Venerdì, 12 Ottobre 2012 22:22

Psicologia. La prevenzione del rischio suicidario inizia dalla comunicazione

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ROMA - ‘’La prevenzione del  rischio suicidario inizia dalla comunicazione’’.Un titolo piu’ che mai attuale, quello che descrive il focus della conferenza che si terra’ a Roma il 20 ottobre all’ Hotel NH Leonardo Da Vinci di via dei Gracchi  324.

Una tavola rotonda interessante che dalle ore 10 alle 12 vedrà impegnati  tre relatori che da tempo sono coinvolti nelle tematiche psicosociali e nella comunicazione: il Dott. Stefano Callipo psicologo in ambito clinico, esperto e  studioso del fenomeno suicidario, la Dott.ssa Paola Donnini esperta di comunicazione e il Dott. Antonio Marziale sociologo e Presidente dell’Osservatorio dei diritti sui minori.
Un incontro  organizzato e voluto dal Progetto Callipo-Donnini  attivo nella Comunicazione del benessere psicosociale, e con la tematica sul rischio suicidario questo Progetto tiene a battesimo il primo di una serie di argomenti sui disagi sociali presenti all’ interno della nostra società, tra i quali ricordiamo: adolescenza, violenza sulle donne, benessere della famiglia.

Ma abbiamo affrontato l’ argomento direttamente con gli ideatori del Progetto il Dott. Stefano Callipo e la Dott.ssa Paola Donnini :


1) COS’ E’ IL SUICIDIO? E’ RISCHIOSO PARLARNE CON CHI  E’ A RISCHIO?
Dott.Callipo: il suicidio, inteso come atto intenzionale con cui ci si toglie la vita, è un fenomeno le cui proporzioni aumentano diacronicamente; affonda le sue radici in diversi contesti, psicologici, psichiatrici, biologici, culturali, sociali. L’OMS indica che ogni anno soltanto in Italia ci sono circa 4mila sucidi ogni anno, non tenendo conto dei tentativi di suicidio, difficilmente censibili (se non quelli che richiedono il ricovero ospedaliero). Ritengo fondamentale che parlare in modo chiaro, trasparente e diretto del suicidio con chi ne è a rischio sia importante e a volte propedeutico ad un processo non soltanto preventivo. Lo è soprattutto nella gestione di una crisi suicidaria.

2)ESISTE UN TEST CHE INDICHI CON ESATTEZZA IL RISCHIO SUICIDARIO DI UN INDIVIDUO?
Dott.Callipo:  A mio avviso non esiste un test che indichi con esattezza il rischio suicidario di un individuo. Tuttavia la sinergia di diversi strumenti, anche semistrutturati, possono offrirci un aiuto importante. Ritengo che nella valutazione del grado di rischio suicidario sia importante la storia individuale del soggetto, un’attenta analisi dei suoi pensieri suicidari e l’eventuale progettualità già pianificata. E’ molto importante tenere in considerazione le differenze individuali della persona, sia adulta che adolescente. Insomma, uno strumento da solo non è sufficiente. E probabilmente non lo sarà mai.

3)LA SCELTA DELLO STRUMENTO CON CUI UCCIDERSI E’ CASUALE?
Dott.Callipo: L’intenzionalità suicidaria molte volte è strettamente correlata alla scelta del metodo. Un metodo letale, quale per es. l’uso dell’arma da fuoco, a volte esprime un’intenzione suicidaria maggiore rispetto a chi decide di tagliarsi le vene dei polsi con un taglierino o ingerire farmaci. In questo quadro, va tenuta presente una variabile fondamentale, cioè la scelta del metodo spesso è dettata dalla capacità o possibilità  di reperire lo strumento con cui suicidarsi: in tal senso, per esempio, nelle carceri uno dei metodi maggiormente utilizzati è l’impiccagione con corde, lacci o lenzuola, per ovvi motivi di reperibilità appunto.

