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ROMA – 150 anni dall’unità d’Italia non sono bastati ad incastrare come i pezzi di un puzzle regioni diverse per cultura, tradizione e dialetto.

A peggiorare la situazione arriva la forza razzista della Lega Padana. In passato scagliata contro i terroni oggi rossa di rabbia verso gli immigrati. Che l’Italia sia un paese dove non si vive bene è un dato di fatto, ma che il cuore del “Ama il prossimo tuo come te stesso” diventasse ricettacolo di comportamenti xenofobi era impensabile. L’ultima novità in materia di razzismo proviene ancora una volta dal partito di Umberto Bossi che dopo aver dichiarato per bocca di Danilo Narduzzi, capogruppo del Carroccio nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, che i profughi libici è meglio “mandarli in campi di lavoro” in Aspromonte o a Lampedusa. Ritorna alla carica con lo stesso Narduzzi che ha inaugurato pochi giorni fa un sportello informazioni alquanto dubbio.

Si tratta di un numero telefonico per il servizio “Dillo alla Lega”. I friulani che hanno il timore di vedersi scavalcati in una lista per l’assegnazione della casa popolare o per il bonus bebè da un cittadino straniero, da oggi potranno rivolgersi alla Lega e chiedere se per caso il sindaco del Comune non abbia applicato per bene i criteri restrittivi fissati da alcune leggi regionali. Criteri basati sulla residenza per l’accesso al welfare. Norme che rasentano il limite del lecito e che più volte sono state oggetto di ammenda da parte della Consulta.

La Lega si pavoneggia su se stessa. E di multe ammende e restrizioni poco le importa. Va avanti con il servizio “Dillo alla Lega”. I cittadini componendo il numero telefonico dello stesso gruppo consiliare possono segnalare casi “anomali o sospetti” dove la legge regionale non viene applicata. “Tutti, semplici cittadini o amministratori, potranno chiamare per segnalare irregolarità legate all’applicazione della legge sulla protezione sociale, commesse da funzionari pubblici in ogni singolo Comune. Su affitti, case popolari, carta famiglia, bonus bebè e altri servizi ci sono delle regole precise che danno la priorità ai cittadini friulani e giuliani, che tutti sono tenuti a rispettare. È la democrazia. È giusto che chi rema contro gli interessi di friulani e giuliani, abbia un nome e un cognome. Qualche dirigente o funzionario vuole fare politica e si mette di traverso? Bene, valuteremo se la sua condotta è regolare”, ha dichiarato Narduzzi.

“È irresponsabile” commenta Franco Codega, consigliere regionale del Pd. “Tante disposizioni regionali che normano l’accesso al sistema dei servizi sociali (bonus bebè, carta famiglia, abitazione in locazione) sono state censurate o dallo stesso Governo nazionale o da diverse sentenze del tribunale di Udine, perché contrarie alle norme nazionali e comunitarie e alla Costituzione. Già due Comuni sono stati condannati e obbligati a risarcire le spese legali per il fatto di averle applicate nel predisporre i propri bandi” ha aggiunto.

La Lega minaccia, alza la voce, controlla come all’epoca del fascismo. Spia alla ricerca di qualcuno da denunciare. Lo fa con tale libertà da scioccare l’estero più che l’Italia. Addormentata dietro lo spettro della crisi economica e con la paura di un’invasione di massa dalla Libia. Quello della Lega è un altro caso di razzismo italiano, che nell’indifferenza degli stessi che hanno proclamato la festa per il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia, si insinua subdolamente nelle menti, nei pensieri, nella vita di tanti giovani. Gli stessi che hanno incendiato un manichino raffigurante Giuseppe Garibaldi davanti a una discoteca di “Schio”, cittadina in provincia di “Vicenza”, comune del “Veneto”, regione dello Stato “Italia”.

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