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MILANO – Il duello televisivo tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia finisce in tribunale lasciando una scia di veleni e di accuse sugli ultimi giorni che mancano al voto per la scelta del sindaco di Milano. Proprio dalle carte giudiziarie la Moratti aveva attinto l’ultima arma per la sfida in tv, rivangando una vicenda risalente agli anni di Piombo che aveva coinvolto il suo sfidante. E ora a finire in un’aula di tribunale sarà lei, trascinata lì da Giuliano Pisapia con una querela per diffamazione aggravata.

La rissa negli studi di Sky, sotto gli occhi del direttore Emilio Carelli, è scoppiata proprio sul finire dell’ora di confronto tra i due quando Letizia Moratti, che aveva diritto come concordato all’ultima parola, è partita nel suo affondo sul passato di Pisapia. «È stato giudicato dalla Corte di Assise responsabile di un reato – ha attaccato Letizia Moratti sul filo del gong – del furto di un veicolo che sarebbe servito per un pestaggio e un sequestro. È stato poi amnistiato e l’amnistia non è un’assoluzione». Pisapia è subito insorto, anche se non ha ottenuto da Carelli il diritto alla replica ma solo una precisazione in coda e a studi ormai vuoti affidata allo stesso conduttore. «È una cosa vergognosa», ha tuonato l’avvocato. Si è rifiutato di stringere la mano a Letizia Moratti e dopo poche ore ha annunciato la querela per diffamazione aggravata ai danni del suo sfidante, pubblicando anche sul suo sito la sentenza d’appello del 1985 che lo ha definitivamente prosciolto per non aver commesso il fatto. Nel montare dell’indignazione Pisapia non ha esitato ad accusare «la signora Letizia Moratti di fare un’operazione di killeraggio mediatico programmata a tavolino» e ha lanciato un appello: «Io chiedo ai milanesi di voltare pagina rispetto a metodi infamanti e indegni di una città che aspira a ritornare capitale morale». Dal canto suo Letizia Moratti non ha in alcun modo ritrattato le sue parole, anzi ha rivendicato la legittimità di quella che lei stessa ha definito una «valutazione politica». «La storia di Pisapia non è quella di un uomo moderato – ha spiegato Letizia Moratti -. Io ho inteso dire che il contesto politico in cui si muoveva Giuliano Pisapia in quegli anni era quello attestato dall’autorità giudiziaria di primo grado». La sortita del sindaco ha suscitato imbarazzo tra le fila del centrodestra, almeno a guardare le poche reazioni che si sono levate in suo sostegno che hanno rotto il silenzio dei più. Al fianco della mossa di Letizia Moratti si sono infatti schierati un falco del Pdl come Giorgio Stracquadanio e il vicesindaco Riccardo De Corato, che ha ricordato le «amicizie borderline» di Pisapia con l’estremismo rosso anche nella sua carriera di avvocato. «Invitiamo Letizia Moratti a contrastare Pisapia sul futuro e non sul passato», è stato invece il monito del leghista Matteo Salvini.

Dall’altra sponda invece il centrosinistra si è lanciato in un profluvio di attestati di solidarietà per Giuliano Pisapia. A partire dal segretario del Pd Pierluigi Bersani, proprio oggi a Milano per un comizio pre-elettorale: «La signora Moratti è disperata – ha detto – ha estratto la pistola e si è sparata sui piedi». Di «metodo Boffo» ha parlato il leader dell’Idv Antonio Di Pietro mentre il capogruppo del Pd in Comune Pierfrancesco Majorino parla dell’invenzione di «una colossale balla nei confronti di Giuliano Pisapia, degna delle balle raccontate in questi cinque squallidi anni in cui è stato il peggior sindaco che Milano ricordi».

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