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ROMA – Fermare il provvedimento sulle rinnovabili che dovrebbe finire sul tavolo del consiglio dei ministri di mercoledì. A chiederlo, oggi in una conferenza stampa tenuta sul largo marciapiede di fronte al ministero dello Sviluppo Economico, le associazioni ambientaliste (tra cui Legambiente, Wwf Italia, e Greenpeace) insieme con il mondo delle aziende e dei produttori (Assosolare, Aper, Asso energie future) denunciando «l’inesorabile blocco delle fonti rinnovabili» che sarebbe prodotto dall’entrata in vigore di queste norme. Il nodo principale del decreto legislativo (in attuazione di una direttiva comunitaria) riguarda il ‘tetto-limitè che verrebbe imposto dal provvedimento al solare fotovoltaico, che non permetterà più di percepire gli incentivi una volta che vengano raggiunti gli 8.000 megawatt totali di potenza. Una soglia – spiegano i manifestanti – alla quale saremo vicini già questa estate, in base alle stime fornite dal Gse che parla di 7.000 megawatt a giugno 2011. Il risultato, secondo le associazioni e gli imprenditori delle rinnovabili, sarebbe uno stop agli incentivi che inciderebbe anche su quegli impianti in attesa dell’allaccio alla rete con «conseguente perdita dell’ investimento», oltre che su quelli in fase di progettazione che non avrebbero i finanziamenti dalle banche. I punti principali del provvedimento sono tre: ‘tetto’ al fotovoltaico a 8.000 megawatt; taglio retroattivo del 30% per gli incentivi per l’eolico; sistema di aste al ribasso per i nuovi impianti.

Secondo Franceco Ferrante, responsabile del settore energie del Pd «Per il settore delle energie rinnovabili in Italia le prossime ore saranno cruciali, perchè il decreto legislativo che il ministro Romani presenterà al Pre-Consiglio dei Ministri di domani rischia concretamente di bloccarne lo sviluppo, con danni enormi in termini economici e in previsione del raggiungimento dell’obiettivo del 20 per cento della produzione energetica da fonti rinnovabili entro il 2020. Per questi motivi condividiamo pienamente l’allarme lanciato dalle associazioni di settore e ambientaliste, riunitesi oggi di fronte al Ministero dello Sviluppo economico». Secondo Angelo Bonelli, portavoce dei Verdi, «ormai è chiaro. Il governo Berlusconi ha deciso di cancellare il settore delle energie rinnovabili e del fotovoltaico per favorire gli affari delle lobbies del nucleare».

1500 posti di lavoro a rischio

«La nuova proposta di Decreto Legge sulle energie rinnovabili, di cui siamo venuti a conoscenza lo scorso venerdì 25 febbraio, presenta aspetti preoccupanti per tutta l’industria fotovoltaica italiana ed in particolare per la nostra azienda, leader nel settore. L’articolo 23 di quel decreto porrà tutta l’industria fotovoltaica italiana in condizione di fermo totale. Infatti, l’indeterminazione della politica governativa riguardo alle incentivazioni, contenuta in quell’articolo, farà cessare immediatamente qualsiasi tipo di finanziamento, da parte delle banche, verso l’industria fotovoltaica». È quanto afferma, in una nota, il Consiglio di Ammininistrazione di Power-One Italy, un’azienda multinazionale che impiega oltre mille dipendenti nello stabilimento di Terranuova Bracciolini, in provincia di Arezzo, arrivando ad oltre 1500 posti di lavoro compreso l’indotto. «Posti di lavoro che adesso, purtroppo, sono tutti a rischio». «Siamo coscienti che il settore fotovoltaico debba essere regolamentato – sottolinea il Cda di Power-One Italy in un comunicato – ma la proposta di decreto che abbiamo letto non serve a queso scopo. Serve a cancellarlo definitivamente e, con quello, la nostra azienda, e altre decine di migliaia di posti di lavoro che in questi ultimi anni sono stati creati in Italia in questo specifico settore».

Il contenuto del decreto

Gli incentivi al solare fotovoltaico verrebbero ‘tagliatì a decorrere dal 1 gennaio 2014, o al raggiungimento del ‘limite’ fissato in 8.000 Megawatt di potenza. Questa la disposizione contenuta nella proposta di decreto – 43 articoli suddivisi in nove titoli – che dovrebbe essere portato all’esame del prossimo Consiglio dei Ministri. La questione relativa agli incentivi viene trattata all’ articolo 23 (‘disposizioni transitorie e abrogazionì) comma 11 lettera ‘d’ che abroga «la trattabilità degli incentivi» a decorrere dal primo gennaio 2014 (norma contenuta all’articolo 7 del decreto legislativo n.387/03). Nel caso in cui – prosegue il testo del provvedimento – «l’obiettivo per il solare fotovoltaico» fissato a 8.000 megawatt per il 2020 venisse raggiunto prima è «sospesa l’assegnazione di incentivi per ulteriori produzioni da solare fotovoltaico». Questo – si legge nel decreto – fino a nuova «determinazione» da parte del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Ambiente, sentita la Conferenza unificata.

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