Pietro Folena

Pietro Folena

Giovedì, 04 Maggio 2017 20:07

Emmanuel Renzi?

Domenica 7 maggio, da cittadino francese - oltreché italiano - voterò senza esitazioni Emmanuel Macron. Non subisco alcuna fascinazione per il suo programma e per il suo profilo. Sono di sinistra, e vorrei potermi riconoscere in un nuovo socialismo, fondato su un vero umanesimo globale.

Da una antica Stazione Ferroviaria dismessa, la Leopolda, è partita l'Offerta Pubblica di Acquisto sulla sinistra italiana.

Una scalata al potere rapida e senza sostanziale resistenza, capace di affascinare intellettuali e dirigenti di primo piano provenienti dalle grandi tradizioni della sinistra. Oggi, col Congresso che si sta celebrando, il Partito Democratico, da erede dell'Ulivo, compie la sua mutazione genetica in PDR. Viene alla mente, guardando all'impostazione congressuale di Renzi, dopo la sconfitta del 4 dicembre, Bertolt Brecht: "il Comitato Centrale ha deciso: poiché il popolo non è d'accordo, bisogna nominare un nuovo popolo". Maggioranza nel Partito e minoranza nella società.  

 

C'è bisogno di tutti quelli che condividono questo punto di vista. L'avevo auspicato, qualche giorno fa, su queste colonne. Ho ritrovato in molti spunti degli interventi di Napoli-da Roberto Speranza a Enrico Rossi, da Cecilia Guerra a Guglielmo Epifani- questo spirito plurale e inclusivo.  

Nessuno ha la verità, o una ricetta già pronta. Intanto occorre dar vita a un grande movimento politico dal basso, fortemente sociale, che organizzi e difenda chi è sfruttato, chi è solo, chi non ce la fa.  

Sentirsi a casa propria non vuol dire tornare in un edificio che non c'è più; di quell'edificio esistono reperti, bandiere, simboli, canzoni, oltreché macerie, che vanno curati, studiati ed esposti, e di cui va rinnovata la memoria, perché senza passato non si ha futuro. Il futuro ha un cuore antico.

Sentirsi a casa propria vuol dire invece navigare in mare aperto -memori di quanto in fondo al mare, in questi anni, sia affogata una generazione che fuggiva da guerre o cercava di vivere-, senza un cielo di stelle fisse, ma mossi da valori incrollabili. Avanti!, titolava la gloriosa testata socialista.

Si tratta di un'impresa non facile, che dovrà fare i conti con la contingenza -la maggioranza di Governo, i provvedimenti da votare in Parlamento, le elezioni amministrative-: ma solo dei pensieri lunghi possono far attraversare le tempeste più ravvicinate.

La politica, prima di tutto chi si definisce di sinistra, oggi sa poco della società: studia poco e ascolta poco. Sente , addirittura, poco le ansie e le sofferenze sociali. "Ama il prossimo tuo come te stesso": in politica, è un atto rivoluzionario. Gesù Cristo come primo socialista della storia. Camillo Prampolini, alla fine dell'800, che a quell'idea si ispirava, fondò un giornale che si chiamava "Lo scamiciato". Oggi i nuovi scamiciati fatichiamo a vederli, da quelli che attraversano a rischio della vita la linea di faglia tra Sud e Nord del mondo a quelli che ieri garantiti o ceto medio, la camicia nuova non ce la fanno a comprarla, fino alla generazione dei voucher e senza pensione. Non penso certo che un nuovo pauperismo possa far crescere la sinistra: ma occorre partire dal pauperismo che c'è, creato dai liberisti e anche da tutti quelli che, nel passato comunisti e socialisti, hanno creduto alla favola della fine della storia di Francis Fukuyama, per proporre invece una nuova distribuzione delle ricchezze, imposizioni ai grandi capitali finanziari, alle grandi rendite e ai più ricchi, investimenti, scuola, sanità, messa in sicurezza del territorio. Non è la sinistra della camicia bianca -"quella che non ho è la camicia bianca", cantava Fabrizio de André- col suo linguaggio e col suo parlare a chi è già forte, che può darci un futuro. La sinistra è di destra, scriveva qualche tempo fa Piero Sansonetti.

