Mercoledì, 22 Luglio 2015 10:31

Raffaele Luciano: cosa spinge un ragazzo di 32 anni a correre 50 km?

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ROMA - Le ultramaratone attraggono le persone sia per parteciparvi da corridori sia per respirare l’aria che c’è durante queste competizioni, sia per aiutare ad organizzare tali competizioni, sia per aiutare le persone ad approfondire questo mondo.

Un ragazzo di 29 anni si è avvicinato a questo mondo per tutti e tre i precedenti motivi, ha iniziato ad allungare le distanze di gare, ha aiutato Pasquale Giuliani ad organizzare la prima 100km del Gargano, ed ha aiutato al sottoscritto a trovare volontari che rispondessero al mio questionario per la stesura del mio prossimo libro appunto su questa tematica dal titolo Ultramaratoneti e gare estreme. Di seguito Rffaele Luciano ci illustra la sua passione per questo mondo di sport.

Ti puoi definire ultramaratoneta?

“Nel senso proprio del termine, sono ultramaratoneta, avendo percorso in gara la distanza superiore alla maratona, praticamente devo lavorare ancora molto, con 3 ultra e diverse maratone sono all’inizio del mio percorso di crescita e conoscenza interiore.”

Raffaele ha intrapreso la strada delle lunghe distanze e sta sperimentando una crescita personale interiore e pertanto è propenso a continuare questo percorso.

Cosa significa per te essere ultramaratoneta?

“L’Ultramaratoneta è una persona che attraverso la corsa fa un viaggio dentro se stesso, per conoscersi, migliorarsi e crescere.”

Raffaele, infatti, considera questo percorso di fatica, un percorso quasi terapeutico un autoterapia attraverso la conoscenza degli altri corridori ma di se stesso anche attraversando i lunghi percorsi di gara riflettendo sulla propria vita, percorrendo dentro di se lunghi sentieri.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta?

“Ho iniziato con le maratone, poi ho corso una 50 km, poi un’altra 50 km, poi una 6Ore.”

Il percorso è comune a tanti altri che cercano di alzare l’asticella piano piano dalle 42 km passano per le 50, le 6 ore e poi si inoltrano a percorsi lunghi quali le 100km le 24 ore ed alcuni sentono di avere le capacità e la voglia di spingersi ancora oltre verso i 200km ed anche superarli.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?

“Nelle tre ultra che ho concluso, ho approfondito la conoscenza di me stesso, ho imparato a conoscere i miei limiti e superarli, rispettando il mio corpo. A livello mentale, ho imparato che con il sacrificio, e il duro lavoro posso raggiungere qualsiasi obiettivo, quelli che sembrano ostacoli insormontabili, paure che destabilizzano, possono essere superati con la volontà di arrivare e di superarsi.”

E’ una continua ricerca e parallemente una continua crescita sia dal punto di vista atletico sportivo che a livello personale si riesce a conoscersi sempre di più, le proprie risorse personali, capacità, caratteristiche individuali, i propri limiti.

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta?

“Non smetterò di essere ultramaratoneta, il percorso di crescita e conoscenza interiore è appena iniziato, i limiti da superare sono tanti, i km che voglio percorrere, per migliorarmi sono tanti, e li voglio percorrere tutti.”

E’ come intraprendere una psicoanalisi ma forse è più una psicoterapia esperenziale, in quanto il percorso è si lungo ma non si tratta di stare sdraiati sul lettino, ma ci si mette in gioco come siuccede con la psicoterapia dell aGestalt che diventa un laboratorio vivo, una terapia esperenziale, si esce fuori dalla zona di confort disposti a sbagliare per imparare, ad andare in crisi per capire come superarle, come uscirne fuori.

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta?

“Per fortuna ad oggi, non ho avuto infortuni o altro che mi ha impedito di correre le lunghe distanze.”

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?

“Correre una ultramaratona, mi permette di scoprire nuovi aspetti del mio carattere, di conoscermi meglio, scopro di avere risorse che nel quotidiano non pensavo di avere.”

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare?

“Nella mia prima 50 km, arrivato alla distanza della maratona, sentivo dolori alle gambe, e ho smesso di correre, mi ha raggiungo un ‘Supermaratoneta’, che mi ha spinto a camminare per qualche metro, parlandomi del panorama, delle sue scarpe, dopo 300 metri correvano di nuovo.”

Come succede inpsicoterapia dove lo psicoterapeuta aiuta ad aiutarti, cerca di fare un lavoro per sviluppare le risorse personali, anche nelle gare delle lunghe distanze può capitare di trovare un concorrente, un anmico, un aiutatore podistico disposto a darti una mano, a starti vicino durante una crisi, disposto a spiegarti quello che può succedere durante una lunga distanza.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme?

“Nelle gare estreme conta molto l’umiltà, la distanza va rispettata ed affrontata senza presunzione, ascoltandosi interiormente e ascoltando i segnali del proprio corpo.”

Imiportante in questo tipo di sport è l’umiltà, affrontare le competizioni impegnative e durissime conn rispetto, senza presunzione con una buona preparazione e ben preparati.

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?

“Nella 6Ore, ha avuto al 59° km, un problema al ginocchio destro che mi ha bloccato per mezz’ora costringendomi a camminare.”

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine?

“La Spartatlon o la Nove Colli, anche se dopo la 100km, di sicuro ci proverò.”

C’è una gara estrema che non faresti mai?

“No, avendone la possibilità - economica – proverei qualsiasi gara estrema.”

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?

