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S.E. Sig.ra Esti Andayani, Ambasciatore della Repubblica dell’Indonesia in Italia ha indetto una conferenza stampa il 16 gennaio 2019,  in occasione dei 70 anni di cooperazione tra Indonesia ed Italia.

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Evoluzione è uguale a progresso: soprattutto quando parliamo di internet e delle chance di miglioramento di vita inimmaginabili solo qualche anno fa. Dall’e-commerce alla semplice ricerca sul web: questa generazione digitale è meravigliosamente agevolata dal “tutto e subito”. 

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Un volume ASCAI in cento pagine per celebrare oltre cento anni di editoria aziendale. Origini, evoluzione e tendenze della stampa aziendale in Italia

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ROMA - La storia della tipografia è densa di avvenimenti importanti che hanno rivoluzionato il modo di concepire la stampa, la riproduzione su carta e su molti altri tipi di supporti. Ripercorriamo in questo articolo le tappe più salienti con la collaborazione della tipografia online StampaVolantini.org, azienda leader nel settore della stampa e della produzione di materiale tipografico.


2345.jpgLa prima tappa della storia della tipografia si fa comunemente risalire all’invenzione della stampa a caratteri mobili, attribuita al tedesco Johann Gutenberg. Malgrado altri stampatori tedeschi, italiani e perfino cinesi si stessero muovendo in quella direzione, fu Gutenberg a stampare il primo libro con questa tecnica, tra il 1448 e il 1454. La sua tecnica consisteva nell’allineare i tipi (piccole forme di metallo dalla forma prismatica sui quali è apposto un carattere in rilievo, da cui il termine tipografia) in linee che, via via, andavano a creare la pagina con il testo.

Nell’arco di un decennio questa tecnica si diffonde tra le varie città europee.

L’arrivo della stampa in Italia

In Italia, il prio libro stampato compare esattamente nel 1464: fu prodotto nel monastero di Subiaco. Nella biblioteca di storia patria a Napoli è ancora oggi conservato uno di questi primi libri. La nuova tecnica si diffonde rapidamente, entrando di fatto nella storia e nell’uso comune. La nascita della categoria degli stampatori risale precisamente all'anno 1469 nella città di Venezia: questo contribuì a rendere tale città la più all'avanguardia a livello europeo per quanto riguarda la stampa, e la più produttiva in Italia nella prima metà del XVI secolo.8.jpg

A Venezia risale anche la nascita dei libri tascabili e quella dei caratteri leggermente piegati a destra, il cosiddetto corsivo. Le prime realizzazioni tipografiche cercano di imitare i caratteri scritti propri dei libri realizzati fino ad allora dagli amanuensi, almeno fino al XVI secolo dove l’industria della stampa si allontanerà dall’eredità del passato. Se i caratteri di stampa così come li conosciamo ai giorni nostri sono perfettamente proporzionati nella forma e nella geometria, il merito è da attribuirsi alla stamperia ducale di Parma che introdusse un nuovo sistema nel concepire la forma dei caratteri all'incirca nel '700, grazie al lavoro di John Baskerville, Francois Didot e Giambattista Bodoni. Altre rivoluzioni avvengono nel XIX secolo, dove lo sviluppo tecnologico della tipografia permise di passare dalla pressa in legno ad una formata da una struttura in metallo, che introduce anche la stereotipia.

Dal 1800 ai giorni nostri

La storia della tipografia si amplia di ulteriori novità: la litografia venne introdotta ad inizio secolo da Alois Senefelder, a Parigi fu costruita una macchina continua, che incrementò la velocità di produzione grazie alla possibilità di stampare un foglio continuo di carta.

Nel 1814 i tedeschi Konig e Bauer inventarono la prima pressa piano-cilindrica a vapore, che permetteva di stampare da 300 a 1100 copie all’ora, poi perfezionata con la macchina a quattro cilindri, in grado di produrre fino a 5 mila copie all’ora. L’Italia partecipa ancora alla storia permettendo di stampare a colori con la rotativa e la stampa quadricomia ciano-magenta. La produzione tipografica subirà sempre piccoli cambiamenti fino all’introduzione della stampa Offset nel 1960 e l’utilizzo della carta di cellulosa. Gli strumenti informatici hanno dato inizio alla cosiddetta editoria elettronica, i documenti vengono automaticamente organizzati da tastiera, tramite l’arrivo dei personal computers. Nel 1990 arrivano le piccole stampanti da tavolo, con stampa ad aghi, a laser e a getto d’inchiostro, diffuse prima negli uffici e poi nelle abitazioni. La storia della tipografia non si arresta, introducendo recentemente linguaggi specifici per la stampa ad alta qualità di testi scientifici.