4)QUALE E’ IL RUOLO DELLA SCUOLA PER COMPRENDERE ALCUNI  MESSAGGI FONDAMENTALI PER UN ADOLESCENTE A RISCHIO?
Dott.Callipo risponde: La scuola ha un ruolo importante e a volte determinante in questo campo. I membri dell’istituto scolastico, se sufficientemente preparati alla specificità del fenomeno suicidario adolescenziale, possono concorrere a identificare i comportamenti suicidari, concorrere a valutare il grado di gravità della sintomatologia espressa dallo studente, ma soprattutto in termini preventivi possono assicurare un sistema di monitoraggio e assistenza necessari per i ragazzi, Tra questi mettere in contatto gli studenti (e le loro famiglie) con il personale specificamente preparato, per predisporre eventuali invii a professionisti competenti. La prevenzione del fenomeno suicidario nelle scuole è uno dei più efficaci strumenti.

5) NEL DISAGIO PSICOSOCIALE QUANTO CONTA LA COMUNICAZIONE?
Dott.ssa Donnini: La comunicazione è fondamentale è un ottimo strumento della prevenzione, parlare con le persone ascoltarle, comprendere anche i silenzi è l’inizio di un grande lavoro di rinascita: sentirsi compresi, considerati e poi aiutati è ‘’partecipazione’’uno degli elementi primari nella comunicazione.

Dott.Callipo risponde: La comunicazione costituisce uno strumento preventivo molto efficace, permettendo anche la captazione di segnali di allarme, non soltanto a livello intrafamiliare, ma anche scolastico e in ambiente di lavoro. La prevenzione è l’arma più importante per combattere il disagio psicosociale, ed in tal senso il ruolo di una comunicazione chiara, diretta e trasparente è certamente di notevole aiuto. Calibrare il tipo di comunicazione sul target dei fruitori, a mio avviso, è un compito non soltanto di noi professionisti, ma di tutti. Pensare a chi ci si rivolge è importante se si vuole svolgere un efficiente azione preventiva.

6)Il Progetto Callipo-Donnini di cosa si occupa esattamente?
Dott.Callipo:  Il progetto, a cui non a caso abbiamo voluto dargli il nome “Comunicazione e Benessere Psicologico” intende muoversi nel campo del disagio psicosociale, attraverso una sana informazione e formazione. Ho sempre ritento che Psicologia e Comunicazione avessero una complementarietà operativa, ovvero insieme possono implementare le loro azioni, ed in tal senso il disagio psicosociale non viene inteso, dal progetto, come cura piuttosto come promozione del benessere psicologico, del quale tutti ne hanno diritto. L’informazione è importante, molte persone non sanno come comportarsi davanti a situazioni particolari ma non rare, e la formazione ha il compito di rendere, non soltanto i professionisti ma la gente comune, quella a cui tutti noi apparteniamo, capace di agire in modo corretto e salutotropo, per esempio anche nella captazione dei segnali di allarme. Il Progetto Callipo-Donnini non ha lo scopo di promuovere congressi dove professionisti parlano tra e per loro, piuttosto dove la gente comune è protagonista, con le loro storie, la loro vita e il loro vissuto.

Dott.ssa Donnini:  Nel progetto la comunicazione avra’ un ruolo attivo e presente costantemente: attraverso conferenze, corsi e seminari  offriremo un’informazione chiara diretta alle persone coinvolte e agli operatori del settore .Quindi informeremo e formeremo.

7)Quali sono i risultati che volete ottenere dal Progetto?
Dott Callipo: fornire adeguati strumenti alla gente per promuovere un’azione preventiva del disagio psicosociale. Raggiungere la gente nel loro ambiente, nelle famiglie, nelle scuole, nei uffici, e metterle in condizioni di saper riconoscere un disagio, e saperlo gestire in modo corretto. Alcuni suicidi, alcuni omicidi, ma anche molte situazioni di disagio meno cruento sarebbero potute essere evitate se le persone coinvolte direttamente o indirettamente fossero state sufficientemente informate.

Dott.ssa Donnini: avvicinare le persone, fare comprendere che si puo’ uscire dal tunnel buio, parlare e raccontare sono gia’ un primo inizio di approccio comunicativo importantissimo. Credo che molte persone hanno bisogno di essere ascoltate.

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