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ROMA – Molto rumore per nulla. La nomina di Alfonso Quaranta a nuovo presidente della Corte di Cassazione non ha prodotto, come peraltro lo Stesso aveva già espresso sia pur a livello personale, nessun cambiamento nel percorso referendario.

Scontata quindi l’approvazione anche della Corte. Rispedita dunque al mittente la presunta “ambiguità” del quesito referendario, come soteneva l’Avvocatura dello Stato. Decisione unanime giustificata dal fatto che il quesito sul nucleare è “connotato da una matrice razionalmente unitaria e possiede i necessari requisiti di chiarezza, omogeneità ed univocità”.
 Questa la sentenza n.174 della Consulta.  Chi si aspettava un capolgimento della “situazione” è rimasto ovviamente deluso.Alfonso Quaranta, 75enne, napoletano, ritenuto più gradito al centrodestra, era già stato in corsa per la presidenza lo scorso Dicembre, quando per un voto fu invece eletto De Siervo.Fin dalle prime battute pubbliche, il neo Presidente, eletto attraverso il pronunciamento favorevole di 10 giudici su 13, mentre 3 sono state le schede bianche, si era espresso in maniera chiara affermando che  “personalmente riteneva che non rientrasse nei poteri della Corte bloccare il referendum”.

Ciò che invece desta sorpresa è la scarsa attenzione che i media, specialmente le emittenti televisive, riservano all’informazione su questo importantissimo appuntamento. I richiami dell’Agcom continuano ma la realtà permane. Sul fronte politico si registrano note stonate provenienti dagli stessi partiti che sostengono il SI’. L’ex sindaco di Torino, Chiamparino è uscito allo scoperto dichiarandosi a favore del NO, così come l’attuale sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Non sono fatti trascurabili così come non può passare inosservato il fatto che mezzo Comitato del NO è costituito da esponenti del Partito Democratico.
Se da una parte Bersani lancia pubblicamente l’invito a votare SI’ a tutti i quesiti referendari che si terranno a fine settimana, sei dei 13 fondatori del Comitato per il “NO” sono iscritti di rilievo dello stesso PD.  Ne fanno parte come fondatori, Luigi Antonio Madeo, Fabio Santoro, Giacomo d’Arrigo, Massimiliano Dolce, Antonio Iannorelli e Giusy Gallotto.

Secondo alcuni recenti sondaggi l’eventuale vittoria del SI non sarebbe da mettere in discussione, ma tutto è subordinato dal fatto che il quorum richiede la presenza del 50% più uno degli aventi diritto al voto che in questo caso sono quantificabili in 47 milioni di Italiani; un dato che fa riflettere e pensare come anche una pagliuzza possa in questa occasione diventare oggetto di preoccupazione per chi sostiene e incoraggia il raggiungimento del quorum.

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