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ROMA – A Pescara è stato commesso un delitto da parte di tale massimo Ciarelli, secondo quanto presumono le autorità, un cittadino italiano che pagherà di fronte alla legge per le sue azioni.

E’ medievale e incivile pensare di estendere la colpa di un singolo cittadino a un intero gruppo sociale, in base alla sua appartenenza etnica. Il Gruppo EveryOne ritiene sconcertante la cultura dell’odio che si sta diffondendo nel capoluogo abruzzese e nell’intera regione, una cultura che ci fa tornare con la memoria a quell’anno 1944 in cui, come riferiscono documenti dell’epoca, ebrei e Rom vennero internati nell’ex tabacchificio di Città Sant’Angelo (Pescara), in attesa di essere deportati nei campi di sterminio. Cosa significa questo clima di caccia alle streghe? Che al prossimo delitto che avverrà in Abruzzo, commesso da parte di un altro gruppo sociale, anche tale gruppo sarà perseguitato e bandito dalla città? E se invece l’autore del crimine sarà un italiano d’Abruzzo?

 

Sarà cacciato fuori dai confini  il gruppo dialettale cui appartiene? Prima i Sabini, poi gli Abruzzesi Adriatici, quindi gli Abruzzesi Occidentali? Il Gruppo EveryOne stigmatizza le manifestazioni razziste promosse da gruppi di intolleranti, ma anche le dichiarazioni del sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia, che ha rilasciato alla stampa dichiarazioni che fomentano ostilità etnica: “La verità è che oggi, per colpa di scelte politiche scellerate compiute in passato dalla politica e che non condivido, Pescara è una città che conta tra i propri residenti molte famiglie di nomadi abituate a delinquere, che però fanno parte non del tessuto economico, visto che non producono economia, ma del tessuto sociale, perché qualcuno ha dato loro una casa popolare, dalla quale abbiamo difficoltà anche a mandarli via quando delinquono”. Il Gruppo EveryOne si appella al Ministro per l’Integrazione Andrea Riccardi, all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Navi Pillay e al Commissario europeo per i Diritti umani Nils Muiznieks perché esercitino le dovute pressioni sull’amministrazione pescarese affinché quest’ondata di intolleranza verso un gruppo sociale già discriminato e perseguitato abbia immediatamente fine e i responsabili di dichiarazioni e azioni improntate alla discriminazione a all’odio razziale siano stigmatizzati e fermati secondo quanto prevedono la Costituzione italiana le le leggi internazionali.

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