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BRUXELLES – Per la Grecia è pronto un pacchetto di aiuti da 60 miliardi di euro. Questa la voce che è circolata ieri fin dalle prime ore del mattino e che, nonostante le smentite, sembra placare il mercato, almeno per il momento. Complice in buona parte anche il no categorico dell’Europa a una ristrutturazione del debito di Atene e i nuovi dettagli sul salvataggio in arrivo per il Portogallo, con il commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn, che assicura «Non c’è nessuna crisi dell’euro».

E se proprio Rehn spiega che è «troppo presto per specificare le cifre» dei nuovi aiuti alla Grecia (anche Atene aveva subito smentito i rumors) in attesa dell’Ecofin del 16 maggio, l’euro trova lo spunto per avviare il recupero verso 1,44 dollari e il Tesoro ellenico chiude senza traumi un’asta di titoli a breve. Nel clima di confusione sulle prossime mosse Ue-Fmi, l’unica certezza è che l’Europa serra i ranghi contro la minaccia di un avvitamento della crisi del debito e attacchi della speculazione: Bce, Ue ma anche Francia e Germania escludono in modo categorico una rinegoziazione del debito greco e assicurano pieno sostegno ad Atene. Lorenzo Bini Smaghi del comitato esecutivo della Bce definisce un ‘suicidiò l’ipotesi di una ristrutturazione del debito. Per Berlino una tale opzione «non èin discussione ed è speculativa» e la cancelliera tedesca Angela Merkel apre indirettamente la porta a nuovi aiuti: «ogni decisione arriverà dopo le valutazioni della ‘troikà Ue-Bce-Fmi inviata ad Atene – ha detto – solo dopo si potrà decidere se, e cosa, dev’essere fatto». Una fonte del governo tedesco parla anche di una possibile «ridefinizione» dell’attuale piano di salvataggio greco e il ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde assicura che la comunità internazionale «continuerà ad aiutare» Atene. Ma bisogna fare presto dice il premio Nobel all’Economia, Paul Krugman: la situazione greca «più a lungo resta irrisolta, minore è la speranza che la Grecia sia in grado di restare nell’area euro anche se lo volesse». I contatti si fanno più serrati: domani il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso vedrà a Berlino la Merkel per fare il punto soprattutto sulla crisi di Grecia e Portogallo. Giovedì toccherà al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, mentre l’agenzia greca Ana-Mpa ha riferito di una telefonata, oggi, tra la cancelliera e il premier greco George Papandreou. Tutti sono consapevoli che per scongiurare una nuova ondata di attacchi speculativi bisogna dare al mercato cifre e tempi certi. Ne è stata una ennesima riprova l’effetto delle voci che quantificano in 60 miliardi di euro i nuovi finanziamenti con 27 miliardi destinati a copertura del fabbisogno greco 2012, e 32 miliardi per l’anno successivo. Tanto che all’indomani del taglio del rating di Atene da parte di Standard & Poor’s, è andata meglio del previsto l’asta da 1,62 miliardi di bond a 6 mesi: Il rendimento medio è salito, ma di poco, rimanendo sotto la soglia del 5% (4,88%). Intanto si definiscono i termini del salvataggio del Portogallo da 78 miliardi di euro. Rehn fa sapere che il tasso di interesse applicato sarà «sotto il 6%» e auspica un via libera al piano all’Ecofin di metà maggio, sempre che gli euroscettici della Finlandia non si mettano di traverso.

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