Sabato, 22 Luglio 2017 09:51

Mafia capitale: è ora di modificareil 416 bis

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Crolla l'associazione di stampo mafioso. Così hanno stabilito i giudici del tribunale penale di Roma a conclusione del processo denominato “Mafia Capitale”. Da qui a dire che a Roma non ci sia la mafia mi sembra tuttavia un azzardo. Non entro nel merito della sentenza poiché attendo le motivazioni, ma una riflessione di politica criminale credo sia dovuta. Da questo processo (così come da altri della stessa specie) emerge un’esigenza ormai improrogabile.

Occorre una modifica degli istituti che disciplinano l’associazione di stampo mafioso che tenga in considerazione come tali organizzazioni possano agire senza l’uso necessario della violenza ma ricorrendo alla corruzione. Questa modifica, che sostiene da qualche tempo anche Roberto Scarpinato - magistrato che di mafia ne capisce - è necessaria perché c’è uno spostamento dell’operatività dei sodalizi mafiosi da un terreno militarizzato a uno prevalentemente corruttivo. Le metamorfosi delle organizzazioni mafiose ormai sono una realtà. Le nuove mafie sono sistemi criminali complessi di cui fanno parte esponenti di settori diversi: politica, finanza, pubblica amministrazione, istituzioni centrali e locali, colletti bianchi, imprenditoria, massoneria e così via. Questi sistemi criminali multiformi richiedono strumenti penali adeguati alla loro complessità. Le condotte contenute dagli articoli 416 bis (“i sistemi criminali non usano il metodo mafioso”) e 416 (“l’associazione per delinquere semplice è una norma riduttiva”) sono ormai obsolete. Conseguentemente sono indispensabili soluzioni di politica criminale che tengano in considerazione queste continue metamorfosi. Occorre una nuova fattispecie incriminatrice che possa far rientrare nell’alveo dell’art. 416 bis c.p. anche le relazioni illecite fra apparati pubblici e crimine organizzato in forma stabile e associata. Alle mafie di oggi basta chiedere per ottenere.

Lo strumento per far ciò è la corruzione che ormai si estende in molteplici settori economici e delle pubbliche amministrazioni. Le nuove mafie governano il territorio, acquisiscono pubblici servizi, appalti, interi comparti economici, senza l’uso di quelle che si ritenevano fossero le loro armi principali (intimidazione, violenza, minaccia), ma assoggettano le loro vittime (sia esso un imprenditore concorrente, un funzionario pubblico o un qualsiasi altro cittadino) senza fare ricorso all’uso della violenza mafiosa ma con metodi di persuasione economica (corruzione) o di rassegnazione (inglobando la vittima nel sistema criminale). Il metodo corruttivo, sulla base del nostro ragionamento, va collocato nell’alveo dei sistemi attraverso cui le mafie possono indurre assoggettamento. L’uso stabile e continuo del metodo corruttivo da parte delle associazioni mafiose, determina, di fatto, l’acquisizione in capo alle stesse, dei poteri dell’autorità pubblica che governa il settore amministrativo ed economico che viene infiltrato. Sono convinto che sia giunto il momento di rivedere l’articolo 416 bis del codice penale introducendo una nuova previsione normativa che possa colpire i colletti bianchi che agevolano o fanno affari con le mafie. Giovanni Falcone sosteneva che la mafia fosse un’entità criminale in continua evoluzione che si adattasse facilmente ai mutamenti dell’ambiente circostante. Ecco, dunque, il perché di un rinvigorimento dell’articolo 416 bis del codice penale con una modifica che dal punto di vista tecnico-giuridico, potrebbe essere costruita dalla previsione del metodo corruttivo. Ormai dobbiamo pensare alle mafie che manifestano la loro forza intimidatoria utilizzando un campionario di strumenti corruttivi duttile, invisibile e capace di infiltrarsi in profondità. La loro enorme potenzialità, frutto di un’economia parallela a quella dello Stato, garantisce, silenziosamente, senza un colpo di pistola, ma in modo molto più efficace, il raggiungimento delle finalità mafiose. L’indagine su “Mafia Capitale” ha rivelato un aspetto indubbiamente inquietante: quello delle attività tese a influenzare illecitamente le nomine dei dirigenti e dei responsabili dei servizi e degli uffici pubblici che governano il settore economico che il sodalizio intende controllare. A questa stortura occorre reagire presto prima che sia troppo tardi!

 

Vincenzo Musacchio

Giurista e docente di diritto penale, Direttore della Scuola di Legalità “Don Peppe Diana” di Roma e del Molise

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