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DAMASCO – In migliaia continuano a scendere in piazza in tutta la Siria. Dopo l’invito a partecipare in massa rivolto dal gruppo Rivoluzione siriana 2011 su Facebook, le autorità di Damasco hanno esortato i cittadini ad astenersi da qualsiasi assembramento senza la necessaria ‘licenza ufficiale’. L’emittente al-Arabiya parla di dura repressione da parte del regime con scontri e sette vittime a Daraa.

Fonti di attivisti riportano di spari sui manifestanti a Homs, Talbiseh, Latakia, Deir Az Zur, Moadamiyeh, Daraya e in varie parti di Damasco. L’attacco alla gente a Sheikh Miskeen vicino Daraa è stato descritto come un massacro.
Il portavoce dell’esercito di Damasco ha spiegato all’agenzia di stampa governativa Sana che quattro soldati sarebbero stati uccisi mentre altri due sequestrati da un gruppo terroristico. Ma secondo alcuni testimoni i soldati sono morti perché hanno rifiutato di obbedire agli ordini di sparare contro la popolazione. Popolazione che fugge verso i confini libanesi dove,  secondo quanto riportato dal quotidiano An Nahar, alcuni mezzi militari sono stati visti transitare nella regione dell’Akkar, al confine con il Libano. Per l’Orient-Le Jour, il quotidiano libanese, sarebbero 42 le vittime da lunedì ad oggi.

Nonostante le dure repressioni e il caos in tutto il Paese, soprattutto nelle zone a maggioranza curda, le persone invadono le strade in segno di protesta. “No Salafiti, no Fratelli musulmani. Oh Bashar, bye bye. Vogliamo vederti all’Aia” questo è il principale slogan cantato dalle masse. Ma la Siria sul baratro della guerra civile vive momenti difficili. I Fratelli Musulmani fino ad ora ai margini della rivolta si sono fatti sentire per voce del leader Abu Muhammad al-Maqdisi, succeduto ad Abu Musab al-Zarqawi attivista di alQāʿida in Iraq, famoso per essere l’autore materiale della decapitazione in videocassetta dell’americano Nicholas Berg. Al-Maqdisi ha dichiarato che “i musulmani sono obbligati a partecipare alle proteste e che il rovesciamento della minoranza alawita, al potere grazie ad Assad, sarà un passo verso l’applicazione della sharia in Siria”.
L’Ue è pronta per l’adozione di misure restrittive, lo annuncia il segretario generale del servizio diplomatico esterno dell’Ue, Pierre Vimont. Naturalmente – ha precisato – abbiamo bisogno di avere il consenso dei 27 Stati membri. L’Europa potrebbe sospendere gli  aiuti economici al paese e le Banche europee i prestiti. Intanto il Consiglio dei diritti umani dell’Onu si è riunito oggi a Ginevra, in sessione speciale, per discutere del caso Siria. Ha aperto i lavori Kyung-wha Kang, la vice alto commissario dell’Onu per i diritti umani, che ha fermamente condannato l’uso della violenza contro i manifestanti, nonché l’arresto e la detenzione di attivisti e giornalisti. Ha inoltre affermato che organizzazioni di difesa dei diritti umani siriane e internazionali hanno già documentato più di 450 morti.

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