 

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ROMA – Devo confessare che questo è il primo film di Checco Zalone al quale assisto. Mi ci sono avvicinata con il pregiudizio che hanno tutti quelli che considerano “altro” il cinema d’autore, una diminuzio della quale il re Mida Zalone, alias Luca Medici, soffre e dovrà accettare di soffrire ancora, prima di essere considerato una firma. Ma chi non riconoscesse oggi il suo ultimo lavoro “Quo vado?” come ben fatto, può considerarsi uno snob. Persino la stampa l’ha molto applaudito nell’odierna conferenza di presentazione.

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ROMA - Acque agitate nelle istituzioni giornalistiche con tendenza alla burrasca. Tra la Federazione nazionale della stampa, che conta poco meno di 22 mila iscritti, ed il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che ne annovera oltre 110 mila, da qualche tempo non c’è sintonia. Se non altro perché la prima è un soggetto privato ed il secondo è pubblico.

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PARIGI -N Più di 500 giornalisti accreditati alla conferenza stampa del presidente francese sono rimasti a bocca asciutta. Hollande non ha voluto affrontare pubblicamente la questione tradimento. "Gli affari privati si trattano in ambiti privati, nell'intimità rispettosa di ciascuno. Questo non è il luogo e il momento per farlo".

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SILANUS -  E’ Ottavio Pirelli, cronista della Rai il vincitore della XXI edizione Premio giornalistico Funtana Elighe dedicato come di consueto alla Sardegna.

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(coda di agosto e settimana dal 3 al 9 settembre)

Coraggio, anche questa estate è passata e anche se "la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi" sarà duro ammettere che per l'ennesima volta quasi nulla è accaduto, se non "l'estate più calda degli ultimi centocinquantanni; la "siccità più grave degli ultimi tempi";

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La partita per il salvataggio dell'euro e' arrivata ai calci di rigore, ma la Bce non puo' giocare a fare Superman. Lo scrive la progressista 'Sueddeutsche Zeitung' (SZ), il piu' diffuso quotidiano nazionale, che peraltro pubblica oggi l'intervista molto critica nei confronti della Germania del presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. In un commento dal titolo "I mercati sono tutt'altro che una congiura internazionale" il giornale scrive che "se finora si parlava della finale per salvare l'euro, adesso siamo arrivati ai calci di rigore". La SZ scrive che "i salvatori dell'euro vogliono fare in caso di necessita' una politica contro i mercati, ma con quale diritto? I mercati sono tutt'altro che un'oscura congiura internazionale, ma la somma di grandi e piccoli investitori, che devono prestare i soldi di cui hanno bisogno gli Stati, poiche' con le loro entrate non ce la fanno".

"Non hanno ragione i mercati?", prosegue il giornale progressista, visto che "in Grecia il processo di riforme e' bloccato, la Spagna e' ancora all'inizio, l'Italia sembra essere di nuovo sulla via del berlusconismo ed in Francia il governo attacca l'industria, invece di creare le condizioni del successo economico. Allora in cosa dovrebbero avere fiducia i mercati?". Il giornale spiega che se la Bce intende comprare titoli di Stato, "questa non e' una politica finanziaria solida e le conseguenze le pagheranno i cittadini sotto forma di crisi continue e di svalutazione della moneta, ma cio' nelle istituzioni europee interessa poco". La 'Sueddeutsche' sottolinea che "la Bce non e' un dittatore benevolo e non ha il diritto di applicare con un colpo di mano cio' che non riesce alle democrazie". "Non e' compito della Bce salvare il mondo contro il corso delle cose", conclude il giornale, poiche' "Superman c'e' solo al cinema".

Anche il conservatore 'Frankfurter Allgemeine Zeitung' (Faz) scrive che l'intenzione di Mario Draghi di acquistare titoli di Stato "non e' una buona idea", poiche' "gli investitori internazionali dubitano non senza ragione sulla decisa volonta' riformatrice di Spagna e Italia. Anche gli acquisti di titoli da parte della Bce non potrebbero cambiare nulla a questo stato di cose". Su un'eventuale uscita della Grecia dall'euro la Faz scrive che "cio' costerebbe caro alla Germania, ma per dirla con un proverbio, una fine drammatica e' meglio di un dramma senza fine".

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