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ROMA – E’ ormai un gioco tra le parti che si ripete da decenni quello che si basa sul solito ritornello: “Sì, siamo anche d’accordo con voi, ma purtroppo con i tagli operati dal governo e dalla regione non possiamo che fare lo stesso anche noi”.

E via con l’operazione di presentare l’ennesimo Bilancio di “lacrime e sangue” che toglie alla politiche sociali (in particolare agli anziani, ai disabili, alle donne e ai migranti), ai nidi e alle scuole, alla manutenzione ordinaria e straordinaria della città, alla possibile scelta di investire sulla realizzazione e auto recupero di edilizia popolare, alla viabilità e quindi vivibilità della città, alla cura e pulizia della stessa (aree verdi comprese), alla cultura e allo sport di base, al personale capitolino, a quello impiegato nel Gruppo Roma Capitale ed a quell’enorme esercito di lavoratori precarizzati nell’enorme “indotto” del terzo settore e non solo. Per non parlare poi dello spogliare sempre di più gli organi preposti al governo di prossimità, i Municipi, di risorse adeguate, in particolar modo per tutti quei municipi che vedono l’ulteriore espansione e insediamento di nuovi Piani di Zona.

Un percorso, quello sul bilancio, visto e rivisto: grattare il fondo del barile per continuare a tenere la barca più o meno a galla, ma senza un’idea nuova di città da pensare e progettare, salvo una serie di proclami che troppo spesso si trasformano in vere e proprie bolle di sapone. A proposito: che fine ha fatto il Gran Premio di Formula 1 all’EUR? Si continua a straparlare di Piano Strategico di Sviluppo da qui al 2020 e di centinaia di milioni che il Governo doveva garantire ogni anno alla tanto blasonata Roma Capitale. Ma a distanza di tre anni ormai dal suo insediamento in Campidoglio, avvolto dai tanti saluti romani che spuntavano dietro di lui sulla scalinata del Palazzo Senatorio, che cosa resta del “sogno” (se mai lo ha fatto) di Gianni Alemanno? E la città che lo ha portato in alto che cosa ha ottenuto in cambio? Una manovra di Bilancio che toglie nuovamente ai poveri per dare ai ricchi. Una manovra da 6,5 miliardi che naviga a vista a tal punto che una Azienda Speciale, al 100% emanazione diretta dell’ex Comune di Roma, decide con i suoi vertici di adottare una procedura di licenziamento collettivo per 64 suoi dipendenti! Così non va proprio. E non possiamo continuare a sentire il solito refrain che mancano i soldi, che bisogna tagliare e che c’è un debito pregresso lasciato dalle precedenti giunte a guida Rutelli e poi Veltroni. Ma chi ha detto che non c’è una lira? O meglio: ma chi ha detto che bisogna impegnare milioni di euro in una serie di scelte sbagliate che non portano nulla, soprattutto ai cittadini che ogni giorno tribolano per poter andare avanti?

Proviamo a dare un po’ di numeri su tutta una serie di spese indicate nel bilancio previsionale che potrebbero sicuramente essere dirottate, anche solo in parte, su ben altre voci: Acquisto autovelox 600 mila euro; acquisto armamento polizia urbana 490 mila; opere destinate al culto 700 mila; trasferimento di capitale al Prefetto di Roma per la realizzazione dei campi nomadi 10 milioni di euro; Immobile di via Salaria 10 mln; protocollo d’intesa Demanio-Roma Capitale per acquisto immobile via Napoleone III (l’edificio occupato da casa Pound) 11,8 mln di euro, con una permuta di beni patrimoniali che potrebbe essere sicuramente sfruttata in ben altra direzione; costituzione della Holding 2 mln;  manutenzione e sicurezza aree intorno all’ambasciata americana 620 mila; trasferimenti di capitale ad ACEA spa per investimenti 7,3 mln; capitalizzazione Risorse per Roma (quella che in campagna elettorale Alemanno prevedeva di chiudere immediatamente!) 2 mln; partecipazione azionaria ALTAROMA (per fare una sfilata inutile nel centro di Roma) 400 mila. Inoltre, è normale che il sindaco ex FdG, ex MSI, ex AN… metta in bilancio 2,5 mln per acquisto immobile da destinare a sede della Fondazione Gramsci? Chiara la mossa: Casa Gramsci per Casa Pound. Continuando così il percorso funestamente avviato da Walter Veltroni che regalò ai giovani ragazzotti di FORO 753 una nuova sede in una traversa di via Boccea. Solo con questi numeri si mettono insieme 38,4 milioni di euro.

Se a questi proviamo ad aggiungere i milioni di euro che sicuramente il Sindaco e l’Assessore al Bilancio gireranno, come tradizione ormai consolidata e “nei secoli fedele” (sia che governi Alemanno, sia che governava Veltroni), un’altra decina di milioni di euro alle opposizioni durante la manovra d’aula, ecco che si raggiunge facilmente quota 50 milioni di euro che potrebbero essere impegnati in ben altro modo. Per non parlare di quelli che arriveranno alla maggioranza stessa casomai tramite maxiemendamento finale. A tutto ciò ci sono da aggiungere le scelte previste e operate per i nuovi introiti dovuti per gli effetti dei provvedimenti adottati nel documento di bilancio: 18 mln conseguenti all’addizionale commissariale sui diritti di imbarco; l’incremento dello 0,4% dell’addizionale comunale Irpef con una previsione di 180 mln; il contributo di soggiorno con 75,5 mln di entrate previste; più tutte le altre presumibili entrate conseguenti alla centrale unica degli acquisti e all’aumento dell’ICI per le abitazioni diverse dalla prima casa. Conclusione: “Ma chi ha detto che non c’è una lira?”

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