Blog di Caterina Carbonardi

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Lunedì, 16 Luglio 2018 18:59

Non solo coaching: siamo ciò che impariamo?

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Durante il percorso della vita accumuliamo esperienze, che vanno a riempire le pagine della nostra conoscenza. Fin dalla nascita, ma anche nel grembo materno, inizia il nostro percorso, che ci permette di conoscere il mondo attraverso i nostri sensi e le nostre azioni.

Quando viviamo una situazione, leggiamo un libro, ascoltiamo una lezione, relazionandoci, ascoltando oppure assistendo ad un fatto, estrapoliamo sempre un apprendimento, che va ad alimentare il nostro manuale d’istruzioni. 

Perché lo chiamo così? Perché in base a ciò che viviamo ed impariamo nel tempo, osserveremo le cose, prenderemo decisioni, faremo delle scelte ed agiremo, proprio come se avessimo dentro un manuale che suggerisce cosa fare in una ogni situazione. 

In questo manuale andiamo a raccogliere la lista delle situazioni che viviamo e, per ogni evento, la descrizione sommaria dell’esperienza vissuta, l’emozione associata e la conseguenza del fatto. Insieme di questi tre fattori per ogni esperienza fatta creeranno l’apprendimento e influenzeranno la nostra percezione futura. Ma tutte le istruzioni raccolte sono davvero giuste e funzionali ai nostri scopi?

Le conseguenze di ogni avvenimento che viviamo, possono essere di due macro tipi, una conseguenza “buona” o piacevole la cui corrispondente chiave di lettura sarà la sensazione di ricevere un “premio”, oppure di ricevere una “punizione”, nel caso di una conseguenza dannosa o spiacevole.  Molto bene lo spiega Piero Angela in questa breve nota: https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=102008 . Facciamo due esempi per i due tipi di esperienza. 

Se fin da piccoli siamo stati incoraggiati ad assaggiare tutto, scoprendo molti gusti gradevoli e pochi cibi che non incontrano il nostro piacere, saremo portati sempre a scoprire nuovi piatti, anche se lontani dalle nostre abitudini alimentari. Metteremo in conto anche la possibilità del disgusto senza limitarci all’esperienza dell’assaggio, ma testeremo con fiducia tutto quanto di nuovo ci viene proposto in cerca del premio: il nuovo cibo gustoso e piacevole. In sintesi: di fronte all’azione di assaggiare, corrisponderà il piacere regalato dal gusto nuovo, e il premio sarà aver scoperto una nuova gustosa pietanza, continueremo così ad assaggiare altri cibi in altre occasioni.

Ma ciò farà qualcosa in più, come apprendimento generale, provo cose nuove con fiducia e quasi sicuramente andrà bene, accetto il rischio anche di un possibile insuccesso, che tuttavia non mi impedirà di continuare a sperimentare. 

Se nella vita abbiamo vissuto alcuni allontanamenti, che si ripetono nella stessa modalità, una serie di azioni poste in atto da chi poi ha abbandonato, e ne avremo sofferto le conseguenze, saremo portati a porre attenzione particolarmente a questi segnali (azioni messe in atto) anche quando qualcun altro lo farà per un motivo diverso. Ad es. se in passato una cara amica ci ha allontanato, e poco prima di farlo aveva iniziato a telefonare meno, ad essere assente e parlarci meno, ecc., saremo portati a leggere questi segnali come campanelli di allarmi con il messaggio associato “sta per accadere di nuovo con quest’altra amica, lei mi sta per abbandonare”. E se così non fosse? Se la nuova amica avesse un suo momento in cui ha solo bisogno di tempo, per risolvere qualche sua problematica che non vuole condividere, o semplicemente avere spazio per coltivare altri interessi? In questo caso di fronte all’azione meno tempo, meno telefonate e meno comunicazione, corrisponderà la paura, e la possibilità della “punizione” dell’abbandono. 

E’ probabile, in questo esempio, che l’abbandono si possa manifestare realmente come conseguenza dei nostri comportamenti, perché le nostre azioni, conseguenti alla nostra chiave di lettura di quanto sta accadendo, saranno orientate a premere la nostra amica, a sollecitarla, a chiederle conferme, a chiedere cosa se sta accadendo qualcosa, a cercare motivazioni o prove, a farle tante telefonate in più, e in fine a farla allontanare, perché mentre lei ha qualcosa nella sua mente a cui ha scelto di dedicarsi in quel momento, si sentirà non compresa e messa sotto pressione. A volte può capitare di avere maggiori soddisfazioni dal dimostrare di avere ragione, e che il nostro intuito non sbaglia, che dispiacere per la perdita!

