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ROMA – Il segretario di stato americano Hillary Clinton si accorge solo ora della crudeltà di Muammar Gheddafi. Eppure organizzazioni no profit denunciano da anni l’uso abituale dello stupro da parte dell’esercito libico a danno di profughi, donne o, come negli ultimi mesi, semplici dissidenti. Ci sono voluti secoli prima che si arrivasse alla risoluzione dell’Onu numero1820: lo stupro e le altre forme di violenza sessuale possono rappresentare un crimine di guerra, un crimine contro l’umanità o un elemento del genocidio. Adesso, ma solo perché la guerra in Libia è sotto gli occhi di tutti, ci si ricorda delle violenze del regime.

“Gli Stati Uniti sono profondamente preoccupati dai rapporti che riferiscono di come alcuni governi dell’area abbiano usato la violenza sessuale nei confronti delle donne per intimidire e punire i manifestanti che in Medio Oriente e Nord Africa chiedono riforme democratiche” si legge in una nota. I rapporti parlano di stupri, intimidazioni fisiche, molestie sessuali e persino test di verginità. Secondo quanto affermato dal procuratore capo presso il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, il giurista argentino Luis Moreno-Ocampo, ci sarebbero prove che dimostrano la somministrazione ai soldati di farmaci simili al viagra per aumentare prestazioni e durata della violenza. “Di recente il Tpi ha costatato l’esistenza di elementi spaventosi, dai quali emerge come la violenza carnale in Libia sia impiegata in maniera generalizzata e sistematica. Per trascinare davanti alla giustizia chi commette simili crimini, occorre un’inchiesta esauriente sulla materia”, ammonisce la Clinton.

Dopo la denuncia di Eman al-Obaidi nell’hotel Rixos di Tripoli, lo spettro dello stupro come arma di guerra nei paesi arabi in rivolta è una realtà disarmante. “Sono stata legata e toccata in varie parti del corpo dai soldati. Mi hanno urlato contro di tutto, mi hanno filmata. Ero sola. C’era del whiskey. Ero legata. Mi hanno urinato addosso. Hanno violato il mio onore”. Di Eman si sono perse le tracce. Violenze simili hanno riguardato molte delle donne che hanno preso parte alle proteste. Amnesty International ha raccolto le denuncie di 18 ragazze egiziane che lo scorso 9 marzo in piazza Tahrir sono state arrestate durante la manifestazione. Hanno dichiarato di essere state sottoposte a cariche elettriche, costrette a denudarsi e a subire il test di verginità. Quelle non più vergini, addirittura incriminate per prostituzione.

Le recenti dichiarazioni della Clinton si affiancano all’iniziativa di alcune attiviste per sensibilizzare il mondo arabo sull’argomento. HarassMap è la campagna lanciata per il prossimo 20 giugno contro gli abusi e le violenze sessuali subiti dalle donne egiziane. Come per le rivoluzioni anche questa partirà da face book e twitter. “Lo scopo della campagna è aiutare le donne egiziane a difendersi da abusi e vessazioni”, ha dichiarato Engi Ghazlan, una delle ideatrici dell’iniziativa. La speranza è che l’iniziativa non si fermi all’Egitto, ma travalichi tutti i confini del mondo arabo per arrivare in occidente dove l’ipocrisia dei governi la fa da padrona.

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