Martedì, 31 Ottobre 2017 23:02

Juventus: un sogno che viene da lontano

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Centovent'anni: auguroni, immarcescibile Juventus! Centovent'anni di sogni e di vittorie, centovent'anni da protagonista assoluta del calcio italiano, centovent'anni che arrivano al termine di un anno solare in cui, al netto della sconfitta di Cardiff e del neo di inizio stagione contro la Lazio in Supercoppa italiana, la squadra è stata protagonista di una cavalcata straordinaria, conquistando il sesto scudetto consecutivo, superando così il record stabilito dalla Juve del quinquennio d'oro, vincendo la terza Coppa Italia di fila, la dodicesima in totale, ed esibendo un gioco corale e delle individualità di altissimo livello. 

È impossibile raccontare in un solo articolo la storia di un club fra i più gloriosi al mondo, di una compagine che ha vinto oltre trenta scudetti e che è riuscita nell'impresa di primeggiare persino nell'unica stagione disputata in Serie B, in seguito alla sentenza di Calciopoli e alla perdita di due titoli vinti meritatamente sul campo. 

Nata su una panchina in corso Re Umberto a Torino, la Juve ebbe come primi presidenti i fratelli Canfari, di cui Enrico sarà una delle tante vittime del primo conflitto mondiale, dopo aver tuttavia portato fra le trincee il buonumore di una rivista, "Hurrà Juventus", che nel 2015 ha compiuto cento anni: un qualcosa di unico nel panorama del giornalismo sportivo italiano legata ad una specifica società.  

E poi il sodalizio inscindibile, anche in questa stagione di magnati stranieri e proprietà cinesi, arabe, americane o russe, con la famiglia Agnelli e con un'industria, la FIAT, che è stata una componente essenziale della storia del Novecento e del panorama industriale del nostro Paese. 

Da Luigi Forlano al trio Combi-Rosetta-Caligaris; senza dimenticare il "Sire di Barengo" (Boniperti), Charles e Sivori, i fuoriclasse degli anni Settanta, campioni anche in azzurro grazie alla sapiente guida di Enzo Bearzot, la poesia concreta di monsieur Platini, la grandezza di Baggio e Del Piero, la corazzata di Lippi a cavallo fra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, la discesa agli inferi e la prodigiosa risalita degli ultimi anni, con Dybala e Higuaín nel ruolo che fu, in passato, di altre coppie di attaccanti in grado di regalare ai tifosi bianconeri emozioni indimenticabili. 

Perché la Juve non è mai stata solo una grandiosa squadra di calcio: è sempre stata uno stile di vita, un simbolo, un modello, un punto di riferimento ed una parte integrante del contesto culturale italiano, con le sue vittorie e le sue cadute, la sua grinta, la sua tenacia, la sua capacità di rialzarsi e la tendenza, a dire il vero assai poco italica, a tenersi alla larga da ogni piagnisteo, preferendo al contrario l'autocritica e la costante accettazione di sfide sempre più ambiziose e affascinanti. 

Una Juve che ha saputo primeggiare in quasi tutti i decenni, che non si è mai arresa, che non ha mai smesso di lottare e di farsi amare da quello che Brera considerava un vero e proprio partito. Un partito che, purtroppo, manca oggi in politica: quello composto da tante persone perbene dotate di un orizzonte e di una visione comune, capaci di lottare insieme per raggiungere i propri obiettivi, festeggiarne il conseguimento e guardare avanti, senza mai smarrire umiltà, passione e coraggio.

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