L'effetto Pigmalione, noto anche come effetto Rosenthal, deriva dagli studi classici sulla “profezia che si autorealizza” il cui assunto di base può essere così sintetizzato: se gli insegnanti credono che un bambino sia meno dotato lo tratteranno, anche inconsciamente, in modo diverso dagli altri; il bambino interiorizzerà il giudizio e si comporterà di conseguenza; si instaura così un circolo vizioso per cui il bambino tenderà a divenire nel tempo proprio come l'insegnante lo aveva immaginato. (Fonte, Wikipedia, clicca qui per l’articolo completo )

Il ripetersi di situazioni analoghe, creerà uno stato di allerta, che ci porterà ad una naturale sfiducia nel prossimo, compromettendo la nostra capacità di relazionarci, ed entreremo in un circolo vizioso di sfiducia e eventi che confermano la sfiducia. Spesso ascolto considerazioni: “è successo questo, ora accadrà questo”, “sempre la solita storia, ho visto a b e c, anche lui mi tradirà”, “no io questo genere di cose non le provo ho sempre fallito”, “sicuramente quella persona ha fatto questo, per questa ragione” ecc. Tutto conferma le nostre percezioni meno positive e le nostre profezie si avverano, senza però tener conto che stiamo limitando le nostre possibilità di vivere l’esperienza senza pregiudizi, quasi fossimo dotati della “magica palla di vetro”. 

Nascono così i nostri apprendimenti, alcuni tra questi apriranno la nostra mente alla scoperta (es. del cibo e gusto) e alle possibilità positive, altri da cui nasceranno le convinzioni limitanti, che possono ostacolare i nostri obiettivi e la nostra capacità di relazione con gli altri. 

La nostra mente per fortuna, continua ad apprendere, e ad evolversi, ed è pronta a costruire nuovi item del nostro manuale, se più utili e confortevoli. Se avremo la forza, e la voglia, di metterci in discussione scriveremo nel manuale, con maggiori possibilità, esperienze che “premiano” piuttosto che quelle, che fanno tornare indietro “punizioni”. Accettando semplicemente il rischio che qualcosa di meno piacevole forse possa accadere, senza farci limitare a priori, ma traendo conclusioni sono dopo alla fine dell’esperienza, potrebbe così accadere qualcosa di meraviglioso ed inaspettato. Al contrario rinunciando ad aprirci con fiducia alla nuova esperienza segneremo già un nuovo insuccesso nel nostro manuale d’istruzione, abbiamo già dato per scontato che tutto andrà male e così sarà.

E allora cosa fare? Con consapevolezza, osservando come reagiamo ai campanelli di allarme, osservando quando le situazioni vissute ci influenzano nelle scelte odierne, e se ciò non ci soddisfa, provare a determinare quanto è nelle nostre possibilità cambiare queste cose e scegliere la modalità più giusta per scardinare questi meccanismi. 

Possiamo provare da soli a mettere in discussione le convinzioni, che nascono da nostre percezioni, ponendoci domande che stimolino la valutazione delle situazioni da un punto di vista diverso. 

Abbiamo già condiviso la possibilità che, osservando un fatto, possiamo correre il rischio di focalizzarci in una sola interpretazione o visione delle cose, e che questa è influenzata dal nostro punto di vista costruito dall’esperienze, convinzioni, ecc. Al contrario se ampliassimo la visione e se riuscissimo a cogliere solo i fatti potremmo giungere a nuove determinazioni. Anche ascoltanre il punto di vista di altri permette di ampliare, attraverso il confronto, la visione del fatto, rendendola più ricca di particolari e informazioni, sarà maggiormente aderente alla realtà.   (http://www.dazebaonews.it/societa/coaching-cafe/48980-non-solo-coaching-quando-guardi-ad-una-situazione-a-cosa-osservi.html ). 

Di fronte ad un evento non smettere di chiederti: questa mia intuizione corrisponde alla realtà o è una chiave di lettura che descrive una possibilità e se così quali altre chiavi di lettura possono esserci? Quali altre possibilità? Cosa sta scatenando questa mia reazione? Cosa sto provando? Cosa ho già vissuto di simile? Questo è davvero il fatto o una mia interpretazione dello stesso? Cosa non sto considerando e dovrei? Cosa sta influenzando la mia intuizione? Ma soprattutto cosa voglio davvero ottenere? Cosa è più importante per me avere ragione o scoprire altre possibilità?

La Vita è una cosa meravigliosa sempre? Per me la risposta è: se non sempre molto spesso, al netto di momenti in cui si possono vivere eventi davvero impattanti e disastri molto pesanti. Tutto il resto che accade la renderà bella, se avremo sempre la voglia di sperare e di avere fiducia, se le nostre scelte future non vengano influenzate da ciò che di meno bello accade nel percorso e dalle nostre convinzioni limitanti, ma saranno fatte sulla base di fatti reali del momento. Tutto ciò sarà possibile se alleneremo la nostra capacità di discernere i fatti dalle impressioni.

Ci sarà sempre chi proverà a farti perdere fiducia e speranza, ma tu non lasciarlo vincere, perché a perdere saresti solo tu. Il premio che riceverai, sarà molto più importante di ogni possibile piccolo insuccesso. 

Infine, riagganciandomi al titolo di questa riflessione, siamo ciò che impariamo? In parte siamo anche ciò che impariamo, ed è una gran bella notizia, perché possiamo decidere noi cosa e come imparare, e come modificare un apprendimento non giusto per noi, e di conseguenza scegliere Chi vogliamo essere.  E questo, per me, è il vero premio!

Caterina Carbonardi

Business Coach – Associated Certified Coach presso International Coaching Federation

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