Martedì, 15 Agosto 2017 10:24

Incendi: un male mondiale

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Uno dei fenomeni che sta caratterizzando questa torrida estate è l’impressionante numero di incendi.

«Ogni estate l’Italia brucia. Quest’anno brucia di più» ha dichiarato Legambiente in base ai dati (ancora parziali) raccolti dalla Commissione europea nell’ambito del progetto Copernico per monitorare e mappare uno dei fenomeni più devastanti in Italia e nel resto d’Europa. Secondo i dati rilevati sarebbero già stati distrutti oltre 72mila ettari di superfici boschive che, sommati ai quasi 3mila bruciati nel periodo invernale, fanno un totale di quasi 75mila ettari (74.965). Un numero impressionante specie se si considera che nei dodici mesi del 2016 il totale non aveva raggiunto neanche i 48mila ettari (47.926). in altre parole in poco più di sei mesi sono stati bruciati il 156,41% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016.

Ad aver subito i danni maggiori le regioni meridionali con in testa la Sicilia dove da mesi va avanti (inascoltata) la protesta del gruppo antincendio. E mentre i governi nazionale e regionale dimostrano di non essere seriamente interessati a questi problemi in Sicilia nel 2017 sono andati in fumo già oltre 25mila ettari di boschi. Anche in Calabria la situazione è grave (con 19.224 ettari distrutti). E poi la Campania (13.037), il Lazio (4.859), la Sardegna (3.512), la Puglia (3.049), la Liguria (2.848 ma dei quali 2.455 ettari bruciati nel periodo invernale), la Toscana (1.521), la Basilicata, l’Abruzzo, la Lombardia, le Marche, l’Umbria e il Piemonte.

 In pratica non c’è regione italiana che non sia stata colpita da incendi e che non abbia subito danni. Segno evidente della inefficacia degli strumenti adottati e dell’insuccesso delle politiche preventive. 

Ma la situazione non è grave solo in Italia. In tutta l’Unione Europea, nel 2017, gli incendi  sono praticamente triplicati e hanno distrutto un’area pari per estensione quasi al Lussemburgo. 677 incendi solo nei primi mesi del 2017. Oltre che in Italia i vigili del fuoco e i servizi antincendio sono dovuti intervenire anche in Portogallo dove 64 persone sono morte in un incendio forestale, e così  in Montenegro e in Croazia. Ma anche in Spagna dove con l’aumento delle temperature il rischio di incendi e la loro propagazione sono diventate un pericolo. “la Spagna brucia, ma non è una sorpresa: vedremo più incendi nel Mediterraneo e nuovi focolai in Paesi che non se lo aspettano” ha detto Alexander Held, esperto dell’European Forest Institute. 

In Francia almeno 4mila ettari di vegetazione sono ridotti in cenere, migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e una ventina di vigili sono rimasti feriti a causa degli incendi scoppiati soprattutto in Corsica nel sud-est della Provenza, in particolare nel dipartimento del Var. Nonostante il lavoro senza tregua dei vigili del fuoco la situazione è “estremamente violenta e difficile da tenere sotto controllo”, ha detto il prefetto della regione Provence-Alpes-Côte d'Azur, Stéphane Bouillon, “perché c'è una foresta protetta del litorale, pochi mezzi per accedervi e molte abitazioni nel settore”. Situazione difficile anche a Ramatuelle

E in Russia, come ogni anno, le foreste boreali sono vittime di vasti incendi. 

Anche oltre oceano, però, la situazione appare critica: vaste zone della parte occidentale del Canada sono state ridotte in cenere. Situazione è particolarmente critica nella zona della Columbia Britannica dove le autorità hanno dichiarato lo stato d'emergenza e circa 40mila persone sono state costrette ad abbandonare le loro case, messe in pericolo da incendi esplosi nella zona. L'allarme più importante è quello registrato nella città di Williams Lake dove è stato emanato un ordine di evacuazione generale della popolazione cittadina e delle aree circostanti, obbligando circa 16mila persone a lasciare le proprie abitazioni. “Le fiamme sono alte circa nove metri quindi ho pensato che non ce l’avrei fatta visto che ero accerchiato”, racconta un residente di Williams Lake.

Lo stesso in Cile dove 130mila ettari di foresta sono già stati distrutti dagli incendi che stanno devastando il sud del paese. La Presidente Michelle Bachelet, dopo aver visitato i luoghi, ha definito l’accaduto il “peggiore disastro forestale” nella storia del Cile.

Perdite di centinaia di migliaia di foreste che sarà difficile far ricrescere e danni incalcolabili all’ambiente. Eppure in molti casi questi incendi sono avvenuti in paesi o in aree alemno sulla carta sorvegliate e servite da mezzi antincendio. Come ha dichiarato il capo della Polizia Franco Gabrielli, a Napoli: “Ciclicamente, in questo Paese quando c’e’ l’emergenza incendi, sembra che il problema siano i Canadair”. “Noi abbiamo la flotta pubblica di Canadair più grande del mondo”. “I temi – ha concluso Gabrielli – sono altri, ma siccome ora mi occupo di altro, lascio a chi si occupa di queste cose di trarre le dovute conseguenze”. Che qualcosa non funziona a dovere lo aveva già segnalato un rapporto Ecomafia nel quale si leggeva che gli incendi di origine dolosa o colposa erano quasi raddoppiati rispetto all’anno precedente. A segnalare questi problemi la presidente di Legambiente, Rossella Muroni: “I ritardi nella pianificazione territoriale sono decisamente troppi”. Che ha aggiunto: “La Protezione civile ha messo in campo nei giorni scorsi un notevole impegno. Ma la questione degli incendi richiede che si faccia di più, per prevenire e per punire”. “È fondamentale che vi sia una concreta assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti nel controllo, la prevenzione e la mitigazione del fenomeno, a cominciare da Regioni e Governo. È inaccettabile continuare a lasciare andare in fumo il capitale naturale del Paese”.

Già forse visto ciò che sta avvenendo in Italia, in Europa e nel mondo, non sarebbe sbagliato che i governi e le autorità invece che piangere sul latte versato facessero una analisi attenta del fenomeno incendi e prendessero provvedimenti per evitare che la situazione possa peggiorare.   

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