arrivò quattordicesima. Quindi, era convinta di avere il posto in tasca. Ma non sapeva che nelle lungaggini del concorso, il consiglio di amministrazione della Rai era cambiato, quello che lo aveva indetto era finito alle ortiche e il successivo aveva bellamente deciso di non onorare l’impegno dell’azienda verso quei 30 giornalisti rimasti ad aspettare fuori dai cancelli di viale Mazzini. Ben consigliata, a differenza degli altri 29, Lucia Goracci non si imbarcò in una vertenza giudiziaria contro la TV di Stato, ma affrontò paziente lo scorrere degli eventi. E un giorno, grazie all’interessamento dell’allora direttore della testata regionale Piero Vigorelli, oggi beneamato sindaco di Ponza, si vide offrire l’assunzione come praticante nella sede regionale siciliana. Nella redazione del TGR di Palermo, Lucia Goracci imparò il mestiere, si fece apprezzare, in breve dalle notiziole di cronaca passò alle inchieste giudiziarie sulla mafia, quindi alla conduzione del telegiornale. E in redazione arrivarono le prime telefonate:“Mizzeca, è la prima volta che al telegiornale siciliano c’è una che parla con accento toscano”, dicevano le più cortesi. Da Palermo a Roma, al TG nazionale, quindi alla neonata Rai International oggi Rai News 24: un’irresistibile ascesa che ha portato Lucia Goracci su tutti fronti. Ma non solo: recentemente è stata la prima, se non l’ultima, giornalista occidentale ammessa ad una lunga intervista a tu per tu con Erdogan, il leader turco che i giornalisti li vede meglio in galera. Afghanistan e Palestina, Iran ed Egitto, guerre guerreggiate o attentati terroristici: ovunque sull’intero scacchiere internazionale ci sia bisogno di una corrispondenza televisiva e radiofonica, è li che è andata Lucia Goracci. È sempre e ovunque, tranne che nei Paesi che hanno nella capitale un corrispondente fisso della Rai: in quelle sedi la Goracci mette piede solo in casi eccezionali. Il suo campo d’azione è il deserto, dove si spara, e dove un vero giornalista sa muoversi e trasmettere. Come ai suoi tempi faceva Oriana Fallaci.

Lilli è nom de plume, all’anagrafe fa Dietlinde, è nata in un paesino della Valle dell’Adige equidistante da Trento e da Bolzano, da famiglia di lingua tedesca. Il padre un rispettabile imprenditore di cui si conosce un solo cedimento alla vanità: una villa in Sardegna per le rare e brevi vacanze di tutta la famiglia. E nel giardino di quella casa la Gruber già Lilli fu fotografata in topless da un paparazzo che si deve essere amaramente pentito dell’impresa, tanto furiosa fu la reazione della protagonista. Ne derivò una denuncia penale, un processo e una condanna per tutti, editore e fotografo. Prima, con i capelli ricci allora fuori moda, Lilli Gruber appariva sul video di una televisione privata di lingua tedesca. La notò il segretario di redazione del TG2, che stava spesso da quelle parti perché la moglie aveva un albergo a Bressanone. Quando il neo direttore del TG2 Antonio Ghirelli espresse il desiderio di rinnovare il “parco conduttori” del telegiornale con volti nuovi, (possibilmente “di una bella guagliona” aveva detto) il segretario di redazione si ricordò del visetto della Gruber parlante tedesco e le propose un provino a Roma. Lilli arrivò così in via Teulada, quasi contemporaneamente con Carmen Lasorella, altra “bella guagliona” scovata da Ghirelli (con la sua voce profonda era un’apprezzata speaker del TG3). Fra le due non ci fu grande simpatia: l’una chiamava l’altra Dietlinde, e Lilli ricambiava con Carmela, il vero nome di Lasorella prima di un regolare cambio all’anagrafe. Ci fu un periodo in cui il TG2 aveva le due più belle giornaliste dell’intera azienda: Lilli all’edizione della sera, Carmen a quella delle 13. Non si incontravano mai in redazione. Seguì l’abbandono della Rai da parte della Gruber, la sua elezione al Parlamento europeo, e successive dimissioni prima che maturasse il diritto alla pensione (altri tempi, altro stile). Infine, il passaggio alla 7. Oggi il suo talk show è il più seguito, il più rincorso dai politici, il più autorevole dell’intera rete. Peccato che non sia la Rai. La rete di Urbano Cairo, che ha fatto una precisa scelta editoriale, puntando molto sui talk-show, ha in Otto e mezzo della Gruber la punta di diamante del genere, che per qualità e non solo per ascolti sbaraglia i diretti concorrenti. Il suo è un vero salotto televisivo dove nessuno alza la voce e perfino la sgangherata ditta Salvini & Grillini si comporta educatamente. Non un’arena dove il dibattito degenera spesso in rissa, dove i conduttori maschi parlano in piedi passeggiando da una parte all’altra dello studio quasi dovessero inseguire gli interlocutori. La moda degli intervistatori peripatetici sembra sia stata imposta da Bruno Vespa e dal suo Porta a porta. Al contrario, educatamente seduta in pizzo alla sedia, puntando sugli altissimi tacchi a spillo, Lilli sfoggia ogni sera una giacca non solo firmata ma anche elegante e tutt’altro che casual. Ma oltre la forma, la sostanza. Dietlinde Gruber detta Lilli è bravissima nel fare domande, nell’ascoltare le risposte dei suoi ospiti (una dote non frequentissima in televisione) e riesce ogni volta ad conservare l’attenzione dello spettatore, anche se l’argomento non è dei più allettanti. Perché è una giornalista brava che si è fatta le ossa nelle redazioni dei telegiornali Rai, luoghi non meno pericolosi della periferia di Aleppo.

Può dire di saperne qualcosa Milena Gabanelli per la quale il fattore G. ha smesso di funzionare. Per fumose ragioni impossibili da indagare ha dovuto lasciare il suo Report che ha rappresentato una stella luminosa nel tramonto del giornalismo televisivo d’inchiesta. Sommersa da una valanga di citazioni in tribunale, ma non per questo intimidita, la Gabanelli ha dovuto passare la mano: quasi tutte quelle querele finiranno in una bolla di sapone, ma la Rai, si sa, non ama farsi trascinare in tribunale. Scotta ancora la penale che dovette pagare, anni fa, alla Findus a riparazione di un servizio sui surgelati che metteva in dubbio la qualità di alcuni prodotti. Anche in quel caso a farne le spese è stato il programma che fu cancellato dal palinsesto. A distanza di anni ha ripreso quella bandiera Report, ma senza la Gabanelli. E Report già traballa... 

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