“Da quando ho iniziato a correre, sono alla ricerca dei miei limiti, non credevo di correre una maratona e ne ho fatte diverse, la 50km mi faceva paura e ne ho fatte 2, una 100km, l’ho vissuta dando una mano agli organizzatori; superare il limite significa porsi un nuovo obiettivo, misurarsi con se stesso, continuare a conoscersi, superare le proprie paure, dimostrare che – come detto – con il lavoro, i sacrifici, uno stile di vita sano, posso raggiungere un obiettivo, e se posso raggiungere un obiettivo sportivo, posso raggiungere qualsiasi obiettivo nella mia vita, personale, famigliare, lavorativa.”

Più vai avanti, più raggiungi risultati e iù si isperimenta benessere, sicurezza, aumenta l’autoefficacia nonn solo nello sport ma anche nella vita di tutti i giorni, si è in grado maggiormente di affrontare, gestire e superare situazioni che possono sembrare difficili.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?

“Semplicemente che ‘c’è qualcosa che non va’. Dopo la prima 50 km, mia madre non mi ha parlato per una settimana. Poi però mi ha detto: “ascolta il tuo fisico e non esagerare, questa per la corsa è una passione, non deve diventare una droga.”

In famiglia si accorgono che si viene assorbiti da questo sport delle lunghe distanze dove si passano tante ore ma poi riconoscono che si fa per passione e con attenzione ed allora i famigliari decidono di sostenerti.

Che significa per te partecipare ad una gara estrema?

“Quando mi iscrivo ad una ultramaratona, cerco di immaginare il percorso mentale che farò in gara, la gioia della partenza, il rivedere gli amici, le difficoltà, la lotta mentale tra ‘fermati che ti fai male  e addio corsa’ e ‘dai che tutto passa anche questi 5 minuti in cui stai pensando di mollare’ e la voglia di arrivare; dopo il via della gara mi sembra di essere isolato dal mondo, corro con me stesso, inizia un viaggio di conoscenza interiore che mi sta aiutando tantissimo a migliorarmi e a smussare aspetti del mio carattere, oltre che ad affrontare le difficoltà quotidiane.”

Ti va di raccontare un aneddoto?

“Nella prima 50km, al 45°km, non riuscivo a correre come volevo, mi sono inventato un’intervista con una giornalista sportiva, che mi rivolgeva una serie di domande, partendo da ‘cosa spinge un ragazzo di 29 anni a correre 50 km??’, fino a domande sul personale. Ha funzionato. Ho ripreso a correre senza problemi, e non nascondo che le domande me le faccio ancora quando sono in difficoltà o quando fatico a prendere sonno.”

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?

“Dalla seconda 50 km e nella 6ore, ho scoperto che non mollo facilmente, se voglio davvero una cosa, stringo i denti e la conquisto, quando ho qualche esitazione nella vita di tutti i giorni ripenso a quelle due gare e vado avanti deciso.”

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa?

“Grazie alle ultra, sono diventato più umile, più disponibile, dopo la 6Ore, ho imparato che coloro che concludono le maratone dopo le 4 ore, meritano rispetto e considerazione per lo sforzo che fanno.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti?

“Potendo tornare indietro rifarei quello che ho fatto, forse qualche ultra in più. Devo ringraziare gli amici Guerino, Nicola, Domenico, Gino e Antonio con i quali ho fatto la  mia prima 50 km, loro tutti e 5 supermaratoneti e ultramaratoneti, mi hanno insegnato ad affrontare le ultra, oltre che con consigli relativi alla preparazione, all’idratazione e alimentazione, trasmettendomi l’atteggiamento giusto per affrontare una 50km, e poi una 6Ore, con grande disponibilità e umiltà mi hanno iniziato a questo percorso, che mi ha aperto un mondo, e attraverso il quale mi sono aperto al mondo, diventando una persona migliore.”

Raffaele sente di essere diventato una persona migliore, partecipare alle ultramaratone è come partecipare ad un gruppo di alcolisti anonimi, si parla conn altri che hanno attraversato gli stessi problemi, le stesse crisi, e si comprende come far fronte, si esce fuori più rafforzati, più resilienti.

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo?

“Non uso farmaci, sporadicamente bevo qualche sportdrink, bevo birra (con moderazione). Non digerisco gel e barrette quindi evito di assumerli. Da piccolo ho sofferto di una grave forma di allergia, e poi di asma, da quando ho iniziato a correre, l’asma è sparita, cosi come l’allergia, i farmaci per contrastare l’asma sono un lontano ricordo.”

Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali?

“Ho fatto l’Holter cardiaco, perché da un controllo medico (elettrocardiogramma all’AVIS) mi è stato riscontrato un ‘battito anomalo’, fortunatamente niente di grave, - 32 battiti a riposo -  il ‘battito anomalo’ è dipeso dall’assunzione di caffè e the prima dell’elettrocardiogramma. Stavo preparando un’esame universitario e studiavo anche la notte.”

E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva?

“Per fortuna non mi è mai stato consigliato di ridurre l’attività sportiva, anzi mi è stato consigliato di variare gli sport, per potenziare la parte superiore del corpo e la schiena, e quindi da settembre andrò in palestra.”

Hai un sogno nel cassetto?

“Il mio sogno nel cassetto si chiama ‘100 km del Passatore’, ci sto lavorando, sia da un punto di vista fisico che mentale, l’obiettivo più vicino e scendere sotto le 3 ore in maratona e poi concentrarmi sulla 100km.”

Ha sogni Raffaele e sa che per raggiungerli non è sufficiente solo allenamento fisico ma anche l’aspetto nmentale conta tanto.

Matteo Simone

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

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