"Per conquistarmi il cielo, per guadagnarmi il sole" devi fare tue le ragioni degli scamiciati. I valori di un socialismo nuovo nei metodi e nelle soluzioni "affondano le proprie radici" -scrivevano i socialdemocratici a Bad Godesberg nel 1959- "nell'etica cristiana, nell'umanesimo e nella filosofia classica". Dopo il 1968, di cui ricorre fra qualche mese il 50°, con la rivoluzione delle donne e con la consapevolezza che va preservata la vita delle specie animali, vegetali e dell'ecosistema del pianeta, queste radici si sono allargate.

Articolo Uno, speriamo presto federazione di tutte le realtà progressiste e di sinistra, deve fare ora atti forti, simbolici, che dimostrino di voler realizzare una nuova prassi politica. Penso a due prime scelte, urgenti. Una grande inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, con un questionario che crei un legame di conoscenza, e di organizzazione con il lavoro così com'è. Ho già suggerito di pensare a vere e proprie "quote blu", sul modello di quelle rosa, che prevedano la partecipazione dei lavoratori a tutte le sedi decisionali del movimento, con una percentuale almeno del 30%.La seconda scelta è l'anagrafe, in tutti i territori, di associazioni, volontariato, gruppi, comitati locali e tematici che condividono un'istanza di trasformazione sociale, e a cui proporre di stipulare patti federativi. Bisognerebbe che già la Convenzione programmatica di Milano, a maggio, fosse pensata in questa forma aperta.

Alla Stazione Marittima le premesse c'erano tutte. Ora senza paura occorre andare in mare aperto.

La questione cruciale che Articolo Uno deve affrontare -così come dovrebbero fare Sinistra Italiana e Campo Progressista, e ogni altra iniziativa nuova a sinistra- è quella della radicale sfiducia che larga parte della società, a partire dai ceti popolari e dai giovani, nutre nei confronti della politica organizzata.

La rivoluzione è l’armonia della forma e del colore e tutto esiste, e si muove, sotto una sola legge: la vita”. In questa frase di Frida Kahlo, la grandissima pittrice messicana del Novecento, c'è la sintesi di quanto è avvenuto nel secolo scorso.

All’improvviso è stata riabilitata una categoria che nel ‘900, a sinistra, ha fatto tanti danni. Il tradimento.

ROMA - Ci sono dei No che costruiscono. Che hanno un senso affermativo. Ricordo il fortunato saggio della psicoterapeuta inglese Asha Phillips, “I no che aiutano a crescere”, costruito sull'idea che solo pronunciando dei No, anche se scomodi, si evita che  il bambino si infili in una dinamica autocentrata e "onnipotente". La Phillips reagiva al clima imperante di buonismo, all'idea del genitore o dell'aduto amico che dissolvono ogni principio di autorità.

ROMA - E così, qualche settimana dopo Pietro Ingrao, ci lascia anche Armando Cossutta. Un comunista italiano, a tutto tondo, anche se a lui, non sempre a ragione, è stata attaccata l'etichetta di “sovietico”. 

ROMA - Il tassista che ci porta all'aeroporto di Orly, domenica nel pomeriggio, è visibilmente provato. Silenzioso, e gentile, si vedono con chiarezza le sue origini maghrebine. Dopo un po', con mia moglie, riusciamo a parlare di quanto è successo.

ROMA - Ho assistito ad una parte dell'assemblea che ha segnato la nascita di Sinistra Italiana. Vorrei qui, con chiarezza e libertà di pensiero -anche ascoltando e leggendo gli anatemi incrociati di queste ore- dire cosa mi è piaciuto e cosa non mi è piaciuto, e dare due consigli. 

ROMA - L'11 gennaio, a Parigi, potrebbe essere davvero cominciata, sull'onda di un'imponente rivolta popolare, una nuova stagione democratica.

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