Mercoledì, 25 Febbraio 2015 16:04

Il governo vuol fare tutto da solo, ma non ha fatto i conti con la Corte dei Conti

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ROMA - Mentre in Parlamento impazzano le polemiche dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Jobs Act, per Renzi nuove nuvole sembrano addensarsi all’orizzonte.

La decisione del “nuovo che avanza” di voler andare avanti a  tutti i costi e di decidere tutto da solo senza ascoltare neanche i pareri e i suggerimenti provenienti da esponenti del suo stesso partito, infatti non è piaciuta a molti deputati PD. “Il messaggio che il governo ha voluto mandare con il Jobs Act è molto importante: di quello che gli chiede il partito, anche all’unanimità, se ne frega» sono state le parole della senatrice Erica D’Adda, componente della commissione Lavoro di Palazzo Madama. “C’era un accordo con il governo, ma alla fine hanno cambiato idea. […], cosa lavoriamo a fare? Perché discutiamo in commissione, cerchiamo con difficoltà una sintesi, se poi al governo non importa nulla?”. E con lei molti altri.

Ma le nuvole più dense pare possano accumularsi su altre decisioni, forse prese dal “nuovo che avanza” troppo di fretta. Come quella degli ormai famosi “80 Euro al mese”. Di sicuro l’escamotage che ha permesso a Renzi di avere grandi consensi popolari e di assurgere al ruolo di leader del proprio partito nonostante i malumori di molti. Ebbene, nel rapporto “Le prospettive della finanza pubblica dopo la legge di stabilità” parla di  “non marginali ombre”, trasmesso al Parlamento nei giorni scorsi, la Corte dei Conti ha evidenziato non pochi “difetti” sulla disponibilità delle risorse finanziarie necessarie per permettere al “nuovo che avanza” di andare avanti. A cominciare proprio dai famosi “80 Euro”: la stabilizzazione del bonus prevista e promessa dal governo, avrebbe effetti pressoché nulli sui redditi, a causa degli aumenti delle tasse. Secondo la Corte dei Conti, tra clausole di salvaguardia e tagli di spesa previsti dalla legge di stabilità “l’impulso del bonus può essere vanificato se considerato non come elemento aggiuntivo permanente del reddito, ma come elemento compensativo di un aumento di pressione fiscale”.

Qualcosa che in molti hanno continuato a ripetere per mesi, ma che ora, per la prima volta, trova conferma ufficiale nelle analisi della Corte dei Conti.

Ma il rapporto della Corte dei Conti parla anche di incertezze che derivano dalla spending review e nel taglio dell'Irap. “Il ridisegno delle strutture di governo, la ridefinizione di competenze e lo stesso futuro di quote significative degli apparati pubblici, oggetto di numerosi programmi di intervento in questi anni, sono ancora in attesa di una completa attuazione”, dicono i magistrati della Corte dei Conti. In altre parole, il “governo del fare” ha imposto a tutti di “fare sacrifici” e di stringere la cinghia, ma poi ha dimenticato di dare il buon esempio e di farlo lui per primo.

E non è finita, secondo i giudici della Corte dei Conti, “la sostenibilità delle prestazioni pubbliche, siano esse quelle sanitarie o assistenziali e quindi le condizioni di accesso a questi servizi, è soggetta a rilevanti incertezze e differenze territoriali”. In altre parole, dopo un anno di governo potrebbero anche non essere più sicuri alcuni servizi pubblici, servizi che però di sicuro non sono costati meno. Al punto che “non può non destare preoccupazione il continuo rinvio al futuro di ulteriori tagli di spesa al momento sostituiti da clausole di salvaguardia”.

Una situazione di grave incertezza che grava anche “sul gettito futuro”, derivante dalla “tendenza ad alterare il profilo temporale del gettito tributario, anticipando entrate future”. Non a caso, proprio ieri il ministro Padoan si è vantato di aver sottoscritto con il consigliere federale svizzero Widmer Schulumps l'accordo in materia fiscale. Un accordo che, secondo le previsioni di Padoan, porterà ''grandi benefici per le finanze pubbliche''. Solo previsioni, però. Come quelle del premier Renzi, che ha detto: "Oggi è stato siglato l'accordo con la Svizzera sul segreto bancario: miliardi di Euro che ritornano allo Stato". Stime e previsioni, come ha detto la Corte dei Conti. Ma che, oggi come in passato, potrebbero rivelarsi delle mere chimere. Come ha confermato l’avvocato Bernasconi, esperto di segreto bancario elvetico, che ha detto: “In molti si aspettavano la firma del protocollo italo-svizzero, da queste parti. E in molti hanno trasferito il loro capitale”. Dove? In altri paradisi fiscali come Israele, Montenegro, Serbia, Seychelles e perfino la Tunisia. Paesi che erano e continua ad essere “paradisi fiscali”. La prospettiva quindi, potrebbe essere quella di aver chiuso la stalla dopo che i buoi erano scappati. ''A bilancio questo accordo è postato un Euro, ma azzardo una previsione, sarà più di un Euro”, ha commentato scherzoso Padoan.

Ai cittadini non resta che attendere il prossimo anno per sapere dal prossimo rapporto della Corte dei Conti se e quanto è rientrato in Italia dalla Svizzera e cosa avrà fatto il “governo del fare” nel 2015. Sempre che, nel frattempo, “qualcuno” non decida di fare a meno della Corte dei Conti, importante ente di controllo dell’ordinamento nazionale …

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