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Il 28 Aprile si celebra la Giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto

Il 28 Aprile si celebra la Giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto

ROMA - Da anni è stato accertato che l’amianto, utilizzato per la realizzazione di manufatti per l’edilizia e per l’industria, è una sostanza cancerogena e, per questo motivo, il suo utilizzo è vietato sia da leggi nazionali che da accordi internazionali (sottoscritti dal nostro Paese).

Ciò nonostante in Italia e in molti altri Paesi del mondo (primi fra tutti) l’amianto continua ad essere utilizzato e commercializzato. 

Seconde le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono almeno 125 milioni i lavoratori nel mondo esposti all’amianto. Un rischio che per molti di loro si trasforma in una condanna a morte: sono circa centomila i morti, ogni anno, a causa del contatto con questa sostanza (ma secondo gli esperti si tratterebbe di cifre sottostimate). Solo in Europa, in America del Nord e in Giappone i morti a causa dell’amianto, ogni anno, sono almeno ventimila i morti per cancro al polmone dovuti all’amianto e diecimila sono casi di mesotelioma. Dal 1999 al 2010 sono oltre 100 mila le persone che sono morte a causa di malattie “asbesto-correlate”. E in molti Paesi, come quelli asiatici, mancano stime attendibili. 

In Italia, tra il 1993 e il 2008, si sono stati registrati 15.845 casi di mesotelioma maligno e i morti sono stati oltre 4mila. 

Eppure nel Bel Paese, secondo le stime di CNR-Inail, ci sarebbero ancora 32 milioni di tonnellate di amianto. Una quantità che, in barba alle promesse (e costosissime) bonifiche, continua ad aumentare. Sì perché, se è pur vero che tra i maggiori produttori e utilizzatori di manufatti in amianto ci sono India e Cina, è pur vero che tra i maggiori compratori di questo materiale altamente tossico c’è proprio l’Italia:  nel report sulle esportazioni di minerali estratti in India (Indian Minerals Yearbook 2012, pubblicato nel 2014) l’Italia è citata come primo acquirente di asbesto indiano al mondo (in due anni le imprese italiane hanno importato 1040 tonnellate di fibre d’amianto dall’India). Ma non basta, l’Italia avrebbe importato amianto anche dagli Stati Uniti. A dirlo è il rapporto “2013 Minerals Yearbook”, pubblicato dal Us Geological Surveys del governo statunitense. Eppure in Italia non è solo vietato utilizzare l’amianto, ma anche importarlo. 

È per questo motivo che  l’Osservatorio nazionale amianto ha segnalato questa “anomalia” commissione Lavoro del Senato in seguito alla quale alcuni senatori del PD hanno presentato un atto di sindacato ispettivo ai ministri dell’Ambiente e della Salute. 

Sono decenni che si conoscono i pericoli e le conseguenze legate alla lavorazione e all’uso dell’amianto. Nonostante ciò, la Banca Dati Amianto coordinata dal ministero dell’Ambiente parla di almeno 38.000 siti sparsi su tutto il territorio nazionale sui quali è necessario condurre “azioni di risanamento”. E oltre 300 di questi sono in classe di “priorità 1”, ovvero a maggior rischio (sarebbe necessario intervenire subito). La realtà è che, in barba a leggi più o meno rispettate e a interventi pubblici più o meno validi, dall’entrata in vigore della normativa ad oggi sono stati bonificati solo 27.020 edifici (tra pubblici e privati). Per meno poco più di 26.800 è in corso una bonifica. Ma maggior parte degli interventi deve ancora iniziare. Tanto che secondo alcune stime, per completare bonifiche saranno necessari non meno di 85 anni!

È per questo che, nonostante oggi nel mondo si celebri la Giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto, il “problema” nei prossimi anni non potrà che peggiorare: secondo l’epidemiologo Valerio Gennaro, si continuerà a morire “di amianto” almeno fino al 2040 e il picco (inteso come numero di morti per amianto) arriverà tra qualche anno.

Di chi è la colpa di tutte queste morti? La responsabilità di queste morti ricade sulla coscienza di chi da decenni gestisce e governa l’Italia: la legge n. 257/92 che riguarda le modalità per la cessazione dell'impiego dell'amianto risale 27 marzo 1992. Questa legge prevedeva che ciascuna regione, entro 180 giorni dalla sua entrata in vigore, predisponesse i propri Piani Regionali Amianto. Ebbene, più di vent’anni non  sono bastati ad alcune regioni (Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise, Puglia e Sardegna) per approvare e trasmettere al Ministero i propri piani (che in cambio non ha sollecitato la loro redazione più di tanto). Fino ad ora il censimento è stato completato solo in dieci Regioni (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta). Il resto d’Italia è ancora una discarica di rifiuti tossici a cielo aperto. E nessuno ne parla.

Ma non basta: mancano anche gli impianti per lo smaltimento dell'amianto dopo le bonifiche: finora le Regioni dotate di almeno un impianto specifico sono solo undici e 24 sono gli impianti. 

È per questo che Legambiente ha lanciato un appello “al Governo affinché si impegni concretamente nel dare risposte e giustizia alle vittime dell'amianto", ha detto il responsabile scientifico di Legambiente Giorgio Zampetti. Un impegno che potrebbe concretizzarsi con "lo stanziamento di circa 20 milioni di euro, da attuare con il sistema degli incentivi per la sostituzione eternit/fotovoltaico, che porterebbe alla bonifica di oltre 10 milioni di metri quadri di coperture in cemento amianto". 

Bonifiche mai effettuate, commercio illegale di amianto in violazione delle leggi nazionali e degli accordi internazionali, procedure amministrative mai eseguite: sono queste le cause della morte di migliaia di persone avvenute in Italia e della morte di ancora più persone nel prossimo futuro. Un problema che non si risolverà, né in Italia né all’estero, semplicemente celebrando la “Giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto”.

 

 

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Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Velletri n. 1/2011 del 27/01/2011
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