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DAMASCO – Nelle ultime settimane la questione siriana si è fatta sempre più delicata e complicata, per questo motivo Gran Bretagna e Francia hanno richiesto un voto di condanna unanime al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla repressione del governo siriano.

Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, ha definito “inconcepibile che l’Onu resti in silenzio” ed oggi il governo di Londra presenterà una bozza di risoluzione, anticipa la Bbc sul suo sito web, precisando che a differenza del caso libico, il documento non prevede un’iniziativa militare o sanzioni nei confronti di Damasco.
Secco è giunto il no da parte della Russia, secondo il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, il nostro Paese sarebbe contrario ad un’eventuale mozione di condanna contro la Siria: “Il Consiglio di Sicurezza e la comunità internazionale sono già rimasti intrappolati nella situazione della Libia”, non vogliamo, è la tesi di Mosca, creare le condizioni per un’altra guerra dagli sbocchi incerti come quella in Libia, ha tagliato corto Lavrov, ieri, a margine di una visita in Norvegia.
“Quanto ad un esame della situazione in Siria in sede di Consiglio”, ha proseguito, “riteniamo che una tale iniziativa debba porsi come obiettivo la soluzione dei problemi attraverso mezzi politici, e non invece creare le condizioni per un altro conflitto armato”.

 

Si ricordi che la Russia non oppose il veto alla risoluzione Onu numero 1973 con cui fu varata la ‘no fly-zone’ sulla Libia, e scelse di astenersi, ma Mosca ha più volte avvertito che nel caso di Damasco, contro cui premono per una votazione di censura Usa, Regno Unito e Francia, terrebbe un comportamento del tutto diverso.
Intanto almeno 120 cittadini siriani della città settentrionale di Jisr al-Shughour sarebbero giunti in Turchia attraversando illegalmente la frontiera, in fuga dai disordini nel paese. Lo ha riferito un corrispondente dell’Afp.
Intanto continuano gli scontri tra dissidenti e le truppe filogovernative: ieri la tv di stato ha parlato di 40 agenti delle forze di sicurezza uccisi in un’imboscata. Centoventi invece sono i poliziotti siriani uccisi, ratifica la stessa emittente. Secondo la televisione siriana l’imboscata è stata tesa da «bande armate che terrorizzano i cittadini», munite di «armi di medio calibro e granate»: secondo Damasco gli assalitori avrebbero inoltre utilizzato dei civili come scudi umani. Secondo la tv siriana «i gruppi armati hanno commesso un vero massacro.
Hanno mutilato i cadaveri e li hanno gettati nel fiume. Hanno anche incendiato degli edifici governativi e colpito i soldati mentre tentavano di portare aiuto ai cittadini terrorizzati».

 

Secondo gli oppositori il regime potrebbe aver giustiziato i militari che si rifiutavano di sparare sulla folla che stava manifestando in modo pacifico.
Di fatto, nella zona di Jisr al-Shughur sono in corso da sabato rastrellamenti dell’esercito: secondo fonti delle organizzazioni siriane per la difesa dei diritti umani almeno 35 persone – 27 civili e 8 militari – sono morti domenica a Jisr al-Shughur e nei villaggi vicini.
Sempre domenica, due persone sono state uccise dalle forze di sicurezza nella località costiera di Jablé, dove i militari hanno aperto il fuoco per disperdere i manifestanti che chiedevano la liberazione di un detenuto.
Infine, altri tre manifestanti sono stati uccisi a Deir Ezzor mentre sfilavano davanti alla sede locale del partito al potere, il Baath.
I residenti di Jisr ash Shughur lanciano un appello di soccorso in vista «del massiccio ingresso in città dei carri armati dell’esercito» di Damasco. Lo riferisce la tv panaraba al Arabiya, che cita fonti dell’opposizione siriana in esilio.

 

«Le notizie false diffuse dal regime bugiardo e corrotto – affermano le fonti dell’opposizione citate dalla tv – servono a giustificare l’imminente entrata dei carri armati dentro il centro abitato per punire i residenti che avevano manifestato pacificamente venerdì scorso».
Al caos generale, si aggiunge la notizia che l’ambasciatrice siriana a Parigi, Lamia Chakkour, si è dimessa dall’incarico, in segno di protesta contro le feroce repressione scatenata in patria dal regime, ed ha motivato il suo gesto con il proprio riconoscimento della “legittimità delle richieste avanzate dal popolo”.
L’ambasciatrice ha voluto prendere le distanze dai ripetuti giri di vite contro i manifestanti anti-governativi, e ha deciso di non poter più rappresentare il suo Paese all’estero: “Non posso appoggiare un simile ciclo di violenza”, scrive nella nota, “nè ignorare che sono morti dimostranti, e che intere famiglie in Siria vivono nel dolore. Ho informato il segretario particolare del presidente Bashar al-Assad”, puntualizza ancora Chakkour, “della mia intenzione di dimettermi. Riconosco la legittimità delle richieste di maggiore democrazia e libertà da parte del popolo”, è la conclusione.
E mentre la tv di Stato siriana smentisce la notizia dell’ambasciatrice dimissionaria resta tesa la situazione nel resto del paese, una guerra civile sempre più drammatica e feroce che non vede alcuna luce all’orizzonte.

 

 

 

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