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RAVENNA – “Il voto di di Ravenna deve arrivare fino a Roma. Dove si può vincere, e qui a Ravenna sapete che possiamo farcela, bisogna vincere bene per dare un segnale forte a Berlusconi”.

E’ tutto in questa frase – ripetuta più volte durante l’ora, circa, in cui è andato avanti il suo intervento , iniziato attorno alle 17 e 30 – il senso del ragionamento che il segretario del PD, Pierluigi Bersani, sviluppa davanti al migliaio di militanti arrivati, per sostenere Fabrizio Matteucci e Claudio Casadio (rispettivamente “futuri” sindaco e presidente della provincia), a Marina di Ravenna in uno dei bagni più alla moda del litorale romagnolo.

Il segretario, insomma, non nasconde la doppia valenza del voto del 15 e 16 maggio cercata,  peraltro, dallo stesso capo del governo a cui, poco prima di salire sul palco, Bersani si rivolge sfidandolo ad un confronto televisivo: “Venga con me in tv – dice – a parlare dei problemi degli italiani”. Invito che il premier, impegnato anche ieri “in prima persona” a far di tutto per non perdere Milano, ovviamente non raccoglie, ma che Bersani ripropone, di lì a poco, quando chiede ai suoi di Ravenna, un di più di sacrificio e d’impegno per “vincere bene così da far cambiare l’agenda di Berlusconi. Perché – dice Bersani – è ora di parlare dei problemi del paese, non dei suoi personali. A partire dal lavoro, dalla scuola, dalla ricerca”.

Un’agenda fittissima d’impegni e di soluzioni a problemi “che – dice Bersani – sono incancreniti dal permanere di Berlusconi al governo” e che il segretario del PD sciorina come un mantra. Parla di giovani che “nel paese del “saper fare”, essendo sottoposti alla vessazione della precarietà, “mancheranno all’appello del sistema Paese quando ce ne sarà bisogno” e di conti che la sinistra, come sempre, dovrà rimettere in sesto dopo il trattamento Berlusconi.

Parla – visto il luogo – di concessioni delle spiagge, fatte per decreto in spregio della Bolkestein (“che pure esiste”, dice) ma, anche, di caro benzina. Di quel centesimo che “ a contar male – afferma Bersani – vale oltre un miliardo, prelevato dalle tasche degli italiani” per finanziare spettacolo e cultura che verrà impiegato, però, solo per 149 milioni arrivando, così alla beffa “del povero violinista – dice Bersani – che si sente in colpa per l’aggravio sulle tasche di tutti senza, peraltro goderne appieno dei benefici”.

MA, ancora, il leader del PD ne ha per tutti: per la Lega, a cui con un pizzico di ironia, evidenzia come “la spada del Carroccio sia un pò flettente”; e per i “grillini” a cui manda a dire “che non siamo tutti uguali perché se vince il centro destra il nucleare se lo ritrovano anche se i grillini non vogliono. Se vinciamo noi invece – scandisce bene la frase, Bersani e la ripete due volte – il nucleare non si fa”.

Insomma, il Bersani visto ieri sera a Ravenna – nel suo “habitat naturale” emiliano-romagnolo – è un segretario in piena forma che incita i suoi a non accontentarsi di una vittoria di misura ma a fare di più “per vincere bene, perché noi – dice – siamo diversi. Noi siamo quelli – conclude – che se ci rimane solo un euro lo spendiamo in servizi sociali; iniziative per i bambini; in sostegno agli anziani perché noi sappiamo che solo nella coesione sociale c’è sviluppo e crescita collettiva”.

Concetti che, poco prima, lo stesso sindaco uscente, Fabrizio Matteucci, aveva affrontato confrontando Ravenna con l’Italia, la prima governata dal centrosinistra e la seconda dal centro destra. “Guardate com’è ridotta l’Italia e come invece stanno le cose a Ravenna dove, con i pochi soldi a disposizione esiste, comunque, uno dei migliori sistemi di welfare, la scuola – nonostante tutto – funziona bene”. Parla di lavoro, il sindaco, e di commercio, turismo, sicurezza ma, soprattutto di coesione sociale e di comunità solidale tanto che, sul finire del suo intervento, quasi ad evocare l’affermazione poi fatta da Bersani, Matteucci parla della crisi e delle sue ricadute sul lavoro. “Nei prossimi anni – ha detto – dovremo impegnarci a stare vicino e a risolvere i problemi dei 45-50 enni che perdono il posto di lavoro e sono tra i più esposti alla disoccupazione di lunga durata”.

Che dire, avesse ragione Bersani?

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