Giovedì, 17 Agosto 2017 18:07

Strage di cristiani: è allarme

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L’ultimo caso risale a pochi giorni fa: il 9 agosto almeno cinquanta tra donne, uomini, bambini e anziani di religione cristiana sono stati sgozzati a Gambo, un villaggio a 50 chilometri da Bangassou, in Centrafrica. A dare la notizia è stato mons. Juan Josè Aguirre, vescovo di Bangassou. Tra le vittime ci sono anche 6 volontari della Croce Rossa.  

Mentre tutti i media sono concentrati sulle missioni di pace e sui migranti, pochi parlano delle migliaia di cristiani uccisi ogni anno solo a causa della loro fede. Uomini, donne e bambini massacrati, feriti o attaccati solo perché cristiani. Un fenomeno molto più diffuso di quanto si possa pensare (anche se i dati a disposizione sono spesso discordanti). Secondo l’ultimo rapporto del Center for Study of Global Christianity, relativo al 2016, sarebbero 90mila i cristiani uccisi a causa della loro fede. Uno ogni 5,8 minuti. La maggior parte in Africa o in Medio Oriente ma anche in Asia e in altre parti del globo. A dare queste cifre, in un'intervista a Radio Vaticana, è stato Massimo Introvigne, direttore del Cesnur, Centro Studi Nuove Religioni.

Diverse le cause. Si va dall’oppressione islamica (calata con il calare del potere dell’ISIS) al nazionalismo religioso (esempi sono l'induismo e il buddismo, ma anche il giudaismo ortodosso), dall’antagonismo etnico al protezionismo nominativo, dall’oppressione politica a forme di intolleranza secolare mai risolte. 

Una vera e propria persecuzione che deriva dal fatto che, mentre in Italia e in Europa sembra che tutti facciano a gara per rispettare e ospitare le altre religioni – si pensi alle polemiche sul crocifisso nelle aule scolastiche o alle decine o alla corsa per la realizzazione di moschee e “centri di culto”), in molti paesi del mondo, ai cristiani non è permesso praticare la propria fede. Ben 102 Paesi su 196 presenti alle Nazioni Unite hanno adottato divieti. A volte ricorrendo alla violenza per farli rispettare  (e meno della metà di questi sono a maggioranza islamica). 

Paesi come la Corea del Nord o l’India, inaspettatamente al quindicesimo posto (“le comunità cristiane segnalano una crescita delle molestie a loro danno nel corso del 2016. Si segnalano episodi di la violenza fisica, incendi dolosi, profanazione di chiese e Bibbie. Di rado la polizia interviene”). E poi il Vietnam diciassettesimo, seguito dal Kenya che pure è a maggioranza cristiana, come l’Etiopia che è al ventiduesimo posto.

Molti cristiani vengono sono stati uccisi perché si sono rifiutati di convertirsi e rinunciare alla propria fede davanti a tutti. È successo pochi mesi fa in Egitto: “Sull'autobus c'erano anche tanti bambini. Gli hanno rubato soldi e oro. Hanno anche chiesto loro di rinunciare a Cristo e di diventare musulmani. Se avessero accettato li avrebbero salvati ma i pellegrini hanno rifiutato e così sono stati uccisi. Gli hanno messo la pistola sulla testa e sul collo per ucciderli in modo diretto”, a denunciarlo padre Antonio Gabriel, parroco della chiesa copta San Mina a Roma. Alla fine sono stati  28 i morti, tra cui numerosi bambini, nel distretto di al-Idwah poco fuori Minya, a 220 chilometri dal Cairo. I fedeli erano diretti a un monastero nella regione di Minya. Dopo l'attacco il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha convocato una riunione straordinaria con i vertici della sicurezza e il ministero dell'Interno ha annunciato che le forze di sicurezza hanno cercato di rintracciare i responsabili della strage (la procura generale egiziana ha aperto un'inchiesta). Ma sul buon esito di queste indagini, come di molte altre, ci sono poche speranze.

Numeri più bassi ma non meno spaventosi quelli contenuti nel rapporto "World Watch List 2016" che mostra come le persecuzioni a danno dei cristiani su scala mondiale siano aumentate (per il terzo anno consecutivo). “I cristiani di tutto il mondo continuano a rischiare la detenzione, la perdita della casa e dei beni, nonché di subire torture, decapitazioni, stupri e persino la morte a causa della loro fede” dice il rapporto. Ancora una volta nella “lista nera” dei paesi in cui le persecuzioni contro i cristiani sono più rilevanti, accanto a paesi noti, fanno la propria comparsa alcuni insospettabili. Paesi come le Maldive, il Turkmenistan, il Vietnam, l’Arabia Saudita, il Qatar e il Pakistan, salito al sesto posto della graduatoria e dove la violenza anticristiana è “superiore persino al nord della Nigeria”.

Secondo i ricercatori, circa 215 milioni di fedeli nel mondo subiscono un livello “alto” o “molto alto” di persecuzioni e oppressioni. 

Il rapporto distingue infatti tre gradi di persecuzione (in base al punteggio): alta (41-60), molto alta (61-80), estrema (81-100) distinguendo tra squeeze, ossia pressioni/vessazioni, e 

smash, vera e propria violenza fisica. Quest’ultima è facile da “calcolare” e “stimare”. Al contrario sulla prima sorgono notevoli difficoltà: spesso gli episodi non vengono denunciati o si verificano in zone inaccessibili (per questo i ricercatori hanno utilizzato dei questionari per identificare le fonti della “persecuzione” alle quali viene poi assegnato un punteggio, la cui somma viene caricata sui singoli paesi).

Su una popolazione totale attorno ai 4,83 miliardi che vive nei 50 paesi oggetto dello studio di Open Doors, circa 650 milioni sono cristiani.  E di questi 215 milioni (ovvero il 30%) è vittima di una persecuzione di livello da alto a estremo. In questi paesi un cristiano ogni tre è perseguitato. E sarebbero 1.207 i cristiani uccisi per motivi legati alla fede o scorso anno (1.329 le chiese attaccate e distrutte o seriamente danneggiate).

Senza contare che, come hanno riportato gli stessi autori sella ricerca, “è sempre più difficile ottenere dati completi in situazioni di conflitto civile”. In molti paesi dove sono in corso guerre civili come in Myanmar o in  Siria o sui monti Nuba in Sudan o nel nord della Nigeria, in Ciad e in Camerun. In tutti questi paesi e in molti altri, crescono oppressione, abusi, discriminazioni ed emarginazione dei cristiani.  Un numero minore rispetto a quello di altri studi ma che, è bene ricordarlo - tiene conto solo di 50 paesi. Paesi dove si viene perseguitati ed è possibile morire solo perché cristiani. 

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